Dario Antiseri: Libertà, scuola, politica, cioè una passione tutta “cattolica”
Il filosofo e docente alla Luiss di Roma, recentemente scomparso, nella sua vita ha intessuto un dialogo appassionato tra filosofia, scienza e fede. Mosso dalla convinzione che è nell’abbraccio della realtà che l’uomo tiene in vita le domande di senso. Un cattolico liberale che ha stimato don Luigi Sturzo e don Luigi Giussani, mettendo in guarda dai pericoli dello statalismo. Un profondo conoscitore del pensiero di Karl Popper e dei massimi rappresentanti della scuola austriaca. Insieme a Giovanni Reale, ha scritto i tre volumi de Il pensiero occidentale, dalle origini a oggi, opera fondamentale per le scuole superiori e le università
13 marzo 2026
Ricordo di un amico
di Gianfranco Fabi
“Caro Dario, ma che utilità ha la filosofia?”.
Una domanda irrispettosa che solo la grande amicizia con Dario Antiseri mi permetteva di fare in uno degli ultimi incontri nella sua casa in Umbria. Con gli occhiali sul naso e i due grandi occhi che sembravano guardare fin dentro la coscienza, la sua risposta era stata altrettanto accogliente quanto un benevolo rimprovero: “E tu, caro Gianfranco, pensi di fare solo il giornalista? No, sei anche tu un filosofo, una persona che cerca di abbracciare la realtà, di capirla, che si propone soprattutto di farsi le domande giuste, quelle che servono a te e alla società”
(qui la bella intervista TV su La7 a Ballando sulla società aperta https://www.la7.it/dimartedi/video/lintervista-al-professor-dario-antiseri-su-populismo-e-politica-10-01-2018-231122 )
Affidarsi al mistero della trascendenza
“Abbracciare la realtà”. Due parole che hanno ridestato in me un lontano ricordo. Erano le due parole che mi avevano colpito quando le aveva pronunciate don Luigi Giussani in un incontro di giornalisti dalle parti di San Babila nel secolo scorso. Abbracciare è qualcosa di diverso dal guardare, osservare, interessarsi. È appassionarsi, è sentirsi partecipi ed essere in qualche modo responsabili degli eventi. Dario è stato, non solo per me, un esempio di passione. Di passione per la realtà e per l’uomo protagonista di questa realtà. La persona come un pellegrino alla ricerca del senso della propria vita e del proprio destino. Con la serena coscienza che in tutta la storia non c’è una risposta perché, come scrive nel suo ultimo libro (“I dubbi del viandante”) “la domanda metafisica non è un’interrogatio, ma una rogatio: pensare al senso della vita significa pregare”. E quindi affidarsi al mistero della trascendenza.
La Scuola austriaca
Insieme alla coscienza del proprio limite c’era anche in Antiseri la forte volontà di non tradire il messaggio del Vangelo che chiede ad ogni persona di essere sale nel mondo, per dare sapore e significato all’esperienza umana. Senza la pretesa di avere una soluzione, ma con la forza di chi sente la necessità di indicare una strada percorrendola pur sapendo di andare incontro alla necessità di riconoscere i propri errori. E solo riconoscendo i propri errori si può di volta in volta cercare la direzione giusta. Antiseri è stato così un maestro per generazioni di studenti, da Padova agli anni della Luiss a Roma, affiancando all’insegnamento la cura e la diffusione dei testi degli esponenti della Scuola austriaca di economia. Da Friedrich von Hayek a Ludwig von Mises, e a Karl Popper, i testi da lui in gran parte tradotti e curati e diffusi in Italia grazie all’editore Rubbettino a cui si deve la collana “Biblioteca austriaca” con tutti i grandi classici che sono diventati un caposaldo di una cultura liberale, una cultura che, purtroppo, continua a rimanere ai margini della pratica politica.
