La ricerca di senso del letterato Pasolini

L’impossibile fatica di mettere le cose a posto con opere di profondo e spiazzante significato. Le vette maggiori raggiunte con la poesia civile. Dagli esordi in lingua friulana allo “scarto” della quasi definitiva raccolta Trasumanar e organizzar. Un percorso tortuoso, con incursioni importanti nel romanzo, soprattutto con l’avvio importante di Ragazzi di vita. Un percorso frequentato da lottatore incurante del pericolo di misurarsi con una società in profonda e definitiva trasformazione. E quell’abbandono aprì in lui una lunga ferita mai rimarginatasi 


31 ottobre 2025
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di Gianfranco Lauretano

La Sinfonia del vento-Chions 1965_ElioCiol©

Nella notte tra l’uno e il due novembre 1975 viene assassinato uno tra i maggiori intellettuali italiani del Novecento, Pier Paolo Pasolini. Il corpo viene ritrovato sul Lido di Ostia, “una turpe brughiera suburbana gremita di sozzi relitti” (Gianfranco Contini), simile alle scene dei romanzi romani, da Ragazzi di vita alle cinquecento pagine del gigantesco Petrolio, uscito solo nel 1992 (diciotto anni dopo la morte), rimasto incompiuto per la morte dell’autore. Gli ultimi anni lo vedono protagonista di battaglie sempre più aspre contro una società mutata antropologicamente in direzione dell’odiato modello consumista. Battaglie di un uomo sempre più frustrato, deluso dall’umanità e dall’Italia e allo stesso tempo sprofondato nei suoi fantasmi psichici. Ancora Gianfranco Contini: “La società «affluente» sorrideva o anzi applaudiva sotto le percosse, lieta che la sua liberalità si ornasse di un tanto eretico accarezzato, scambiandolo certo per un esibizionista compiaciuto di paradossi. Pasolini invece combatteva seriamente […] contro il cosiddetto consumismo e i dogmi che esso comportava”.

A Pier Paolo – ElioCiol© PPP con i ragazzi dell’Academiuta di lenga Furlana

Prima di tutto un poeta

Nel 1971 Pasolini pubblica la raccolta poetica Trasumanar e organizzar, l’ultima della sua vita, se si eccettua la ristampa corretta di La nuova gioventù. Trasumanar e organizzar segna uno stacco netto dal resto della poesia, e suscita reazioni opposte: da una parte lo sconcerto di chi non riconosce nell’autore la voce consueta, dall’altra l’incomprensione che porta a ignorare il libro, per il quale Pasolini dovrà scrivere una auto-recensione. L’incomprensione e l’indifferenza verso il volume aumentano la contrarietà persino verso sé stesso, secondo un testo profetico che si era dedicato nel 1958: “In questo mondo colpevole, che solo compra e disprezza, il più colpevole son io, inaridito dall’amarezza” (A me).
Pasolini si sentiva essenzialmente poeta, come ricordò Alberto Moravia all’orazione funebre per il suo funerale: “Abbiamo perso prima di tutto un poeta. E poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo. Quando sarà finito questo secolo, Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta”. Le altre attività artistiche sono sintetizzate in qualche modo dalla poesia. In essa è raccolto tutto il suo percorso, che è stato quello di un vero lottatore. I due poli del suo interesse sono il sacro e il potere: anzi, in definitiva, come il potere contemporaneo -borghese, consumistico, prevaricante, immemore- abbia come principale strumento di sopraffazione dell’uomo la cancellazione della sua esperienza del sacro.

