Checco Zalone e la domanda religiosa autentica dei giovani

Buen Camino scatta una fotografia sociale dell’Italia di oggi che è del tutto o quasi ignorata. Nel film c’è una figlia di genitori separati che decide di fare un pellegrinaggio a Santiago di Compostela per vivere l’umanissimo desiderio di una vera fede. Oggi questo risveglio è presente in molte ragazze e ragazzi. Un fenomeno sorprendente che interroga. E che chiama la Chiesa ad abbracciare questa gioventù in cammino    


13 febbraio 2026
Qualcosa di nuovo
di Alessandro Banfi

Checco Zalone nel film Buen Camino – Il Vescovo Erik Varden, 50 anni, è dal 2019 vescovo di Trondheim e poi anche di Tromsø. Presiede la conferenza episcopale della Scandinavia. Di famiglia luterana e di fatto agnostica, si è convertito a quindici anni dopo aver ascoltato la Sinfonia n. 2 “Risurrezione” di Gustav Mahler. Dal 2002 monaco cistercense è stato Abate in Inghilterra dell’abbazia di Mount Saint Bernard. “La solitudine spezzata”, un suo libro edito in Italia da Qiqaion

Buen camino è uno dei film più visti nella storia del nostro Paese. Luca Medici e il suo amico Gennaro Nunziante avevano certamente messo in conto il successo. Ma non in queste dimensioni. Certo Checco Zalone (il personaggio del neo-cafone meridionale inventato da Medici) piace agli italiani, e molto, da più di vent’anni.
Per dirne una, “Siamo una squadra fortissimi” è stato il vero inno dell’ultimo Mondiale di calcio vinto dall’Italia, proprio nel 2006 (Medici è un musicista vero). Fino ad allora c’erano state la gavetta in Puglia e poi il primo boom nelle parodie di Zelig, ancora prima dei film. E l’enorme successo di pubblico di Checco è stato sempre inversamente proporzionale al gradimento (mancante) della critica. Questa volta però c’è qualcosa in più, c’è qualcosa di diverso. La vicenda del film è incentrata su una fotografia sociale dell’Italia di oggi che di solito non viene scattata dai mass media e dagli osservatori.

Riaprire la partita

La storia (lo diciamo senza spoilerare) è in sintesi questa. C’è una giovane ragazza che decide di fare il pellegrinaggio verso Santiago de Compostela e prende in contropiede i due genitori separati: un padre ricchissimo, ignorante e cafone (Checco), e una madre ex modella che si è votata alle campagne civili e woke. Entrambi hanno da tempo sepolto il confronto con la religione e con la fede in un passato remoto. La figlia, invece, a sorpresa riapre la partita.
Per anni e fino ad oggi i film, hollywoodiani e non solo, hanno denigrato la religione e la Chiesa cattolica. Fra quelli appena usciti: clamorose le menzogne contro il Papa e la Santa Sede nel filmacchione Norimberga (che hanno provocato una risposta puntuale e storica dell’Osservatore Romano) e odiose le infondate accuse a Paolo VI e al Vaticano sul caso Moro ne Il falsario su Netflix. Ecco, invece, Buen camino va controcorrente. Anzi rivela una realtà tabù per tanto establishment: i giovani di oggi, spesso a differenza dei propri genitori, si pongono una domanda religiosa autentica.

Segnali inaspettati

In uno degli ultimi appuntamenti del Giubileo papa Leone XIV ha invitato nell’Aula Nervi, in un gelido pomeriggio di dicembre, i giovani di Roma e del Lazio. Erano talmente in tanti che non sono entrati tutti e hanno finito per invadere piazza san Pietro, dove c’erano i maxischermi. Un afflusso inaspettato che ha spinto papa Leone a salire sulla jeep e a fare un giro in piazza per salutarli. E qui è successo un episodio simpatico: un ragazzo ha fermato il Papa e gli ha chiesto di confessarsi, lì in mezzo alla folla, e Prevost, dopo qualche domanda e un fitto dialogo, lo ha assolto.
Ci sono altri numerosi indizi di questo cambiamento inaspettato. Prendete l’ultimo disco (“Lux”) della cantante pop di origine catalana Rosalía. La canzone, in italiano, intitolata Mio Cristo Piange Diamanti, va assolutamente ascoltata. Dice ad un certo punto, facendo il ritratto di una generazione:
Imperfetti
Agenti del caos
Ci smontiamo come i miti

Ma poi rivolgendosi a Cristo afferma:
C’è sempre qualcosa di te che ancora non so
Come il lato nascosto della luna
Una volta svelato so che non lo dimenticherò

Versi fragili e bellissimi, che costituiscono una grande domanda. Rivelano un cuore inquieto dopo anni e anni di secolarizzazione occidentale, di genitori, e persino nonni, che pensavano di avere archiviato per sempre il problema religioso e il rapporto con la tradizione cristiana.

I genitori fotogramma dal film Buen Camino

Papa Francesco: «Todos, todos, todos»

Curiosamente uno dei primi indizi che qualcosa stava cambiando è venuto dal nord Europa. Ne parlò infatti più di un anno fa Erik Varden, monaco cistercense e dal 2019 vescovo di Trondheim, dal 2023 amministratore apostolico di Tromsø in Norvegia e presidente della Conferenza episcopale della Scandinavia, (qui l’intervista del Natale 2024 al Foglio) sostenendo che la «secolarizzazione si è esaurita». I dati sui nuovi battesimi di adolescenti e giovani adulti in Francia (18 mila lo scorso anno), in una società dove la regola contemporanea è diventata non battezzare i figli, sono un altro indizio di non poco conto.
Attenzione, questo non deve indurre a facili trionfalismi, né ad auto assoluzioni consolatorie. Come canta infatti Rosalía i giovani di oggi sono davvero “imperfetti”, incasinati. Pensate alle loro difficoltà nella sfera affettiva, compreso il disordine sessuale, senza rapporti stabili e seri. Per non parlare del consumo di droghe e alcol o della diffusione dell’aiuto degli psicologi, ai quali le ultime generazioni fanno ricorso in massa. Come ha ben scritto Giuseppe Frangi: «Non sono paladini di certezze ma volti di una generazione che, nella confusione del mondo che li circonda, si misurano con una dimensione di insoddisfazione diffusa con sentimenti di solitudine, delusione, smarrimento e noia».

Papa Leone XIV Giovani-Roma

C’è veramente un cammino

Uno dei grandissimi meriti di Papa Francesco è aver aperto uno spiraglio nelle porte che risultavano spesso chiuse e dimenticate della Chiesa: aver creato nelle ultime generazioni un’empatia verso tutti («Todos, todos, todos»). Un’empatia che non giudica e non condanna. Il nuovo atteggiamento dei giovani di oggi è frutto anche di questo nuovo atteggiamento pastorale.
Semmai questa situazione inedita, di un mondo post-secolarizzato, pone una grande domanda alla Chiesa e ad ognuno di noi. È la domanda che papa Leone XIV ha rivolto ai Cardinali nel Concistoro di gennaio, subito dopo aver chiuso il Giubileo. Ha detto fra l’altro: “Chiediamoci: c’è vita nella nostra Chiesa?”. Io sono convinto di sì, certamente. Questi mesi, se non l’avessi vissuto prima, certamente ho avuto tantissime belle esperienze della vita della Chiesa. Però la domanda è lì: c’è vita nella nostra Chiesa? “C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?”. Non possiamo chiuderci e dire: “Tutto è già fatto, finito, fate come sempre abbiamo fatto”. C’è veramente un cammino.
E allora è proprio il caso di dirlo: buon cammino.