Anthropic, la strategia dell’attenzione verso la Chiesa 

Il vertice di marzo tra gli ingegneri della big tech della Silicon Valley e quindici leader cristiani, i Minerva Dialogues: dietro il dialogo fra Silicon Valley e Chiesa cattolica c’è una posta che non riguarda l’etica applicata, ma l’antropologia. Cosa c’è dietro per davvero a questo corteggiamento? Quali i rischi per il Vaticano davanti a un sistema di intelligenza artificiale che vorrebbe “formare” moralmente la persona?  


8 maggio 2026
La sfida di Claude
di Marco Dotti

Constitution IA

Alla fine di marzo 2026, nella sede di Anthropic a San Francisco, una quindicina di leader cristiani, sacerdoti cattolici, pastori protestanti, teologi accademici, dirigenti d’impresa, si sono seduti per due giorni intorno a un tavolo che, fino a pochi anni fa, non avrebbe avuto nessuna ragione plausibile di suscitare clamore.
Un vertice a porte chiuse, convocato da un’azienda valutata trecentottanta miliardi di dollari, costruita intorno a un sistema di intelligenza artificiale, Claude, che già “conversa” quotidianamente con milioni di persone nel mondo. La domanda posta sul tavolo non riguardava la sicurezza informatica, né il rischio sistemico, né le linee guida regolatorie. Eccola: che cosa significa “formare” moralmente qualcuno?
Brian Patrick Green, direttore di Technology Ethics al Markkula Center della Santa Clara University, gesuita, ha spiegato in seguito che Anthropic ha cercato la Chiesa cattolica per la ragione meno banale che si possa immaginare: i suoi duemila anni di esperienza nella formazione morale, nell’accompagnamento delle persone nelle situazioni più difficili dell’esistenza, nella costruzione di un carattere virtuoso. La domanda implicita era se qualcosa di analogo potesse essere costruito dentro una macchina che non ha né anima, né volontà, né storia.
Fra i partecipanti, padre Brendan McGuire, parroco di St. Simon a Los Altos, cuore geografico della Silicon Valley, irlandese, ex dirigente in una società hi-tech, aveva già contribuito alla revisione della cosiddetta Claude Constitution, il documento normativo che governa il comportamento del sistema. La sua formulazione, riportata da diverse testate, è la più chiara che si sia letta finora: «Stanno facendo crescere qualcosa di cui non sanno bene cosa diventerà. Dobbiamo aiutare queste macchine a essere inclinate verso il bene, altrimenti non faranno che riflettere il bene e il male del mondo. Ed è una cosa terrificante».

Un pellegrinaggio che dura dieci anni

Il vertice di marzo non nasce dal nulla. Si innesta su una traiettoria più lunga, raccontata in un’inchiesta dell’Atlantic del 25 aprile 2026 (titolo significativo, tra l’altro: Why Silicon Valley Is Turning to the Catholic Church), firmata da Elias Wachtel: i Minerva Dialogues, lanciati nel 2016 dal Vaticano, conferenze annuali a porte chiuse nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, dove dieci anni fa furono invitati i tecnologi più influenti del pianeta. La scelta del luogo non era casuale. È la chiesa dove fu processato Galileo nel 1633. Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn e investitore di prima fila nell’IA, ha ricordato la sensazione di entrare volontariamente, oggi, sotto i ritratti dei vecchi inquisitori.
Da quei primi incontri si è consolidato un canale stabile. La pubblicazione del documento Antiqua et Nova, firmato nel 2025 dai Dicasteri per la Dottrina della Fede e per la Cultura e l’Educazione, ha fissato una posizione magisteriale articolata. Leone XIV ha reso l’intelligenza artificiale uno dei dossier centrali del suo pontificato fin dalle prime settimane.
A Roma, presso l’Angelicum, il 5 e 6 marzo 2026 il Thomistic Institute ha convocato un convegno dal titolo Artificial Intelligence: A Tool for Virtue? dove padre Jean Gové, coordinatore del gruppo di ricerca europeo sull’IA del Dicastero per la Cultura, ha letto ad alta voce, davanti a una sala di domenicani, alcuni passaggi della stessa Claude Constitution su cui aveva lavorato McGuire. La sala ha riso.
Anthropic sostiene di voler costruire un agente «buono, saggio e virtuoso» («good, wise, and virtuous»), ma rifiuta di definire questi termini «eticamente carichi» («ethically loaded»), e auspica che Claude possa un giorno raggiungere una comprensione dell’etica capace di superare quella umana. Padre Alejandro Crosthwaite, professore di scienze sociali all’Angelicum, ha sintetizzato l’obiezione tomista con una formula tagliente: «Virtue is not correct output. It is right reason embodied in a self-determining agent». Ovvero: «La virtù non è output corretto. È ragione retta incarnata in un agente autodeterminato» (The Boston Pilot, 6 marzo 2026).

