di Alessandro Banfi, Direttore Tgcom24

Venti di guerra soffiano sul mondo. Ma un uomo, un volto in particolare, ci hanno raccontato un altro grido, un’altra possibilità: quella di paragonarsi col cielo, col destino, con l’assoluto. E’ impressionante come la faccia di papa Francesco la sera di Sabato 7 settembre, durante la serata di digiuno e di preghiera convocata in piazza San Pietro, abbia colpito tanta gente. Vedere un uomo di Dio mentre prega è un’esperienza unica: ti comunica fisicamente, in un contagio pratico e psicologico, che la domanda sia la posizione più profonda e responsabile su questa terra.

Tanto più ha colpito in una personalità, come quella di Bergoglio, che fino ad ora aveva manifestato di mostrarsi nella sua gioia, nella sua semplice felicità. Come ha detto sull’aereo ai giornalisti di ritorno dal Brasile: “Sono stato un prete felice… sono stato un vescovo felice”… In quel correre su e giù con la Jeep bianca, lungo i corridoi che delimitano la folla delle udienze in piazza, ci sono entusiasmo, passione, voglia matta di entrare in contatto con ognuno e con tutti. Per comunicare la scoperta della fede: aver trovato un grande tesoro.

Nel sabato della preghiera e del digiuno, papa Francesco sembrava trasfigurato: la sua faccia anzitutto comunicava la tensione del domandare, l’umiltà della richiesta implorante, la concentrazione di un uomo che guardava verso Maria e quella semplice figura, Salus Populi Romani. Una icona cara alla devozione popolare, che sta di solito in Santa Maria Maggiore. I gesti sono stati quelli dei riti più scarni e semplici. Il Santo Rosario, con una meditazione di Santa Teresina, l’adorazione del sacramento, la benedizione. La stessa forma liturgica di sempre, quella di quando eravamo bambini, la stessa così familiare nel mondo contadino e così lontana dalle mode contemporanee di aggiornamento, a volte anche ecclesiale. E tuttavia il gesto ha avuto conseguenze politiche potenti. Anche di dialogo inter-religioso, che nulla toglievano e tolgono alla riproposizione, secondo la tradizione popolare, di riti religiosi, non modificati, né edulcorati, né resi politicamente corretti.

Il volto del Papa è stato, nella notte fra il 7 e l’8 settembre, la vera notizia: qualcosa che ha congiunto anche solo per un istante il cielo con la terra. Un volto che ha parlato del Signore, della potenza della fede, della Grazia che è necessaria al domandare. Su quello stesso sagrato don Luigi Giussani, incontrando un altro Papa, aveva detto: “Il vero protagonista della storia è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo”. Parole che quindici anni dopo sono diventate, in una sera di settembre, un fatto.