Martedì 12 dicembre, ore 20,45
Auditorium Centro Culturale di Milano

Largo Corsia dei Servi, 4 – Milano (MM1 S. Babila; MM3 Duomo)

“Quando parlano le immagini”
Proiezione in prima nazionale
del Docufilm Shooting War

in occasione della Mostra di Franco Pagetti
“Tutti i confini ci attraversano”

 

dopo la proiezione ne discutono:

Franco Pagetti, fotogiornalista
Aeyliya Husain, produttrice, filmaker, regista
con
Marco Bardazzi, responsabile comunicazione ENI (giornalista, già corrispondente dell’Ansa negli Stati Uniti)

Shooting war è un cortometraggio – dura 23 poco più di minuti – firmato dalla regista canadese, di origini irachene Aeyliya Husain. Il suo cuore pulsante sono tre fotografie, solo tre, che aprono al racconto di storie. Le immagini sono di Franco Pagetti, uno dei più famosi fotoreporter al mondo; scattate in Iraq al tempo della guerra, nel 2003. Lui, Pagetti, vi è rimasto quasi ininterrottamente fino al 2008, come inviato del prestigioso periodico Time Magazine.

Nel documentario è Pagetti a portare all’attenzione del pubblico quel che vi sta dietro le tre fotografie; le sue parole hanno il dettaglio e la completezza della didascalia. Parole di un testimone, di chi ha visto con i propri occhi, raccolto, fotografato. “Quando guardo l’immagine ricordo perfettamente la situazione, ricordo le persone, ricordo dove eravamo e cosa stavamo facendo”, spiega. Insomma, un patrimonio di memoria con pochi eguali.

Il lavoro di Husain, presentato lo scorso aprile alla sedicesima edizione del Tribeca Film Festival (rassegna cinematografica voluta da Robert De Niro dopo gli attentati dell’11 settembre 2001), – nomination quale migliore ‘corto’ documentaristico – nasce dalla folgorazione che ebbe alla vista di una fotografia di Pagetti comparsa sulla copertina di Time Magazine che immortalava un giovane cecchino in Iraq. Disse che le pareva uno scatto che aveva la stessa forza espressiva di un quadro di Goya. Da lì il desiderio di sapere chi fosse quel fotografo. Quindi l’incontro con Pagetti e la proposta del documentario.

Ne è uscito un documento che scuote, che ricerca la verità dell’umano, che non si fissa sulle immagini perché si tratta di fotografie che aprono a mondi, sensazioni, vicende, drammi e anche, perché no, speranze.

 

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