Promozione esclusiva del Teatro Franco Parenti
per tutti gli AMICI del CMC

da martedì 5 a domenica 10 dicembre 2017

biglietto € 11,50 – intero € 23,00
presentando la Card del CMC
Orari: mar. ven. h 20,15; merc. 19,15; gio. sab. h 20,45; dom. h. 16,15
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traduzione e adattamento di Fabrizio Sinisi

regia di Paolo Bignamini

con Giampiero Bartolini, Matteo Bonanni, Federica D’Angelo,
Ksenija Martinovic, Paola Romanò, Antonio Rosti

scene e aiuto regia Francesca Barattini
costumi Marco Ferrara
disegno luci Fabrizio Visconti
con musiche originali di P.I.G.
assistente Gianmarco Bizzarri

produzione e organizzazione Carlo Grassi
un progetto di Gabriele Allevi, Paolo Bignamini, Luca Doninelli, Claudio Martino

Si ringraziano: Annig Raimondi e Pacta.dei Teatri; Maria Calvo (violoncello) e Roberto Andreoni (consulenza musicale);

ScenAperta Altomilanese Teatri – Compagnia Lombardi Tiezzi – deSidera
in collaborazione con Teatro de Gli Incamminati

Spettacolo proposto in collaborazione con: Museo Diocesano di Milano – I Chiostri di Sant’Eustorgio in occasione della mostra “Un capolavoro per Milano, L’adorazione dei Pastori del Perugino”
http://www.teatrofrancoparenti.it/?p=informazioni-spettacolo&i=1738

L’annuncio a Maria di Paul Claudel è un testo di vertiginosa poesia, ambientato in un Medioevo storicamente distante e tuttavia sorprendentemente familiare. Un Medioevo confuso, in subbuglio, tra le cui pieghe si annidano i tratti della nostra contemporaneità: «tutto è lotta e sommossa», l’economia è in crisi, la società si sfalda. Le evidenze di un tempo tremano opache. In questo orizzonte sconvolto, va costruendosi la storia – straordinaria e dolorosa – di una famiglia.
Anne Vercors, il padre, nella propria fortuna avverte il peso di un compito superiore; sua moglie Beth, con fatica, cerca dolorosamente di comprendere la realtà che le sta sfuggendo di mano; le loro figlie, Violaine e Mara, sorelle opposte e complementari, rappresentano due libertà al cospetto della medesima domanda: «che vale il mondo, rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data?».
E ancora: il giovane Jacques, amato da entrambe, uomo giusto e onesto lavoratore, alle prese con una scelta così grande da sovrastarlo; e Pierre di Craon, il costruttore di cattedrali, il genio santo e peccatore, paradigma della ricerca dell’amore assoluto.
Non c’è personaggio dell’opera che, di fronte a uno “scandalo” – un fatto cruciale e incalcolabile -, non sia chiamato a dare una risposta, a prendere inesorabilmente posizione.
L’ “annuncio” del titolo è questo: il dramma della libertà di fronte al mistero, dinanzi a una realtà che sopravanza ogni progetto umano e incalza senza requie l’esistenza.

NOTE DI REGIA

L’annuncio a Maria è un testo controverso: la passione quasi febbrile con la quale molti vi si sono accostati nel Novecento ha contributo alla sua aura, ma ne ha al contempo cristallizzato i contenuti, le interpretazioni, le suggestioni culturali. Dentro a una teca di cristallo, lo ha imbalsamato ed esposto. Leggere con un distacco culturale e temporale questa drammaturgia consente oggi, forse, di ottenere un risultato sorprendente: più ci distanziamo dalla sedimentazione, e più ci appaiono veri e vicini i personaggi del testo. Questa verità, fatta di contraddizioni, emerge in particolare nelle figure più provocatorie del dramma, quelle il cui comportamento è leggibile alla luce di categorie che stanno al di fuori e oltre l’umano.
Infatti Violaine, Anne Vercors, Pierre di Craon, se privati della loro dimensione – per così dire – “verticale”, ci risultano dolorosamente incongruenti. Scelgono, in contrapposizione agli altri personaggi, una strada rischiosissima che appare di difficile comprensione ai più.
Ma proprio questa loro “incomprensibilità”, che sfida il senso comune, genera in noi un doloroso presagio nel quale specchiamo la nostra incompiutezza, e quindi noi stessi disperati, indefiniti, imperfetti.
La vicenda di Violaine Vercors, che cerca tenacemente la santità e la trova solo quando decide di mettersi in ascolto del suo misterioso e crudele destino, ci suggerisce quella spaccatura dell’animo dietro la quale possiamo scorgere la nostra complessità: fino a che punto riusciamo a essere ciò che vogliamo essere e quanto ancora dobbiamo invece cercare, ascoltare, aspettare? Dove si colloca il limite tra la nostra libertà e l’insondabile (o il mistero…)?
Su queste cruciali questioni si gioca il destino dei personaggi, in un “medioevo di convenzione” nel quale l’autore ambienta la sua narrazione, un tempo di incertezza, oscurità e spaesamento che non può non ricordare la nostra contemporaneità.
Un tempo in cui il sole tarda a sorgere, e la notte persiste al di là di ogni ragionevole alternanza con il giorno: abbiamo immaginato una scena fatta di campi di spighe luminose e, in alto, fioche luci di stelle, uniche speranze lontane alle quali gli uomini devono tenacemente voler credere, nell’attesa che accada ciò che non possiamo conoscere.