In questi giorni Papa Francesco parlando al mondo della cultura a Cagliari diceva: «Questa non è una crisi di “cambio”: è una crisi di “cambio di epoca”. E’ un’epoca, quella che cambia»

La crisi sociale e politica, riguarda il mondo della nostra responsabilità personale, è un giudizio su noi stessi. Molti scelgono di individuare i responsabili e imboccare la scorciatoia dell’abbattere il sistema. Altri la disillusione e una resistenza volonterosa quanto isolata. Noi invece non ci sentiamo ancora estranei – come dice la potente riflessione di Havel ne “Il Potere dei senza potere” – al mondo della nostra esperienza reale e personale.

Un mondo in cui i concetti di dimora e di estraneità, di bene e di male, di bello e di brutto, di vicino e lontano, di dovere e di diritto, significano ancora qualcosa di vivo e determinato.
Si tratta di quel desiderio tanto inestirpabile di verità, bellezza, giustizia e felicità, che possiamo rintracciare nella nostra esperienza che resiste e riaffiora anche sotto cumuli di macerie.
Ma di fronte ai bisogni e alla confusione della convivenza e della politica cosa può questa esperienza elementare di ogni uomo? Potremmo essere i primi a concedere a un potere impersonale il diritto di considerarla inutile, senza dimensione, senza cultura, senza ‘politica’. Oppure “mettersi in gioco e confrontarsi sulla strada del vivere”, come Julián Carrón ha definito il dialogo tra Papa Francesco e Scalfari di questi giorni.

Ci troviamo per parlare con i nostri ospiti mercoledì 2 ottobre h. 21 presso la Sala S. Antonio di Milano – “L’attrattiva della verità nella crisi della polis