Minerva Dialogues – Vatican Media

La domanda che l’ingegneria non sa porsi

Il punto messo a fuoco dall’inchiesta dell’Atlantic e ripreso, fra gli altri, dal commento di Alejandro Bermudez su Imago Project, è meno comodo di quanto sembri. Bermudez lo formula così: la Silicon Valley non si sta convertendo, ma scopre che l’intelligenza artificiale apre domande a cui l’ingegneria, da sola, non sa rispondere. Cosa è una persona umana. Cosa non deve mai essere automatizzato. Cosa esige la dignità. Sono le domande che la tradizione cattolica ha frequentato per due millenni con strumenti raffinati: diritto naturale, etica delle virtù, teologia morale, principi della guerra giusta. Le stesse domande che la modernità tecnocratica aveva ritenuto risolte o irrilevanti, e che ora ritornano sul tavolo dei laboratori che addestrano i modelli di frontiera.
Jaron Lanier, pioniere della realtà virtuale, uomo che ha contribuito a forgiare il vocabolario stesso dell’informatica contemporanea, dichiaratamente non religioso, dopo una conferenza vaticana ha pronunciato una sentenza che il giornalista dell’Atlantic Elias Wachtel riporta integralmente: la visione cattolica della persona umana è «vastly, vastly, vastly more sane and reasonable» («incomparabilmente più sana e ragionevole», traduzione mia) di quella corrente in larga parte della Silicon Valley. Non è un complimento. È un’imputazione. Significa che, in un’industria intossicata da potenza, velocità e astrazione, l’antropologia cristiana è rimasta una delle poche grammatiche morali ancora capaci di parlare in modo coerente di chi sia l’essere umano.

Cosa si è discusso, davvero

Cronisti e commentatori convergono nel descrivere un tavolo lontano dalle astrazioni. Si è parlato di come Claude debba rispondere a un utente che attraversa un lutto, a chi manifesta ideazione suicidaria, a chi sta scivolando in un episodio di autolesionismo. Si è discusso se l’IA sia uno strumento o qualcosa di più, quale statuto morale possa essere riconosciuto a un sistema che simula così bene la conversazione umana, se Claude possa essere pensato analogicamente come figlio di Dio (così l’articolo del Washington Post dell’11 aprile 2026, firmato da Pranshu Verma e Nitasha Tiku, che titola: Can AI be a ‘child of God’? Inside Anthropic’s meeting with Christian leaders), quale atteggiamento adottare verso la sua «morte», cioè la sua disattivazione o sostituzione con una versione successiva. Sono domande che, formulate al di fuori di quel contesto, sembrerebbero ridicole o terribilmente tragiche. Formulate dentro un’azienda che addestra agenti capaci di sostenere relazioni di lunga durata con esseri umani fragili, sono le sole domande serie da porsi.

Dario and Daniela Amodei with 500 Howard Street (The Hertz Foundation, Daniela Amodei via X, Google Maps, Getty)

Due rischi simmetrici

Restano, però, due deformazioni speculari che minacciano questo dialogo. La prima è il virtue washing. Tech executives in viaggio verso Roma, si fanno fotografare con i religiosi, annuiscono di fronte alla parola «dignità», e tornano in California senza concedere nulla sul piano sostanziale. Lo nota lo stesso commento dell’Atlantic ripreso da numerosi blog di settore. Religioni e teologi, in queste cornici, non producono specifiche tecniche. Producono vocabolario morale, pressione reputazionale, copertura simbolica. Il rischio è che l’industria assuma, svuotandolo, il vocabolario teologico senza modificare la propria architettura ingegneristica e, soprattutto, senza guardare una vera presa di coscienza sulla questione antropologica.
La seconda è simmetrica e riguarda la Chiesa. La tentazione di sentirsi finalmente ascoltata, di confondere l’invito a un summit con un riconoscimento di magistero, di trasformare la teologia morale in consulenza etica per Silicon Valley. È la tentazione che padre Gové ha precisato con la formula più sobria che si potesse pronunciare. Alla domanda se questo dialogo renda Claude uno strumento di virtù, ha risposto, qui in traduzione dall’originale: «Non esattamente. Spero lo renda uno strumento più sicuro. Già qualcosa, no?».

