Father & Freud
Spettacolo teatrale

con Glauco Maria Genga e Giovanni Spadaro
Regia di Adriana Bagnoli


Father & Freud
con Glauco Maria Genga e Giovanni Spadaro
Musiche di Andrea Motta
Regia di Adriana Bagnoli
Progetto teatrale e drammaturgia di Glauco Genga 
Consulenza scientifica di Maria Gabriella Pediconi
Burattini di Rita Bagnoli
In collaborazione con Teatro dell’Aleph
Con il Patrocinio della Società Amici del Pensiero Sigmund Freud

Venerdì 17 aprile 2026 ore 21.00
Auditorium CMC
Largo Corsia dei Servi, 4 – Milano
MM 1 e 4  S. Babila; MM3 Duomo

Durata 65 min. ca
ingresso € 10 / ridotto € 7 (Amici del CMC)

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Per Scuole, classi e studenti
Adulti e scuole superiori di secondo grado (materie coinvolte: filosofia, italiano, psicologia, storia)

Venerdì 17 aprile 2026 ore 10.00
Auditorium CMC
Largo Corsia dei Servi, 4 – Milano
MM 1 e 4  S. Babila; MM3 Duomo

Durata 65 min. ca
ingresso studenti e classi € 7

Lo spettacolo ci porta nell’intimità dello studio del professor Freud: attraverso il primo dei suoi biografi, nonché suo allievo e seguace, ci avviciniamo così ad una figura straordinaria. Immaginiamo Ernest Jones di fronte al suo maestro nell’atto di carpire non solo il maggior numero di fatti e informazioni per la sua monumentale biografia, ma anche i pensieri e i sentimenti più reconditi di Freud. Jones sarà il nostro “servo di scena”
Per la prima volta a teatro una pagina poco nota della vita e del pensiero di Sigmund Freud. Il suo viaggio ad Atene nel 1904 e lo stupore di fronte alla bellezza dell’Acropoli accendono una luce nuova sul tema che da sempre è il cuore della riflessione filosofica e psicoanalitica: il padre
La sfida dello spettacolo è quella di portare il pubblico dentro la quotidianità di un genio, avvicinando la sua vita. Gli addetti ai lavori troveranno un approfondimento storico e biografico molto fedele, ma anzitutto il pubblico, neofita per definizione, i giovani, chi non ne sa nulla, l’accadere di un entusiasmante incontro con un uomo e con il suo pensiero.
Adriana Bagnoli

“Zia, parla con me; ho paura del buio. – Ma a che serve? Così non mi vedi lo stesso.- Non fa nulla, se qualcuno parla c’è la luce.” Se qualcuno parla c’è luce: in teatro, come nell’analisi, così come nella vita c’è bisogno dell’atto della parola, che la parola faccia accadere qualcosa e possa fare compagnia e luce tra le cose oscure. Dentro questa citazione freudiana, che riecheggia durante lo spettacolo, vi è la cifra che ho voluto dare alla messa in scena, nel pieno rispetto della drammaturgia già così curata. Un luogo familiare, un rapporto personale e le parole che si susseguono, a volte lente, altre volte dense di racconti e digressioni, altre volte invece sono parole che emergono svelate dal tempo e dal lavoro del protagonista. Lo spettacolo ci porta nell’intimità dello studio del professor Freud: attraverso il primo dei suoi biografi, nonché suo allievo e seguace, ci avviciniamo così ad una figura straordinaria. Immaginiamo Ernest Jones di fronte al suo maestro nell’atto di carpire non solo il maggior numero di fatti e informazioni per la sua monumentale biografia, ma anche i pensieri e i sentimenti più reconditi di Freud. Jones sarà il nostro “servo di scena” nel teatro dello psicoanalista, dove le cose più semplici e i ricordi più banali rivelano la profondità dello spirito umano. Quel che ci è arrivato del mito Freud o delle sue scoperte ha origine in una vita quotidiana fatta di ricerca, passione e lavoro; dunque non troveremo l’onirico che ci si aspetterebbe, contenuto nei sogni o nei lapsus, né le associazioni più disparate; troveremo invece in scena l’esistenza di Freud e al massimo il suo doppio, il suo riconoscimento. La sfida dello spettacolo è quella di portare il pubblico dentro la quotidianità di un genio, avvicinando la sua vita prima che le sue opere. Non ci rivolgiamo solo agli addetti ai lavori, che troveranno comunque un approfondimento storico e biografico molto fedele, ma anche ai neofiti, ai giovani, a chi non ne sa nulla, perché semplicemente possa avvenire l’entusiasmante incontro con un uomo e con il suo pensiero. (Adriana Bagnoli)

«Un giorno bisognerà dimostrare che Freud è esistito» (J. Lacan): ecco che cosa mi ha mosso quando ho deciso di cimentarmi nello scrivere la drammaturgia. Quel che accadde a Freud sull’Acropoli nel 1904 non riguarda affatto una sua vicenda “privata”. In più di trent’anni di pratica professionale con il divano, ho constatato che molte sedute dei miei pazienti ruotano intorno alla medesima questione che Freud seppe cogliere e rilanciare anche grazie a quell’episodio, che volle narrare più di trent’anni dopo in una lettera aperta intitolata “Un disturbo della memoria sull’Acropoli” (Glauco Genga)

Glauco Maria Genga

Adriana Bagnoli

Giovanni Spadaro