Pasolini con Anna Magnani e Garofalo momenti nella preparazone di Mamma Roma

La resistenza della società contadina

Gli anni della sua formazione in Friuli sono anche quelli dell’individuazione della società contadina arcaica come luogo di resistenza al potere economico-politico, che si affermava stravolgendo il volto del popolo italiano, conservatosi integro persino attraverso la dittatura fascista, secondo Pasolini. La società consumistica era perciò considerata più disumana. Non a caso le prime poesie, raccolte nel volume Poesie a Casarsa sono in dialetto friulano, la lingua di quella società, per la conoscenza della quale Pasolini aveva fondato una piccola scuola chiamata “Academiuta”. Si noti che Pasolini si era formato come filologo, laureandosi con una tesi di laurea su Pascoli. Fu tra i primi a valorizzare il dialetto come lingua nobile e della cultura, in un’epoca in cui veniva considerato invece quella degli analfabeti, sotto la spinta nazionalista della dittatura.
Le ceneri di Gramsci, L’usignolo della chiesa cattolica, Poesie in forma di rosa sono i titoli delle raccolte più importanti, in cui Pasolini continua la sua riflessione, mettendo al centro in forma lirica le questioni scottanti dell’epoca. Ma se le prime poesie hanno uno stile classico (qualcuno addirittura suggerisce l’accostamento con Carducci e Pascoli), pian piano le modalità della discussione pubblica si affiancano al tono lirico, fino a prenderne il sopravvento. Pasolini accosta alla scrittura in versi quella narrativa, quella per il cinema (via via che l’attività di regista diventa negli anni più importante), e infine, quella di opinionista e critico per i quotidiani e la televisione. Questi interventi, considerati centrali nella sua attività, si trovano ad esempio nei volumi Scritti corsari o Lettere luterane, per citare i più noti. Negli anni Sessanta il Pasolini “corsaro” occupa le scene della cultura nazionale: le sue opinioni sulla politica, la Chiesa, le contestazioni, il divorzio o l’aborto sono attese e temute e suscitano discussioni e prese di posizione che occupano le pagine dei giornali per settimane. Nonché decine di querele.
Nessun poeta, dopo Pasolini, è stato così rilevante per la società italiana. Anzi, si può dire che l’irrilevanza attuale della poesia, sempre meno conosciuta, ha inizio dalla morte di Pasolini. Per questo è fondamentale guardare all’ultima raccolta, Trasumanar e organizzar, che contiene alcune delle poesie più lette e insieme il crollo verticale della fiducia di Pasolini nelle radici del popolo e nell’uomo stesso. Ciò si riflette nello stile, che è appena abbozzato, come se si trattasse un lavoro in corso, lontano dalla classicità delle origini. “La prima impressione che si riceve dalla lettura di questi versi è che il poeta abbia rinunciato all’idea della centralità della poesia” afferma infatti Fernando Bandini.
Si è parlato dell’ultimo Pasolini come di una “diminuzione tonale” del proprio «vero». Nelle sue ultime opere letterarie -la poesia ma anche il romanzo Petrolio- la forma saggistica, il discoro, la prolusione si fonde con la materia poetica e letteraria. Le poesie di Trasumanar e organizzar sono ancora in versi, ma il loro tono è quello dell’orazione, qualche volta della riflessione intima, ma scadono spesso nella forma più prosaica. Sono inoltre dilungate dissertazioni al limite dell’ossessione, che tornano spesso su sé stesse, si contraddicono e poi continuano. In Pasolini è centrale il concetto di “sineciosi”, cioè della figura retorica consistente nell’avvicinare idee antitetiche mediante l’uso di un unico verbo. Nel momento stesso del suo scaturire alla mente, la poesia di Pasolini attua un dibattito tra sé e sé.

Comizi d’amore è un documentario del 1964

Ragazzi di vita: l’umanità ai margini

Un punto di svolta importante nel percorso letterario di Pasolini è la pubblicazione del romanzo Ragazzi di vita, che ottiene un buon successo di vendite e scatena un vivace dibattito: l’opera suscita scandalo e accuse di oscenità, ma diviene una pietra miliare della narrativa neorealista e un atto d’amore verso un mondo perduto, fragile e intensamente umano.
Scritto negli anni Cinquanta, quando a seguito di uno scandalo sessuale lascia il Friuli per stabilirsi a Roma dove fa l’insegnante, Pasolini crede di recuperare l’idea di una sacralità della vita dei contadini della sua terra nella vitalità disordinata ma naturale dei giovani borgatari. Ambientato nella periferia romana del dopoguerra, attraverso uno stile crudo, realistico e fortemente innovativo, vi si raccontano le vicende di un gruppo di giovani poveri – i “ragazzi di vita” – che vivono di espedienti tra caseggiati, fiumi e cantieri.
Il protagonista, Riccetto, rappresenta l’emblema di un’umanità ai margini: ingenua, violenta, vitale, ma anche segnata dalla povertà e dall’assenza di prospettive. Viene adottato un linguaggio ibrido, mescolando italiano letterario e dialetto romanesco, per restituire autenticità alla voce popolare e denunciare l’esclusione sociale dei sottoproletari. Il romanzo non segue una trama lineare, ma procede per episodi, riflettendo il disordine e la precarietà della vita narrata.

Teorema e la crisi della borghesia

Altra opera importante è Teorema, pubblicato nel 1968, un romanzo allegorico che esplora la crisi spirituale e morale della borghesia.
La storia ruota attorno a una famiglia borghese milanese la cui vita ordinaria viene sconvolta dall’arrivo di un misterioso giovane ospite. La sua presenza seduce ciascun membro della famiglia – padre, madre, figlia, figlio e domestica – e provoca in ognuno una profonda trasformazione interiore. Quando il giovane se ne va, i personaggi precipitano in uno stato di smarrimento e follia, incapaci di ritrovare un senso nella loro esistenza, eccetto la domestica, che ha nel finale un’elevazione mistica.
Il romanzo, intriso di simbolismo religioso ed erotico, rappresenta una critica radicale alla vacuità della società borghese e alla sua perdita del sacro; non a caso solo la serva si salva e, anzi, vive un’ipostasi della sua persona.
Il romanzo corrisponde alla versione letteraria del film che ha lo stesso titolo. E si presenta stilisticamente in forma di appunti di sceneggiatura: ancora una volta, nella fase finale della sua vita, Pasolini sembra perdere la certezza della forma letteraria. Come Trasumanar e organizzar mescola il linguaggio poetico al discorso politico dei tempi e al linguaggio saggistico dei suoi articoli infuocati, così nel romanzo Teorema convivono la narrativa, la scrittura per il cinema e per il teatro.
Come dimostra l’opera pasoliniana postrema (e postuma), cioè Petrolio, il pessimismo e la delusione degli ultimi tempi di Pasolini corrisponde a una perdita dell’essenza della forma, come se la sua ricerca fosse un ostacolo all’urgenza di rispondere alle ineluttabili domande e scomparsa di senso della sua epoca.