Con questi valori di base Antiseri si è impegnato in grandi battaglie politiche e sociali raccogliendo più amarezze che soddisfazioni, ma nonostante questo, senza mai transigere dalle sue posizioni ideali: la società aperta, lo spirito liberale, la forza del messaggio cristiano, la dignità di ogni persona. Un continuo messaggio di impegno sociale con alcuni importanti punti fermi: la battaglia contro lo statalismo (sulle orme di don Luigi Sturzo), l’impegno per la difesa della scuola cattolica, il richiamo alla necessità di rifondare l’unità politica dei cattolici.
Le conseguenze della fine della Dc
Come scriveva nel 2000 sul Sole 24 Ore: «È davvero drammatico che uno dei cardini della cultura politica e morale del nostro Paese consista nella tanto radicata e diffusa quanto nefasta equazione per cui è buono solo ciò che è pubblico, è pubblico solo ciò che è statale, è statale unicamente tutto quanto può diventare preda dei partiti. Ma qui, a proposito della scuola, una sola domanda: svolge un miglior servizio pubblico una scuola statale inefficiente e sciupona oppure un’efficiente scuola non statale? Ed è chiaro che quanti sono a favore di effettive linee di competizione da introdurre – tramite, per esempio, il buono-scuola o il credito di imposta – nel nostro sistema scolastico non sono in nessun modo contrari alla scuola di Stato; sono contrari unicamente al monopolio statale dell’istruzione». Secondo Antiseri la competizione – nella scienza così come in politica, in economia e nella vita delle istituzioni – è la più alta forma di collaborazione. Perché nel campo dell’istruzione il monopolio statale è “liberticida”, contraddice le più basilari regole della giustizia sociale, è fonte di inefficienza e di sprechi. L’impegno politico dei cattolici era una sua costante preoccupazione così come la tristezza nel vederne la dispersione dopo la fine della Democrazia cristiana: “Presenti ovunque, ininfluenti dappertutto” affermava guardando alla presenza dei “vecchi” politici cattolici praticamente in tutti i partiti dalla destra alla sinistra, ma senza avere alcuna possibilità (o volontà) di portare avanti i propri valori.
Il liberalismo cattolico
Negli ultimi anni Dario si era ritirato nella sua vecchia casa nel centro del paesino di Cesi, a pochi chilometri da Terni e da Sangemini. In uno degli ultimi incontri la scorsa estate più che di filosofia mi parlò della serenità del paesaggio delle colline umbre, della gioia dei bambini che venivano a trovarlo, della sua biblioteca dove i classici del liberalismo erano tutti in lingua originale. E non mancò di regalarmi uno dei libri a cui, mi disse, era più legato: “Liberali e solidali, la tradizione del liberalismo cattolico”. Un piccolo libro di vent’anni fa in cui si passano in rassegna i grandi autori liberali in un percorso che incrocia il messaggio della Chiesa attraverso le encicliche e l’insegnamento dei papi: dalla Rerum a Giovanni Paolo II. “Sono poche pagine – mi disse – con una sintesi dei valori a cui non dobbiamo rinunciare, con in primo piano la libertà e la solidarietà”.
Amicizia “solare”
Poche pagine. Soprattutto in confronto alle oltre tremila della sua grande opera di filosofia scritta con Giovanni Reale: i tre volumi de Il pensiero occidentale, dalle origini a oggi. Un’opera fondamentale per le scuole e le università (già tradotto in spagnolo, portoghese, russo e kazako e in corso di traduzione in cinese, lettone e urdu). “La storia della filosofia occidentale è un patrimonio che non va dissipato; una ricchezza che non va perduta”. Una storia delle idee, ma insieme dei confronti, della dialettica, delle dispute. Un’antologia critica del cammino della filosofia e quindi del continuo confronto con una realtà che è, oggi più di ieri, in profonda evoluzione. Antiseri ha collaborato per vent’anni, dal 1990 al 2010, al Sole 24 Ore (negli anni in cui ero vicedirettore). Nei suoi articoli si ritrovano le sue grandi battaglie. E ricordo le sue telefonate come uno dei momenti più importanti del mio impegno al giornale. Perché c’era sempre qualcosa da imparare: soprattutto per la sua umanità, la sua passione, la sua amicizia. E non posso che cogliere ogni occasione, come questa, per ringraziarlo.