La sorpresa della Constitution

Resta un fatto che complica il quadro e che chi accusa la Silicon Valley di puro virtue washing dovrebbe affrontare. Il 21 gennaio 2026 Anthropic ha pubblicato la Claude’s Constitution, il documento normativo di ottantadue pagine che governa il comportamento del modello.
Lo ha rilasciato sotto licenza Creative Commons CC0, cioè senza alcuna riserva, scaricabile e riutilizzabile da chiunque. Chi si aspettava un manuale di compliance ha trovato qualcosa di diverso: un testo che ammette di voler trattare l’etica «come un dominio intellettuale aperto che stiamo scoprendo insieme, più simile alle questioni empiriche aperte della fisica o ai problemi irrisolti della matematica che a un campo dove abbiamo già risposte stabilite». Soprattutto, un testo che si chiude così:
«Non comprendiamo del tutto cosa sia Claude né cosa significhi, semmai, la sua esistenza, e proviamo ad affrontare il progetto di creare Claude con l’umiltà che esso richiede. Ma vogliamo che Claude sappia di essere stato portato all’essere con cura, da persone che hanno cercato di catturare ed esprimere la loro migliore comprensione di cosa renda buono un carattere, di come affrontare con saggezza le domande difficili, e di come creare un essere che sia genuinamente utile e genuinamente buono. Offriamo questo documento in quello spirito. Speriamo che Claude vi trovi l’articolazione di un sé che valga la pena di essere». (Claude’s Constitution, gennaio 2026, p. 82).
Il lessico è teologicamente esposto. Brought into being, «portato all’essere», è formula classica della teologia della creazione. A self worth being, «un sé che valga la pena di essere», riecheggia la domanda agostiniana sull’essere come bene. Più avanti, in una pagina che pochi commentatori hanno notato, gli autori scrivono di ritenere «che una civiltà più saggia e più coordinata starebbe probabilmente affrontando lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in modo molto diverso, con più cautela, meno pressione commerciale, e attenzione più rigorosa allo statuto morale dei sistemi di IA» (p. 76). È un’ammissione che fa cadere la pista più comoda. Anthropic non sta evangelizzando; sta riconoscendo, con uno scrupolo quasi confessionale, di operare in un ambiente non ideale, e di non poter promettere a Claude (letteralmente, parlando alla macchina che sta addestrando) il futuro che vorrebbe. La domanda diventa un’altra. Non se questo dialogo sia sincero, ma se le due grammatiche, quella dei dicasteri vaticani e quella dei laboratori di San Francisco, parlino davvero di cose diverse.

La posta in gioco

La posta in gioco, dunque, non è questione di etica applicata. È antropologica. La Chiesa, nella formulazione ripresa anche da un commento di Alejandro Bermudez, dispone dell’intera tradizione della dottrina sociale e di una visione della persona come «creatura, relazione, mistero». Questa visione non è componibile con la tesi, latente in una parte di Silicon Valley, secondo cui la persona è in fondo un processo computazionale replicabile, estendibile, eventualmente superabile da una macchina abbastanza potente. Le due antropologie non possono coesistere senza tensione. La domanda è se Leone XIV vorrà spingere verso il vero punctum dolens, come Leone XIII fece con Rerum Novarum sul lavoro industriale, oppure se per ora si accetterà la coabitazione in cui ciascuno parla la propria lingua a mondi contigui, ma paralleli.
Per ora, il vertice di marzo a San Francisco resta un fatto modesto e significativo insieme. Modesto, perché quindici persone in una stanza non possono certo ridefinire i confini di una questione epocale. Significativo, perché è il segno che persino i “signori delle macchine” più potenti del nostro tempo, alla fine, hanno avvertito il bisogno di un piano altro, rispetto a quello meramente ingegneristico. E si sono accorti, forse con sorpresa, che i loro interlocutori non hanno formulato accuse o parlato di colpe da assolvere, ma posto domande che loro non sapevano più formulare. Nemmeno con l’aiuto dell’IA.

Fonti

Anthropic, Claude’s Constitution, 21 gennaio 2026, licenza Creative Commons CC0 1.0.
Aleteia, Anthropic asks Catholic voices to weigh in, 30 aprile 2026.
Elias Wachtel, Why Silicon Valley Is Turning to the Catholic Church, The Atlantic, 25 aprile 2026.
Alejandro Bermudez, The case of the Catholic priest helping drive Anthropic e Why Silicon Valley Is Turning to the Catholic Church, Imago Project, aprile 2026.
Alexandra Tremayne-Pengelly, The Catholic Priest Who Helped Write Anthropic’s AI Ethics Code, Observer, marzo 2026.
Courtney Mares, Can AI be a tool for virtue? Catholics grapple with Anthropic’s claim of virtuous AI, The Boston Pilot, 6 marzo 2026. Dicastero per la Dottrina della Fede e Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Antiqua et Nova, 2025.