La voce libera di Johnny Cash, cantastorie senza pregiudizi
Sulla piattaforma Netflix è disponibile il film Tricky Dick and the Man in Black. Vederlo è l’occasione per intercettare questioni che si colgono negli Usa di oggi. Aiuta alla comprensione di cosa è l’animo americano, la sua domanda di verità. La storia è quella che, per certi versi, intreccia le esistenze tra il presidente Richard Nixon e il più amato cantautore country. Due personaggi che rappresentano il volto più autentico degli Stati Uniti. E che si incontrano, in modo assolutamente inaspettato alla Casa Bianca. Tra mille polemiche e problemi spinosi da affrontare: c’è la guerra in Vietnam e una questione sociale che punge. Quella volta avviene qualcosa che dice molto di come le vicende della vita scompaginano i piani e possono aprire a prospettive imprevedibili. Un metodo insidioso e lontano da reticenze, per la narrazione conformista, repubblicana o democratica che sia. Un film da vedere. Per avvertire l’emozione di una bella storia. E di un pensiero vero
8 maggio 2026
Tra Nixon e Trump
di Angelo Stefano Ragazzini e Filippo Berducci
Molte analogie e molte verità si trovano sull’America di oggi nei fatti narrati nel film Tricky Dick and the Man in Black edito su Netflix, immagini di repertorio, materiale d’archivio e bellissime interviste.
Ci aiutano a capire come è difficile dall’esterno comprendere cosa sia l’animo americano, se esso sia cambiato, ma soprattutto indicano chiaramente l’esistenza di una strada vera che pochi sono disposti a percorrere oggi per vivere con verità questo tempo così controverso e smarrito. Aumentato dalla storpiatura, tipica dell’uomo moderno, per cui il proprio tempo è egoisticamente unico mentre la strada giusta per viverlo, pure. Mentre il popolo americano, dimenticato dalle cronache, sembra soffrire più d’ogni altro.
È il 17 aprile 1970 e due personaggi che rappresentano veramente gli Stati Uniti d’America si incontrano nel luogo più emblematico del potere-come-potere e del potere come servizio e ascolto della società: Washington, la Casa Bianca.
Quella sera la voce dell’uomo del popolo si intreccia con quella del potere, ma non si fonde nella chimera odierna, quella figura greca, busto di capra, corpo di leone, coda di serpente.
Tricky Dick è Richard Nixon 37° Presidente degli Stati Uniti, repubblicano, un politico che avrebbe fatto tutte le tappe della carriera politica. Perché amava la politica.
Detto Tricky Dick/l’astuto imbroglione, soprannome coniato dai democratici per la sua campagna elettorale del 1950 -riattualizzato poi dallo scandalo del Watergate- per il posto di senatore in California che lo vide vittorioso e in cui sdoganò insieme alla scaltrezza e capacità tattica -peraltro ben portata- slogan e metodi diffamatori come l’accusa di comunismo, sull’onda facile del maccartismo, verso il concorrente Helen Gahagan Douglas, donna, sostenitrice di diritti civili e dei lavoratori e per posizioni progressiste.
The Man in Black è Johnny Cash il più popolare cantautore degli Stati Uniti e uno dei più intensi e amati cantastorie di tutto il XX secolo, con oltre 100 milioni di dischi venduti. L’uomo in nero si differenziava dagli altri artisti country, perché in lui parlava di quell’anima del realismo di autentica religiosità che vedeva il mondo non come uno scherzo del successo, ma come un dono e un debito, per cui il senso dell’Altro, del dato, non portava a ridurre Dio alla propria riuscita nella vita, in quella valenza protestantica di riduzione a scambio, esito delle proprie azioni, buone o redditizie, ma era anzitutto la creaturalità come dramma, relazione e dunque senso degli altri. Racconta nel film la sorella di Johnny Cash: “Eravamo felici. Ignoravamo di essere poveri, perché avevamo sempre da mangiare e di che vestirci. Eravamo felici di far parte del sogno americano. La nostra famiglia iniziava la giornata nei campi di cotone cantando vecchi inni di chiesa e canzoni che tutti conoscevano; cantavamo insieme brani gospel o country, perché quella era la nostra vita con il Signore”.
