Cosa vince il tempo della polarizzazione
Oggi la realtà è stritolata dal filo dell’irragionevolezza. Si vive il precipitare continuo dell’umano, una valanga violenta che imbratta la vita. Il quotidiano appare come un campo di battaglia dove va in scena il delitto di qualsiasi forma di relazione. Dove domina la logica distruttrice di vedere nell’altro solo un nemico di abbattere. Tuttavia è solo ripartendo dalla persona che si può uscire dalla questo imbarbarimento. Una via d’uscita sorprendente vissuta nella ripartenza, mattone su mattone, al Meeting di Rimini. Nelle voci commoventi di testimoni credibili
19 settembre 2025
Editoriale
Frammento di una preghiera che si chiama Avinu Malkeinu che vuol dire Padre nostro, antica domanda di appartenenza e richiesta di perdono al Signore che gli ebrei intonano nelle ricorrenze più importanti: “Padre nostro, nostro re, ascolta la nostra voce, abbiamo peccato davanti a te, abbi pietà di noi e dei nostri figli, aiutaci, aiutaci a porre fine alla pestilenza, alla guerra, alla carestia, aiutaci a far sparire della terra le cause di tutto l’odio e di tutta l’oppressione…”.
Una semplice e vitale invocazione al Signore resa in canzone dall’artista israeliano David D’Or (a suo tempo assai famosa l’interpretazione Barbra Streisand).
Parole di pace, disarmanti e disarmate per dirla con papa Leone, in tempi di guerre. D’Or si stava esibendo a Varsavia. E proprio mentre le faceva risuonare nel teatro, ecco due attiviste filopalestinesi imbrattarlo con vernice rossa. Lui, l’interprete, stava rivolgendo a Dio la domanda di pace, quelle pensavano bene di sfregiare quella domanda. Un piccolo episodio, certo. Ma corre sullo stesso filo dell’irragionevolezza che arriva all’insopportabilità per quanto avviene Gaza, come per il 7 ottobre, l’Ucraina invasa, l’assassinio di Charlie Kirk mentre parla nel campus dello Utah, l’assalto a Capitol Hill. E i troppi “come” sono il precipitare dell’umano sempre più in basso, valanga che imbratta la vita.
Fili di profonda insensatezza. Sono tempi che mettono a dura prova. D’altronde, per stare al fenomeno concreto e soffocante della valanga, quando si camuffa la realtà finisce che ciò che è vero non lo è più, travolto nella sua evidenza. Ciò che è vero non vale più nulla. E così la perfomance che va per la maggiore è l’averla vinta nei campi di battaglia dove la polarizzazione è l’arma di distruzione della persona.
Ecco allora che domina la chiusura totale ai tentativi di apertura al dialogo con l’altro.
Se perdiamo il senso…
In questi giorni è uscita la biografia del nuovo papa: León XIV: ciudadano del mundo, misionero, del siglo XXI (Penguin Peru). Il Corriere della Sera ha anticipato stralci dell’intervista presente nel volume al Santo Padre realizzata dalla giornalista Elise Ann Allen. E papa Leone, a proposito della scottante questione relativa alla polarizzazione spiega (la traduzione del testo per il quotidiano di via Solferino è a cura di Francesca Buffo): “È molto importante avviare una riflessione più profonda, tentando di capire perché il mondo sia così tanto polarizzato. Ci sono diverse ragioni. La crisi del 2020 e poi la pandemia hanno avuto senz’altro degli effetti in tal senso, ma penso che tutto sia cominciato molto prima. Forse, in alcuni casi, c’entra anche la perdita di un senso più elevato della vita umana. Il valore della vita umana, della famiglia e della società. Se perdiamo il senso di questi valori, cos’altro ha importanza? A questo bisogna aggiungere altri fattori. Ad esempio, è molto significativo il divario sempre più ampio tra il reddito della classe lavoratrice e quello dei più ricchi: i dirigenti d’azienda che sessant’anni fa potevano forse guadagnare da quattro a sei volte in più dei lavoratori, adesso, secondo gli ultimi dati che ho letto, guadagnano seicento volte di più di quanto guadagnino in media i lavoratori. Ieri ho letto che Elon Musk sarà il primo multi-trilionario del mondo. Cosa significa, e di parliamo? Se questa è l’unica cosa che ha valore oggi, allora c’è un problema serio”.
Il risveglio della persona
Insomma, quando si smarrisce il senso più profondo della vita umana vanno in frantumi i rapporti. Le diseguaglianze prendono il sopravvento, le tensioni crescono, si guarda e si manipola la realtà con la lente deformata del codice binario amico/nemico. I fili della convivenza diventano nervi scoperti. Laddove la violenza è il leit motiv che si radica sull’ideologico quotidiano.
Tuttavia, è solo nella vita nel suo farsi, in questa realtà colpita al cuore, che si può rintracciare qualcosa di autenticamente altro rispetto a tutti gli imbrattamenti, grandi e piccini. La sfida ai pessimi copioni scritti dai malpensanti di turno passa da un risveglio della persona.
Quanto è peggiore la situazione tanto è più urgente una ripresa di responsabilità dell’io. Urge, perciò, riannodare il filo di un ritorno al ragionamento umano nudo e crudo (testa e pelle), disponibile e cordiale con sé, gli altri, il mondo; riscoprendo e scoprendo esperienze che sorprendono nella loro semplicità e verità come le voci di pace ascoltate, ad esempio, all’ultimo Meeting di Rimini. Urge una contaminazione dal basso che provochi anche la politica a gesti significativi, di rottura, di ragionevole fuoriuscita da questa tragica rappresentazione del reale. La politica deve tornare ad essere parte della soluzione. Una politica che sappia parlare e parlarsi. Che prenda decisioni. Che sia presente. E quanto c’è urgenza oggi di vera diplomazia!
L’unica cosa che salva
La cultura può anch’essa svolgere un compito fondamentale in questa difficilissima situazione senza però pensarsi in alcun modo salvifica. Operativa anch’essa dal basso. E non è certo un di meno. Anzi. Padre Antonio Spadaro, lavorando nella libreria personale dello scrittore Pier Vittorio Tondelli, oltre vent’anni fa (il 14 settembre avrebbe compiuto 70 anni), notava alcune note scritte a mano e con grafia incerta. In un appunto dell’autore emiliano preso nella Traduzione della prima lettera ai Corinti di Giovanni Testori si legge: «Io ho sempre pensato che la scrittura avrebbe potuto, magari in anni e col lavoro, ‘salvare’ la mia storia in un canto epico. La letteratura non salva, mai. L’unica cosa che salva è l’Amore, la fede, la ricaduta della Grazia».
Il filo che salva è corrente di vita. Come dimostrano I testimoni ‘graziati’ -e a Rimini ve n’erano davvero tanti- che aprono spiragli nei muri eretti dalla polarizzazione. I testimoni della verità, dell’incontro con l’altro, danno sempre filo da storcere…