Per alcuni aspetti mi sembra di dover constatare, con amarezza, come una serena razionale riflessione sia più difficile. Ma si deve avere pazienza e riportare la discussione sull’essenziale e cioè che quando si parla di Milano ci si riferisce a una realtà geopolitica ed economica che ha contribuito, con alti e bassi, allo sviluppo della parte centrale della Pianura Padana, il luogo più europeo dell’Italia, […]
e il destino di Milano è tenace

LUDOVICO FESTA E CARLO TOGNOLI
Milano e il suo destino, Dalla città romana all’Expo 2015, Boroli

Questo “… e il destino è tenace”, suggerisce l’intento di formare, con l’apporto di alcuni intellettuali e uomini impegnati da una parte, alcuni soggetti culturali e sociali dall’altra, una Scuola permanente per Milano.
Mossi dalla preoccupazione e occasione che la nostra storia di Milano, e dei territori estesi che interagiscono da tempo con essa, rappresenti quel genius loci da trasmettere, sennò verrà perso,  ma anche da ridestare in funzione del presente e del futuro, intendiamo unire diversi accenti e storie culturali per creare alcuni momenti di racconto e dibattito costruttivo nella nostra società. Principalmente per educare, per trasmettere e per pensare di nuovo.

Da una parte il pubblico; ci rivolgiamo ai giovani, alle forze formatrici, sia insegnanti che di imprenditori ed anche più in generale chi sente il patrimonio della nostra storia. Dall’altra le culture di Milano riunite in alcuni loro esempi associativi per costituire un esempio e una durata di intenti e di nuove capacità di offrire spunti sapienti e intensi per mettere in luce nuove modi di pensare il presente e il futuro. Senza ansia di numeri, con chi ci sta e prende gusto, ma con un incedere consapevole e reale.
Non un terreno politico ma un campo aperto, quindi certamente cittadino e per dare spunti e ‘correzioni’ a chi si impegna direttamente nelle relazioni cittadine.

Ecco un’altra prova quotidiana e disarmante della conclamata incapacità di governo della città, abbandonata a se stessa nella gestione della vita quotidiana, col risultato di dare spazio agli istinti peggiori, alla guerra di tutti contro tutti, all’imbarbarimento crescente della vita collettiva.

Per riaffermare la forza e la validità di una tradizione che era propria di Milano e che Milano rischia di fare appassire irreparabilmente. Quella appunto del riformismo, inteso come approccio alla politica tutt’altro che scevro da passioni ma animato dal desiderio di migliorare le cose per tutti , di tutelare i propri interessi senza necessariamente umiliare gli altri, di considerare Milano come una risorsa comune. In questo senso, il riformismo, più che una politica, è una cultura, un approccio ai problemi, un atteggiamento verso gli altri, su cui può convergere mantenendo le proprie visioni del mondo chi la pensa in modo diverso su specifici argomenti: per cui, non occorre concordare sul futuro del capitalismo o sulla riforma della giustizia per chiedere una città più capace di riflettere su se stessa, più abitabile, coesa, consapevole e responsabile.

SALVATORE CARRUBBA
Il cuore di Milano, ed. Longanesi

La parola “scuola” mette in luce una cosa cara a tutti, ma anzitutto l’occasione di imparare di nuovo da noi stessi, un metodo anche ricordato nella recente visita di Benedetto XVI a Milano. Il carattere “permanente” indica sia l’offerta concreta da proporre a tutti, ma anche l’intento di continuare, con la consapevolezza che sono non poche le testimonianze, i frangenti le persone e i problemi antichi e nuovi da fissare e capire.
Che sia “per” Milano indica la consapevolezza di un debito contratto da ognuno di noi verso una sorgente che non ha smesso di generare e anche il metodo –che potrà essere evinto nei singoli momenti di incontro- che sta nel vedere come i singoli temi scelti e il loro affronto abbiano risposto a quel presente (storico). Il metodo continua con la messa a fuoco di problemi analoghi e da svolgere con un dialogo tra relatori e col pubblico.

 

Periferie e urbanistica, ordine pubblico, integrazione, lavorio, istruzione e cultura, welfare: l’agenda per il riformismo milanese non è sterminata ma impegnativa. E dovrebbe essere onorata con l’obiettivo di ridare vita a un buongoverno ambrosiano fatto di un mix efficiente di regia pubblica ed interventi privati. All’interno di alcune condizioni pre-politiche senza le quali nessuna politica è possibile.

SALVATORE CARRUBBA
Il cuore di Milano, ed. Longanesi

Come bene sintetizza il lavoro in atto di coloro che vedono nelle cultura cattolica, riformista socialista e liberale l’unica, la vera realtà cui fare riferimento per leggere e per pensare Milano, si tratta, a partire da una nuova consapevolezza amicale di questo intreccio, di illuminare le differenze, viverle insieme. Tutti i pensieri intelligenti (che leggono la realtà) sono già stati pensati, occorre ripensarli. Infatti la storia c’è già e le risposte sono dentro la nostra storia, dunque essa va declinata e riaggiornata. (da un dialogo con Roberto Poli, Direttore di di C.S. Grande Milano).
Lo spunto sintetico che ci ha colpito ci viene dal sacerdote Luigi Giussani che indicava il riconoscimento interessante e possibile tra diversi soggetti e l’intento unitivo e propositivo di questi spunti.

 

Se la colpa è dell’astrazione, è soltanto il concreto che può minacciare il dominio dell’astrazione. E il concreto è una presenza diversa. Ma una presenza diversa si esprime in parole, in parole che però lasciano intravedere una continuità; non parole che «definiscono», nel senso che questo mondo «definisce tutto», vale a dire mette nella tomba tutto, rende cadavere tutto. Perciò devono essere parole che esprimono un contenuto vivo, cioè una presenza. Io non riesco a trovare un altro indice di speranza se non il moltiplicarsi di queste persone che siano presenze. Il moltiplicarsi di queste persone; e una inevitabile simpatia o, starei per dire una cosa brutale, una «sindacalità» nuova fra queste persone; così come la esprime il termine che noi usiamo: riconoscimento. Al di fuori di questo, la traiettoria è così povera, l’umano è così relegato; è come se i mendicanti di una città dovessero combattere col potere che domina la città. Bisogna avere il coraggio della verità di se stessi. Il piccolo coraggio della verità di sé.

LUIGI GIUSSANI e G. TESTORI
Il senso della nascita, ed. Bur

 

Vacanze Milane.
Città della cura, cura della città
18/10/2012
Terza edizione del Progetto Le nuove meraviglie di Milano
Giancarlo Cesana, medico
Luca Doninelli, curatore del libro
Mauro Magatti, sociologo
Giacomo Poretti, attore
in collaborazione con Expo 2015, Regione Lombardia, Comune di Milano

Per una Scuola Permanente di Milano
Dalle storie il progetto
Ciclo di Incontri e Dialoghi
Riscoprire i maestri: Giorgio Gaber, Giuseppe Pontiggia, Giovanni Testori