Il film racconta che Johnny aveva dodici anni quando perse il fratello Jack (di anni 14), il fratello più amato, candidato a divenire un predicatore come il nonno. Lo vide morire davanti a sé quando l’attrezzo più comune di una casa americana -una sega circolare- si impennò mentre tagliava la legna e lo trafisse dissanguandolo. Perché lui e non io? Era lui quello capace di farcela nel mondo, il predicatore. “Il padre divenne pieno di rabbia, non sopportava il figlio, lo guardava e gli diceva: «Sei quello sbagliato. Saresti dovuto morire tu». In Johnny si aprì una ferita profonda, un vuoto che fece sbandare la sua vita, ma la radice vera, di quel mondo ricevuto, in modo commovente, risorgeva sempre. La misura erano quelli come lui, i respinti, i non risusciti, quelli che avrete sempre con voi.
La strada, tra disperazione e droga
Questa è la strada che Johnny Cash ha percorso ed è quella da ritrovare oggi, in una nuova socialità. L’unica alternativa è tra democratici e repubblicani, quella che la politica di oggi offre? La strada in nero di Cash divenne canzone, il dolore fu canto, riattualizzando in modo nuovo tutta una tradizione che univa.
Cash andò per primo a cantare per i detenuti, nella Folsom Prison nel gennaio del 1968. “Vide la disperazione nei loro occhi e pensò: «Grazie a Dio non sono io, ma ho fatto degli sbagli nella vita, potrei esserci io lì».
L’America lo seguiva perché ritrovava nelle sue canzoni la propria biografia di uomini sconosciuti, dell’uomo che, nonostante tutto spera, che vede, che sa, che cerca, ma non solo, perché sa che c’è un Altro che fa. Le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri. Cash abbracciava e si chiedeva i perché. “Era il sostenitore degli svantaggiati e degli oppressi. Era considerato un ribelle e questo attirò un vasto pubblico, ma il bello era che proprio quando pensavano di conoscerlo, lui cambiava. Molte sue canzoni, teoricamente country, finivano nelle classifiche pop”. Gli operai amavano le sue canzoni.
“Era pieno di amore e di fede, lavorava sodo e si era fatto da solo, ma era anche un uomo che aveva toccato il fondo. Che si tratti di alcol o droga, queste sostanze cambiano la tua personalità, il tuo atteggiamento, il tuo aspetto. Lui passò attraverso tutto questo: commise errori e divenne un uomo diverso quando era in quello stato”. La Dilexi te, ti ho prediletto, di Papa Prevost è passata inosservata ma indica quella strada. Dilexi te. Chi? I poveri, la predilezione storica di Cristo e della Chiesa per chi ha bisogno, per chi ha ultimamente solo la propria umanità. Il povero.
Un’America non meno divisa di oggi, anzi
E Nixon? L’ America tra il 1968 e il 1972 è un cataclisma sociale. La guerra in Vietnam divide gli Stati Uniti, le proteste sono violente, Kennedy, il fratello Bob sono morti, ucciso anche Luther King. Il patriottismo americano si scontra con una guerra impopolare, esportare democrazia come ieri e anche oggi. “America divisa tra “falchi” e “colombe”, continuare la guerra o finirla, due fazioni, entrambe americane, entrambe patriottiche si scontrarono tra loro. Era la “tempesta perfetta” e Nixon lo capì. La musica una distrazione di massa, il realismo deve essere quello analitico, contabile e finanziario, neanche quello dei morti. Quello americano è dunque un sogno? No, diciamolo da europei. Basta intendersi. Don Luigi Giussani diceva in modo icastico “il sogno incanta, l’Ideale invece incarna”. Cash ce lo fa vedere.
Il cantastorie alla Casa bianca
Il successo di Johnny crebbe parallelamente a quello di Nixon, che vinse le presidenziali del 1968. Lo scarto fu minimo: vinse con il 43% dei voti.
Dal 1969 sulla TV nazionale andava in onda il Johnny Cash Show, talk televisivo di canzoni e dialoghi. Scandalizzando tanti, il cantante chiamò perfino un notissimo attivista di sinistra ma sincero patriota. Johnny Cash, come molti nel Sud, inizialmente supportava la posizione del presidente. Durante il suo spettacolo disse: «Io e la mia famiglia appoggiamo il Presidente degli Stati Uniti nella sua missione per una pace giusta e duratura». Lo staff, proveniente da California e New York, era incredulo, ma Johnny ordinò di mandare in onda il messaggio. Nixon gli scrisse una lettera di ringraziamento e lo invitò alla Casa Bianca.
