Mostra di Fotografia

L’UOMO E LA TERRA. LUCI E OMBRE
a cura di Enrica Viganò
ideata da Camillo Fornasieri

Uno dei grandi della Fotografia contemporanea a Milano, per la sua prima Personale italiana.

Alla  ricerca  dell’origine delle cose, tra grandi giacimenti di minerali, raffinerie di petrolio, cantieri di riciclaggio, miniere sterili e cave di estrazione. Luoghi tutti al di fuori della nostra normale esperienza, ma i cui frutti popolano la nostra quotidianità.

In trent’anni di carriera il canadese Burtynsky ha esposto in tutti e cinque i continenti, sol negli ultimi 5 anni in più di 100 città del mondo.

Con grande forza pittorica e tecnica dà voce all’ “essere” e a questi beni costruiti al servizio della nostra realizzazione, nella inevitabile misteriosa dialettica che affida la terra all’uomo per essere consumata. Ma può rinascere la terra anche se le cose non rinascono?

 

Inaugurazione
martedì 25 gennaio 2011 ore 18,30
Sala Verri – via Zebedia, 2 – Milano [MM1 Duomo – MM3 Missori] Segue cocktail

 

Orari
da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00
sabato e domenica dalle 16.00 alle 20.00
martedì giorno di chiusura

ingresso gratuito

Photogallery
Edward Burtynsky

Edward Burtynsky (St. Catharines, Ontario, 1955) è uno dei fotografi contemporanei più apprezzati al mondo: le sue opere sono collezionate dai maggiori musei americani, asiatici ed europei, nel nostro continente ha già esposto in 16 Paesi – ma non in Italia – negli ultimi 5 anni ha ricevuto 18 premi internazionali.

Fin dall’inizio della sua lunga carriera Burtynsky si è sempre confrontato con la natura in trasformazione, e in particolare con l’effetto del “progresso” umano sul paesaggio. Il suo obiettivo ha intersecato i grandi giacimenti naturali dei quali l’uomo si è servito nelle diverse epoche: dalla pietra ai minerali, dal petrolio al silicio. Se ad un occhio distratto i suoi manufactured landscapes (paesaggi modificati dall’uomo) possono sembrare esemplari di un iperrealismo astratto, un’analisi più attenta rivela ogni volta l’esistenza di almeno un dettaglio, un elemento-chiave, che riconduce il nostro sguardo all’intuizione degli spazi e dei volumi.

Quando arrivò a Toronto dalla campagna, Burtynsky rimase colpito dai possenti  grattacieli della city e gli venne in mente che quegli enormi solidi, per essere originati,  dovevano in qualche modo corrispondere a dei buchi di pari dimensione sparsi in chissà quale parte del mondo. Questa immaginazione ha condotto Burtynsky attraverso i cinque continenti, alla ricerca dell’origine delle cose. Cantieri di riciclaggio, miniere sterili, cave di estrazione e raffinerie sono tutti luoghi che sono al di fuori della nostra normale esperienza, ma i loro frutti fanno parte della nostra esperienza quotidiana.

Queste mie immagini credo funzionino come specchio riflettente del nostro tempo – dice lo stesso fotografo – sono intese come metafore del dilemma della nostra esistenza moderna, esistenza segnata da un dialogo tra attrazione e repulsione, tra seduzione e paura. Siamo umanamente sempre tesi allo sviluppo, alla possibilità di vivere meglio, eppure siamo anche più o meno consapevoli che per il nostro sviluppo stiamo danneggiando il pianeta. La terra fornisce beni e combustibili per il consumo quotidiano e allo stesso tempo questo sfruttamento la pone in una posizione di pericolo”.

L’attività di Burtynsky mostra in modo sorprendente e poetico il rapporto tra l’uomo e la terra, legati tra loro a doppio filo perché nessuno dei due esisterebbe senza l’altro.  Rifuggendo le comuni semplificazioni l’artista ci propone delle visioni che illuminano l’origine di quei beni materiali a servizio della piena realizzazione dell’uomo. Burtynsky ci mostra parimenti molte terribili degradazioni, frutto della desertificazione del desiderio dell’uomo quando è asservito alle potenze dello sfruttamento e della distruzione.

Approfondimenti
Depliant
Locandina
Comunicato Stampa
Servizio RSI La1
Innaugurazione
Conversazione con l’Artista


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