E’ uscito “Michetta addio”, il secondo volume de “Le nuove meraviglie di Milano”, il progetto del Centro Culturale di Milano e la sfida narrativa di Luca Doninelli. Un’etnografia narrativa della città contemporanea, 15 racconti e storie di un città madre, con al centro luoghi, persone, confini. Quando diciamo «pane» oggi non intendiamo più la vecchia michetta. Alla domanda «dacci oggi il nostro pane quotidiano» lo stesso Dio sarà costretto a chiedere: «sì, ma che tipo di pane? »…

Incontri in Triennale, in tram, Zona 9, Ordine degli Ingegneri.

Intervengono

Mario Botta, architetto

Luca Doninelli, curatore del libro

Giacomo Poretti, attore

Andrée Ruth Shamman, regista

Triennale di Milano

 

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Di cosa si tratta

Nell’incrocio, nel groviglio di problemi e interessi che attraversano il nostro mondo a livello globale, secondo quali parametri si può definire «grande» una città? La grandezza di una città è molto più che un fatto di numeri. Vale forse la pena tornare al vecchio appellativo di «metropoli», perché da questa parola apprendiamo molto di più.
Metropoli, ossia: città madre. Detta altrimenti: una città che lascia un segno indelebile sui propri figli. Un segno di originalità, di somiglianza, una comunanza genetica, antropologica e culturale incancellabile.
E dunque: cosa distingue una città madre, ossia una grande città, da tutte le altre città?
La risposta che ci siamo dati è contenuta in questo secondo volume de «Le nuove meraviglie di Milano», un progetto del Centro Culturale di Milano e sfida narrativa di Luca Doninelli. In un processo di globalizzazione che porta alla moltiplicazione indefinita della
domanda e dell’offerta (così la vecchia michetta lascia il posto alla varietà dell’assortimento di pani) alla individualizzazione dei percorsi urbani (con conseguente caduta nella solitudine, nella depressione o nella violenza), alla definizione della città stessa come nonluogo e a un’omologazione che alla lunga renderà tutte le città uguali tra loro, chiamiamo grande la città che dal proprio seno sa trarre gli anticorpi a questo processo polverizzante, producendo controtendenze, percorsi di segno contrario.
Dopo il successo di Milano è una cozza un nuovo gruppo di racconti selezionati tra gli scritti degli studenti di Etnografia narrativa tenuti da Luca Doninelli presso la Facoltà di Sociologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e i partecipanti alla Scuola di
Scrittura Creativa Flannery O’Connor.
Raccontano di persone, cellule di quello che un tempo si chiamava popolo, di luoghi di aggregazione, come un bar-tabacchi, di confini dove avviene mescolanza e scambio.

Michetta addio
Milano: storie di una città madre

Quando diciamo «pane» oggi non intendiamo più la vecchia michetta. Alla domanda «dacci oggi il nostro pane quotidiano» lo stesso Dio sarà costretto a chiedere: «sì, ma che tipo di pane? »
Abbiamo infatti la baguette francese, la baguette francese antica, la baguette integrale, quella alle noci, noci e olive, olive; abbiamo poi il pane ai cinque cereali, quello ai sei cereali, il pane di soia, mais, mais e soia, integrale, integrale d’avena, ai dieci cereali, al sesamo, al papavero, al kamut, alle patate, patate e soia.
Ma Milano continua a vivere. Perché Milano ha un segreto (…) la sua capacità – misconosciuta dalla cultura tutta e da gran parte della politica – di aggregare là dove sembrerebbe vincere la disgregazione, di mescolare dove sembrerebbe dominare l’individualismo cieco e sordo. Grazie perciò ai suoi bar tabacchi, ai suoi mercatini, alle bocciofile gestite dagli anziani, e grazie ancora all’Opera San Francesco, a Fratel Ettore, alle piccole società sportive, alle lotterie parrocchiali, alle mamme sposate e alle ragazze madri, e ai panettieri che, in barba a tutti gli addii, continuano a produrre ottime michette.

da «Michetta addio» di Luca Doninelli

Dalla prefazione di Salvatore Carrubba

[…] nel continuo borbottio di fondo che da anni accompagna Milano, che cosa c’è se non l’ansia di non sentirsi all’altezza di quello che si è stati? E, dunque, proprio la ricerca di quel tocco che dava il tono a Milano, la definiva e la comprendeva? Ma questa infinita, implacabile e instancabile autoanalisi trascura che definire Milano è diventato sempre più difficile. Tra lo slogan della città infinita, la prosopopea del centro storico e l’equivoco della capitale padana, Milano non sa più di chi essere riferimento.
Per capire Milano, perciò, bisogna ripartire dal basso, con un processo che non sale verso l’alto di vertici sempre meno rappresentativi; ma si addentra orizzontalmente nei gangli di una rete urbana fatta di volontà, desideri, passioni, interessi alla quale danno voce una miriade di iniziative, personaggi, associazioni, spesso tutt’altro che animati dalla logica riduttiva della difesa del proprio particolare.
Questa collana curata da Luca Doninelli serve a compiere questo viaggio in una Milano desiderosa di rincontrarsi e di capirsi la capacità cioè di “ascoltare il cuore” della città. Per questo ritengo che non solo Bonvesin, ma anche Savi

 

Chi è e che fa Luca Doninelli

Luca Doninelli (Leno, 1956) è scrittore e giornalista. Si è laureato in Filosofia con una testi su Michel Foucault. Dopo alcuni anni da insegnante di filosofia, ha iniziato a collaborare con alcune testate giornalistiche tra cui Il Giornale, Avvenire, Vita, il Corriere della Sera. Insegna Etnografia narrativa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Tiene corsi di scrittura creativa presso il Centro Culturale di Milano. Tra i suoi numerosi libri ricordiamo il romanzo La revoca che gli valse il Premio Selezione Campiello
e la raccolta di racconti Le decorose memorie con cui fu vincitore del Premio Internazionale Grinzane Cavour. Importante il suo saggio dedciato a Milano, Il crollo delle aspettative. Recentemente ha curato per i nostri tipi Milano è una cozza (Guerini 2010) e
pubblicato Cattedrali (2011 Garzanti).

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