Guerra, tregua, intelligenza artificiale: ecco chi guadagna al tempo del disordine globale

I risultati sono lì da vedere: le maggiori Borse valori, Milano compresa, stanno inanellando un record dopo l’altro. Razionalmente non è facile spiegare queste performance. Una cosa è certa: si conferma il progressivo distacco della finanza dall’economia reale. In passato è già successo. Più volte. Stavolta il fenomeno è particolarmente aggressivo. Non c’è conflitto, per quanto tragico e allarmante, che tenga. Investitori noti e ignoti stanno realizzando profitti incredibili. I soliti “pochi”. Anche grazie allo sdoganamento dell’insider trading…


22 maggio 2026
Paradossi (nuovi?) del capitalismo
di Gianfranco Fabi

L’ultima invenzione per spiegare l’irrazionalità dei mercati finanziari si chiama Fomo (Fear Of Missing Out): la paura di restare alla finestra e perdere l’occasione di una potenziale crescita. È una delle ragioni che possono spiegare uno dei grandi paradossi dell’attuale fase storica del capitalismo. In uno scenario di grande incertezza e di altrettanta complessità, con i costi dell’energia che volano verso le stelle, con l’inflazione che in tutto il mondo rialza la testa è infatti difficile giustificare razionalmente come le grandi Borse valori, Milano compresa, abbiano inanellato un record dopo l’altro.

Qualcosa di nuovo sotto il sole

Ci sono infatti molte delle condizioni che hanno determinato le grandi crisi del passato. E di crisi ce ne sono state tante, tutte con una sostanziale logica di fondo: il progressivo distacco della finanza dall’economia reale, anche se in tutte le occasioni si tende a pensare che questa volta sia diverso.
È stato così nel 1600 quando per un bulbo di Semper Augustus, il più bello e famoso tulipano della storia, si era arrivati a pagare 10mila fiorini, tanto quanto una lussuosa casa nel centro di Amsterdam. È stato così nel 1928 quando i terreni della Florida facevano da base a incredibili, e in un primo tempo fruttuose, speculazioni finanziarie: è poi venne il tracollo del ‘29.
È stato così nel 2000 quando l’avvento di Internet ha messo le ali alle quotazioni delle imprese che, direttamente o no, potevano trarre benefici dalla rivoluzione informatica. Salvo poi ritrovarsi di fronte ad una caduta verticale delle Borse valori.
Certo, c’è qualcosa di nuovo sotto il sole. Non ci sono solo le guerre, in particolare quella scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, guerre che stanno mettendo a dura prova gli equilibri economici. C’è anche sullo sfondo una nuova rivoluzione informatica di cui è difficile, se non impossibile, prevedere le conseguenze, positive o negative che siano: la rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
I risultati degli ultimi 12 mesi comunque parlano da soli. In Giappone l’indice Nikkei 225 ha segnato una performance del 66% spinto dallo yen debole, dalla forte crescita delle esportazioni, da una robusta innovazione tecnologica che ha fatto crescere la competitività delle imprese. Negli Stati Uniti l’indice “tecnologico” Nasdaq Composite è salito del 38%, mentre il Dow Jones, che comprende le società tradizionali, è salito solo del 20%. Ha fatto meglio la Borsa italiana dove l’indice Ftse Mib che ha fatto un balzo in avanti del 24%.
In queste statistiche ci sono luci e ombre, ma spicca un dato: dopo la brusca caduta nel marzo di quest’anno con l’avvio della guerra in Iran, i mercati sono rapidamente ripresi consolidando i risultati positivi dei mesi precedenti.
È facile leggere sui giornali quando i mercati perdono terreno che in Borsa si sono “bruciati” 50, 100 o 200 miliardi. Quando i mercati guadagnano si dovrebbe dire che sono stati “creati” 50, 100 o 200 miliardi, ma nessuno lo fa. Anche perché se il falò dei miliardi è solo un’invenzione giornalista ancora di più sarebbe dire che la Borsa ha la bacchetta magica per creare ricchezza dal nulla.

