Ragnar Axelsson
Immenso e fragile. Un racconto dal nord 
a cura di Enrica Viganò

Esposizione di 40 stampe originali di Ragnar Axelsson
Dal 30 novembre al 19 febbraio 

Catalogo con prefazione di John Waters

Le opere in mostra sono il frutto di campagne fotografiche lungo le piste sterminate delle pianure del Nord Atlantico, tra Groenlandia, Islanda e Isole Far Oer.
Le stampe di questo maestro del bianco e nero raccontano di scenari incantati in cui si muovono personaggi rubati alla mitologia.
“Solo un occhio fedele e anelante alla meraviglia dell’io può porci di fronte alla vera realtà. Ecco dove l’arte entra in gioco” (John Waters, prefazione al Libro Catalogo).
Queste sue fotografie rivelano l’intuizione che ciò che abita il cuore dell’uomo è sconfinato e immenso come le vaste terre che lo circondano e fragile come ciò che deve crescere secondo la propria natura.

Inaugurazione con l’artista
martedì 29 novembre 2011 ore 18.30

LUOGO: Sala Verri del Centro Culturale di Milano

Orari
Da lunedì a venerdì 10-13 / 15-18
Sabato e domenica 16-20
Giorno di chiusura martedì

Ingresso gratuito

Photogallery

Rielaborando leggermente la metafora del Papa (Berlino, Discorso al Bundestag, settembre 2011), vorrei suggerire che forse gli edifici di cemento armato sono fatti di parole, idee, immagini, ipotesi e sogni del futuro, tutti studiati per allettare l’uomo con una visione dell’esistenza che esclude l‟idea del creatore o la possibilità di un destino ultimo. Invece dell’eternità, la mentalità del bunker propone un’utopia – domani, la settimana prossima, tra due anni, una continua proiezione nel tentativo di sfuggire ai limiti del presente.
Ma i limiti del presente saranno comunque presenti nel futuro, essendo propri dell’ecologia della natura umana da cui la nostra cultura tenta incessantemente di distoglierci.
L‟uomo è intrappolato nel suo bunker dalla stessa arrogante presunzione che lo ha spinto a credere che, costruendolo, avrebbe trasceso le sue assodate, “antiquate”, “irragionevoli” nozioni di un Potere più grande di lui. L’uomo era diventato troppo intelligente per Dio. Chi non riconosce un creatore non ha basi ragionevoli per comprendere la propria origine. Lungi dal diventare “più intelligenti”, noi uomini stiamo realmente limitando la nostra capacità di pensiero volendo zittire qualunque segnale possa allertarci sulla sproporzione che ci definisce. Per via di quell’autosufficienza che proclamiamo ci siamo indeboliti intellettualmente, a tal punto da essere incapaci di instaurare quelle connessioni che ci permetterebbero di proteggerci dalle nostre superbe illusioni.
Solo un testimone vero può salvarci da tali tendenze. Solo un occhio fedele e anelante alla meraviglia dell’io può porci di fronte alla vera realtà. Ecco dove l’arte entra in gioco: come testamento di ciò che giace sotto alle menzogne erette dall’uomo per dare coerenza ai suoi schemi egocentrici. Come il Papa ha affermato in Germania: “Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto”.
Ecco ciò che io vedo accadere nelle fotografie di Ragnar Axelsson.

Dalla prefazione al Libro Catalogo

RAGNAR AXELSSON

Nasce in Islanda nel 1958, dove tuttora vive e lavora. Nel 1976, terminati gli studi di fotografia iniziati in Islanda e proseguiti poi negli Stati Uniti, viene assunto dal quotidiano di Reykjavík Morgunbladid in veste di fotogiornalista. In quello che è il più grande giornale d’Islanda copre qualsiasi tipo di notizia: cronaca, politica, sport ed eventi speciali.

Suoi servizi sono stati pubblicati anche da altre importanti testate come LIFE, TIME, National Geographic, Le Figaro, Stern e La Vanguardia. Molti dei suoi successi sono collegati all’attività di reporter: ha ottenuto oltre venti riconoscimenti ai “The Annual Icelandic Photojournalists Awards”.

Anche il suo lavoro artistico, frutto di una ricerca che dura da oltre 25 anni, sta riscuotendo grande attenzione internazionale: nel2001 haricevuto una menzione d’onore al Leica Oskar Barnack Award (Germania) e nel 2003 il Grand Prix al Festival International de la Photo de Mer di Vannes (Francia)

Due Ie principali monografie pubblicate sinora sul suo lavoro in bianco e nero: Faces of the North (Volti del Nord, 2005) – una serie di incredibili immagini scattate nell’arco di oltre quindici anni in Islanda, nelle Isole Faroe e in Groenlandia che immortalano un mondo che sta scomparendo, un mondo fatto di abitudini e di lavori che si stanno abbandonando. Il suo libro più recente – e Last Days of the Arctic (Gli ultimi giorni dell’Artico, 2010) – frutto degli oltre trent’anni di viaggi fra il nord della Groenlandia e il Canada -, acclamato dalla critica internazionale ed nominato da The Sunday Times fra i migliori libri di fotografia del 2010.

Alla sua prima mostra, presentata al Reykjavík  Municipal Museum nel 1990, sono seguite esposizioni in numerose città europee e statunitensi in prestigiose sedi come il Barbican Centre di Londra (1992), la Scandinavia House di  New York (2001), la galleria clicArt di Milano (2002), la Galerie Argus Fotokunst di Berlino (2004) e il Louvre di Parigi (2005), oltre che in prestigiosi festival come il Visa Pour l’Image di Perpignan (2000) o i Rencontres d’Arles (2001).

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