La materia del contendere
Giancarlo Pontiggia

Si inizia con l’incontro con Giancarlo Pontiggia e il suo ultimo e bellissimo libro di raccolta di poesie “La materia del contendere” (nella cinquina del premio Strega)

“Io è un altro”
(Arthur Rimbaud)

Ciclo “Io è un altro” / La poesia e il senso religioso, tra Occidente ed Europa dell’est
a cura di Gianfranco Lauretano

Mercoledì 5 novembre 2025, ore 18.30
Auditorium CMC – Largo Corsia dei Servi, 4
MM1 e 4 S. Babila e MM3 Duomo

con Giancarlo Pontiggia
insieme a
Paola Fantolini, Docente di letteratura Istituto Sacro Cuore di Milano
Davide Ferrari, Attore, regista, scrittore
Coordina Gianfranco Lauretano

L’incontro che inizia il Ciclo “Io è un altro”/La Poesia e il senso religioso, tra Occidente ed Europa dell’est è con la poesia di Giancarlo Pontiggia, poeta grande della nostra contemporaneità. Il tema è il suo ultimo e bellissimo libro di raccolta di poesie La materia del contendere (nella cinquina del premio Strega)

Si intitola La materia del contendere l’ultima raccolta poetica di Giancarlo Pontiggia, pubblicata nel 2025. Già nel titolo si afferma che la poesia parla di una “contesa” in atto nel mondo, quella tra essere e non essere: “Tutto è pieno di dèi, di vita che pullula./Oppure: non c’è un bel niente”.
Libro di poesia nella cinquina del Premio Strega è uno dei libri più amati e letti di questi mesi, il più forte di Pontiggia.
Compito del poeta è ricomporre la controversia restituendo la fiducia nella possibilità di dire il mondo perché esiste un senso: “Poter dire «questa è una scodella»,/affondare/in una litania di nomi veri, sacri”.
Al nichilismo delle moderne filosofie del linguaggio e di un’idea di poesia affidata ai meri dati linguistici e tecnici dello sperimentalismo, Pontiggia pone una voce calma e profonda, che dialoga con il silenzio-ascolto, frutto di chiare radici: da una parte le sue origini lombarde, contrassegnate da una dizione pudica e civile, importante per un autore per il quale la poesia è fattore di civiltà; dall’altra i prediletti poeti classici, tra i quali i greci e Virgilio, e la loro “misura”, che è certo temperanza della dizione ma soprattutto spazio della ragione che non esclude, anzi ospita la dismisura, l’umana esperienza dell’infinito.

Davide Ferrari

Gianfranco Lauretano

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