Il tempo del limite “ignoto” e della riscoperta del limite

Da quale terreno, cultura, modo di vedere e sentire, nascono gli attacchi diretti a papa Leone XIV ? Suggerire al pontefice di stare attento quando parla di teologia dice molto di una deriva assai pericolosa. Chi arma (e ama) questa battaglia, in nome di un dio minore fatto a propria misura, dimostra di aver coscienza del limite e averne perso il senso. È in realtà uno degli aspetti più emblematici di una crisi antropologica che vive anche in coloro che vogliono risolverla. Dietro l’angolo c’è il rischio concreto di fare il bene con la tirannia pensata, Naturalmente da potenti perché possono muoversi da pre-potenti. Perché hanno architettato un piano dove dio è fatto a loro immagine e somiglianza. Occorre riscoprire il limite. E la libertà di essere “fratelli e sorelle solidali”, come ha detto il Santo Padre nel viaggio apostolico in Africa   


24 aprile 2026
Editoriale

Il vice presidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, che dice a papa Leone XIV di stare attento quando parla di teologia, è un episodio che si potrebbe liquidare con una battuta un po’ scontata: non c’è più religione. O meglio, c’è sì un surrogato di religione, ma per come l’hanno in testa tutti coloro che si avventurano in questa e altre intemerate supportate da una metafisica per nulla tale. È la loro religione. Realizzata a loro immagine e somiglianza. Buona per tutte le stagioni (e con l’aria che tira non detto che rimangano quattro).
La conversione di Vance al cattolicesimo è recente, appena del 2019. E in questi anni, il vice di Trump, ha sicuramente sperimentato la bellezza della conversione quale esperienza profonda, trasformativa, che riempie la vita. Ecco allora che verrebbe normale consigliargli di non confondere i piani: è lui il convertito e non Dio che si converte alla sua idea di religione. Nella circostanza al potente che si muove da prepotente.

Usare e consumare Dio

La spregiudicatezza di manipolare Dio, questo uscire dagli argini, questo delirio di onnipotenza, dicono di un tempo sconnesso con la realtà. Di un tempo che vive una profonda crisi antropologica. Dio viene trascinato per ogni via, per giustificare qualsiasi decisione e azioni spacciate come affermazione di un bene perché così si fa la volontà di Dio. Per i nuovi imperatori oggi è tutto un terreno di battaglia. È il tempo del dio armato.
L’Occidente inorridiva, e ne aveva ragione, quando il jihadismo islamico compiva attentati e metteva in piedi califfati, in spregio alla dignità della persona. Violenti in nome di Allah. Del “loro” Allah. L’Occidente (perlomeno l’Occidente), non dovrebbe condividere la pratica delle impiccagioni e altre nefandezze che combina, naturalmente chiamando in causa Allah, il regime teocratico iraniano. Come fa Hezbollah in Libano e quel che faceva e continua a fare Hamas nella Striscia di Gaza. E una sacrosanta riluttanza si dovrebbe continuare ad avvertire in Occidente (in verità, non tutto, già dal principio) verso Putin, che richiamandosi a Dio, ha ammantato di gloria la guerra d’aggressione all’Ucraina come passo necessario per anelare il ritorno alla grande Russia.  E qui c’è la benedizione arrivata dal vertice della chiesa ortodossa moscovita.
E Occidente è pure Israele in quanto sola democrazia in Medio Oriente. Ebbene, anche da quelle parti è tutto un susseguirsi di dichiarazioni in odore di messianismo, per giustificare azioni spregiudicate, in aperto conflitto con la ragionevolezza. A Dio che ha fatto dono all’uomo della ragione. Con l’aggravante che questo corto circuito accade in Terra Santa…  

La vera stanza dei bottoni

Per restare alle cose dell’Occidente, il nominare il nome di Dio invano, è divenuto normalità nella stanza dei bottoni dell’impero per eccellenza. Ma non è detto che sia solo quella della Casa Bianca. La stanza c’è abitata da pochissimi eletti, architetti certo ingegnosi che coltivano una strana idea di umanità, di convivenza, di potere; che si servono della politica per demolire il modello di democrazia che – secondo questo marchingegno di idee che va preso sul serio nella sua fascinosa pericolosità – ha fatto solo danni, perciò un modello che va superato in fretta. Nelle loro fantasticherie sono già nell’oltre. Nel post – democrazia. Hanno in mente un qualcosa che si avvicina di più al volto indecifrabile di una tecno – tirannia ammantata di trascendenza sulfurea.  E il “loro” dio è impegnato a sostenerli in questa battaglia decisiva contro un Occidente sempre più contaminato. Loro sono i nuovi ottimati del bene. Eletti che si vedono circonfusi di luce. In missione per conto di sé stessi. E di un fantomatico dio che sta al loro gioco. Attratto da questo progetto salvifico che loro – discepoli fedelissimi del nuovo corso necessario – raccontano essere il suo.  

La persona “limitata” e i tiranni

Non c’è limite al peggio. Perché si è smarrito il senso del limite. Il rapporto con Dio, con Cristo nella storia, non può che accadere con il riconoscimento del proprio bisogno e del proprio limite. La persona è limitata, questa è la sua forza.
Pensarsi creatura non è certo un di meno. È ricchezza, scoperta di un’esperienza d’amore illimitata. Nel riconoscimento del proprio limite trova compimento la meraviglia del centuplo quaggiù. Oggi necessita riscoprire il senso del limite per restare umani. Liberi per davvero.
“Guai a coloro che manipolano la religione e il nome stesso di Dio per i propri interessi militari, economici e politici, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia”, ha detto Papa Leone XIV nel discorso pronunciato nella Cattedrale di San Giuseppe nella città di Bamenda, nel nord-ovest del Camerun, durante il suo viaggio apostolico in Africa.  E ha aggiunto: “ll mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali”.  
Dio, che non è un tiranno, continua ad avere bisogno degli uomini. Non degli uomini che si credono tiranni in nome di un loro dio.