Cash era rispettato e riverito sia da icone della cultura alternativa che da importanti figure della cultura dominante. “Era un conservatore convinto, poiché i suoi genitori venivano da quella parte dell’Arkansas. Non ricordo che qualcuno in famiglia criticasse il governo. Non importava chi fosse il presidente. Johnny amava l’America. Credeva che il governo andasse supportato, così come il presidente. Era uno degli uomini più patriottici che io abbia mai conosciuto”. (testimonianza di un amico).
Difficile, eppur possibile dire di no. Ma l’uomo in nero accoglie l’invito, perché il Presidente è di tutti, non rifiuta ma suscita tremendi contraccolpi, in case discografiche, lettori e fans.
“Tricky Dick”, il potere ha bisogno della sua verità
Johnny rappresentava Nashville, il Country & Western, la “nostra” cultura, quella americana, diremmo oggi “non woke”. Ma il Presidente voleva la verità, la sua, l’omaggio, non la strada alternativa, quella dell’uomo in nero. “Nacque un caso politico sulle canzoni richieste per la serata. Nixon chiese esplicitamente due canzoni country, “Okie from Muskogee” (che criticava gli hippy) e “Welfare Cadillac” (che ironizzava su chi viveva di sussidi), scatenando polemiche tra i leader dei diritti civili, che la ritenevano offensiva verso i poveri”. Johnny Cash si trovò in una posizione difficile, racconta il film. I politici volevano usarlo per la loro strategia elettorale nel Sud. Nixon si identificava in Johnny, pensando fossero spiriti affini anche per via dell’infanzia povera e della perdita dei fratelli (due fratelli di Nixon morirono di tubercolosi).
Quando nacque suo figlio John Carter, incontrò l’evangelista Billy Graham, che lo incoraggiò a usare il suo dono per parlare ai giovani. Johnny sentì la responsabilità del futuro e scrisse una nuova canzone: “What Is Truth” (Cos’è la verità). Arrivò la sera del concerto alla Casa Bianca, proprio il giorno dell’atterraggio dell’Apollo 13. C’era un’atmosfera di grande attesa. Johnny non eseguì “Welfare Cadillac”, si rivolse al pubblico parlando dei feriti visti in Vietnam e presentò una poesia per i giovani americani, cantando poi “What Is Truth”. Nixon, seduto in prima fila, apparve visibilmente a disagio. Johnny stava mandando un messaggio al potere: i giovani e gli emarginati andavano ascoltati. In quel momento Johnny Cash si schierò: era una “colomba con gli artigli”.
Un giovane sta seduto sul banco dei testimoni
L’uomo con il libro dice ”Alza la tua mano”
”Ripeti dopo di me, giuro solennemente”
L’uomo guardò i suoi lunghi capelli
e nonostante il giovane avesse solennemente giurato
nessuno sembrò più intento ad ascoltare
E non importò affatto se la verità si trovasse lì
Importava il taglio dei suoi abiti e la lunghezza dei suoi capelli
E la malinconica voce della gioventù grida ”Cos’è la verità?”
(…) Faresti meglio ad aiutare la voce della gioventù nel trovare ”Cos’è la verità?”(Versione italiana di Mary Jane)
Pochi giorni dopo, il 30 aprile l’annuncio del Presidente della invasione della Cambogia. Scontri nei campus per le manifestazioni studentesche e lo stato d’emergenza, la Guardia Nazionale fu inviata nella Kent State. Il 4 maggio 1970 il massacro alla Kent University in Ohio, aprirono il fuoco, in 13 secondi vennero sparati 67 colpi, quattro studenti tra il 19 e i 20 furono uccisi, nove feriti di cui uno paralizzato a vita.
“Qual’è la verità”? I fatti sono gli stessi e la strada è già tracciata nell’America di ieri e di oggi. Se si fanno domande la verità emerge. Il mondo è tutto un problema, ieri e oggi. Don Luigi Giussani amava ripetere che i problemi sono la stoffa della vita, altrimenti cosa sarebbe la vita?! E la risposta a un problema, sottolineava, sono tutti i fattori di quel problema, non “una risposta”, ma adequatio rei et intellectus; l’emergere di tutti i fattori, agli occhi miei e dell’altro. Lontanissimo dalla sufficienza di Ponzio Pilato. Johnny Cash uno di noi, su Netflix imperdibile l’emozione di una storia e un pensiero vero. Guardatelo.
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