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Premiata l’astrattezza delle aspettative

Ma perché nell’ultimo anno mentre l’economia reale, soprattutto quella italiana, è cresciuta solo dello zero virgola, la dimensione finanziaria ha invece fatto un salto da Olimpiade? E ha comunque garantito ai risparmiatori una rivalutazione significativa del proprio patrimonio soprattutto se investito nei giusti strumenti finanziari.
Le ragioni vanno cercate più nella psicologia collettiva che in una valutazione rigorosa di quelli che vengono chiamati i fondamentali, cioè il valore reale delle società quotate in Borsa. Gli investitori, infatti, guardano più all’astrattezza delle aspettative che alla concretezza dei risultati. Soprattutto se le aspettative, come è stato il caso negli ultimi mesi sono alimentate da scenari potenzialmente favorevoli. Più che la guerra in corso, ha prevalso la sensazione che una solida tregua possa rilanciare le economie e superare di slancio la crisi dei costi dell’energia; più che le difficoltà delle industrie, la possibilità che l’innovazione con l’intelligenza artificiale possa dare un sostanzioso impulso all’efficienza e quindi ai profitti delle imprese.
E i grandi patrimoni riescono ad ottenere rendimenti costantemente superiori a quelli più piccoli, anche al netto delle imposte.  A livello globale negli ultimi dieci anni i patrimoni dei superricchi sono cresciuti del 7,5 per cento annuo in termini reali, contro il 2,3 dell’economia mondiale. La rendita dei capitali porta al fatto, apparentemente paradossale, che chi è già ricco si arricchisce più velocemente di chi ha un reddito medio e che pur con buone capacità di risparmio deve comunque fronteggiare le insidie di un mercato non certo amichevole.

Le big tech in azione: tagliano e guadagnano

C’è poi da non dimenticare che il mercato finanziario, al di là degli slogan sulla responsabilità sociale delle imprese, guarda ben poco agli aspetti etici delle scelte economiche. Lo dimostra il fatto che in questi ultimi mesi si sono susseguiti i rialzi in Borsa dopo gli annunci di tagli al personale determinati dall’applicazione sempre più intesa dell’intelligenza artificiale.
I mercati guardano alla riduzione dei costi operativi che migliora i profitti e indica una più attenta logica di gestione delle risorse. È sui mercati con una tendenza che si è ripetuta con Meta, Amazon, Microsoft e Disney, tutte premiate in Borsa dopo l’annuncio di piani di ristrutturazione significativi.
Nel 2023 Meta ha deciso di tagliare 21mila occupati proclamando un “Year of Efficiency”, con riduzione dei costi e ristrutturazione operativa. E il titolo è salito dai circa 90 dollari del novembre 2022 agli oltre 300 un anno dopo. L’annuncio del taglio di 14mila posti da parte di Amazon nell’ottobre scorso è stato dapprima interpretato come un segnale di difficoltà dell’azienda, ma sono bastate poche settimane perché il titolo riprendesse a correre sotto la spinta dei possibili guadagni di efficienza con l’adozione integrata dei nuovi modelli di intelligenza artificiale, una prospettiva importante per un’impresa che ha nella logistica uno dei suoi punti di forza strategici.
A metà maggio Cisco, tra i maggiori produttori di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, ha annunciato che procederà con una ristrutturazione aziendale che comporterà a circa 4mila licenziamenti. Questa notizia, insieme a quella dei buoni risultati finanziari, ha fatto fare un balzo del 15% alla quotazione a Wall Street.
Nell’ultimo anno si è poi aggiunta un’altra particolarità: lo sdoganamento dell’insider trading. La pratica (l’utilizzo di informazioni riservate per operare sui mercati, severamente vietata in tutti i paesi), è stata palesemente utilizzata dagli amici di Donald Trump. In un solo giorno, quello dell’annuncio della tregua tra Stati Uniti e Iran, in poche ore l’acquisto di contratti “future” per quasi un miliardo di dollari ha permesso ad alcuni ignoti investitori un guadagno calcolato in 125 milioni di dollari dato il pur momentaneo calo di oltre il 12% del prezzo del petrolio.

NY stock exchange traders floor

Debiti pubblici, ricchezza privata

Viviamo in un mondo segnato dal disordine, dal tramonto delle regole iniziando dal diritto internazionale, dalla crescita delle disuguaglianze, dal potere degli amministratori delle grandi imprese che hanno bilanci e risorse maggiori di Stati di media grandezza. Viviamo in un mondo economico e sociale appeso al filo dei debiti pubblici: quelli dei paesi avanzati hanno superato il 110% del Pil. Debiti che aumentano anno dopo anno in piccola parte per la crescita degli impegni sanitari e previdenziali, ma in gran parte per le spese per la difesa e per i sussidi alle imprese.
Debiti pubblici a cui fanno da contrappunto i patrimoni dei privati, patrimoni tuttavia sempre più in mano alle élite tecnologiche capaci di trasformare la dimensione virtuale nella concretezza dei capitali. Elite, soprattutto negli Stati Uniti, che crescono grazie alla complicità dei potenti di turno, soprattutto di quelli, come l’attuale presidente, che vedono nella ricchezza un valore assoluto, una dimostrazione di forza e di potere.  Non è facile guadagnare ricchezza, forza e potere in un mondo segnato dal caos. Ma c’è chi ci sta riuscendo.