L’amicizia fra i popoli. Altro che egemonia culturale
Si parla tanto, troppo dell’importanza di esercitare un potere culturalmente egemonico. Una logica oscura che punta al consenso e al controllo. Un pensiero dominante sul popolo dominato. Un deficit di umanità chiunque diriga l’orchestra. La cultura, quando autentica, è altro. È occasione di incontro, dialogo, confronto, relazione. Dal 1981 il Meeting per l’Amicizia fra i Popoli è un laboratorio creativo che apre e non comprime. E quest’anno la presenza di papa Leone XIV dice dell’importanza di luoghi dove si tende la mano. In un tempo così infatuato alla logica della forza e della violenza. Dove il potere diventa abuso di potere
17 luglio 2026
Editoriale
L’egemonia culturale è l’espressione di un potere sottile ma pervasivo, che va oltre il dominio politico tradizionale si radica nella vita quotidiana, modellando la percezione della realtà e le relazioni sociali. Dunque, l’egemonia culturale è l’esercizio di un predominio, appunto culturale, imposto come una parte su tutte le altre.
Una forma di controllo, di conformismo, di allineamento su valori imposti attraverso la costruzione meticolosa di un consenso che è un surrogato di libertà.
Chi comanda, a turno, si adopera con sottigliezza per affermare la propria egemonia culturale in modo che i dominati si riconoscano nel pensiero dei dominanti.
Non proprio una bella cosa. E invece. E invece siamo ancora lì a rimestare nella convinzione che fu di Antonio Gramsci, prendendola come conviene in questo tempo dove c’è una sbornia diffusa a confondere il potere con lo stra-potere.
Gli interessati di turno ritengono che la presa di possesso dell’egemonia culturale sia un fattore decisivo. Adesso tocca a noi dirigere l’orchestra, riecheggia in chi ha vinto. Un senso di rivalsa col passato che emerge con una certa fierezza e puntiglio. A ben vedere, un comportamento analogo a quello che si è subìto.
Un problema serio, a lume di ragione. Ma tant’è. Oggi il tema della libertà è così degradato a vicenda irrilevante che la circolazione sana di idee non è contemplata. L’egemonia culturale è, in fondo, il tentativo di comprimere il libero via vai. L’egemonia culturale è dettare la linea. L’obiettivo è la soluzione a senso unico.
Il vizio della supremazia
Ciò che dovrebbe allarmare è il fatto che non si ragioni sul metodo dell’egemonia culturale per prenderne le distanze, per metterne in evidenza i vizi, le opacità, le incongruenze con l’autentica libertà d’espressione.
La politica è ferma a questa imbarazzante infatuazione. E poi dici che la politica ha il fiato corto. Eppure, basterebbe aprire un vocabolario e leggere il significato della parola egemonia per fermarsi un secondo a riflettere. Prendiamo, alla lettera, dalla Treccani: «Egemonìa s. f. [dal gr. ἡγεμονία; v. egemone]. – Supremazia di uno stato su altri stati minori, con riferimento in origine all’autorità politico-militare che nell’antica Grecia era detenuta dallo stato più forte all’interno di una lega o alleanza: l’e. spartana o di Sparta, nella lega peloponnesiaca; l’e. di Atene, nell’ambito della lega delio-attica; e con senso più generico: l’e. tedesca nel secolo 19°. Per estens., preminenza, supremazia esercitata in qualche settore politico o anche non politico: avere, possedere, perdere l’e. dei mari o navale; e. economica, commerciale, industriale; l’e. intellettuale di Atene sulla Grecia; l’e. della borghesia; e. culturale».
Siamo sul filo del rasoio. In altri termini: c’è un’aria che manca l’aria… , commenterebbe Gaber. Eppure, anche la nostra politica ha avuto occasione di fare un’esperienza culturale di tutt’altro segno. Di tutt’altro metodo: il Meeting per l’Amicizia fra i Popoli che, dal 1981, anima il dialogo, l’incontro, la curiosità fra culture che sono ricchezza e mai un problema. La manifestazione riminese è l’esatto contrario del concetto di egemonia culturale. Non ha quel tipo di preoccupazione. E infatti è materia viva, luogo di bellezza, di discussione schietta, di profondo interesse verso l’umana avventura.
La fede non si impone, si propone
L’Amicizia fra i Popoli è relazione non certo egemonia di un popolo su un altro popolo. È una sfida a tutto ciò che riduce la cultura a strumento di potere. A forma violenta di controllo.
Quest’anno, il 22 agosto, sarà al Meeting Leone XIV (quarantaquattro anni dopo la commovente partecipazione di Giovanni Paolo II. Ecco un passaggio di quell’intervento che sembra detto in questo momento: “L’uomo di oggi è fortemente impegnato a riformulare il rapporto con il mondo che lo circonda; con la scienza e con la tecnica. Vuole scoprire risorse sempre nuove per la sua vita e per la convivenza tra i popoli;tende a realizzare un processo che tutti vorrebbero pacifico e ad esaltare l’arte come espressione della propria libera creatività. Nonostante questo, la pace oggi è gravemente minacciata, la scienza e la tecnica rischiano di generare uno squilibrio carico di conseguenze negative nel rapporto tra uomo e uomo, tra l’uomo e la natura, tra nazioni e nazioni. Da questa contraddizione, che sembra inarrestabile perché strutturalmente connessa al mistero del male, è necessario che lo sguardo si volga ‘all’artefice della nostra salvezza’ per generare una civiltà che nasca dalla verità e dall’amore.
La civiltà dell’amore! Per non agonizzare, per non spegnersi nell’egoismo sfrenato, nell’insensibilità cieca al dolore degli altri. Fratelli e sorelle, costruite senza stancarvi mai questa civiltà! La consegna che oggi vi lascio. Lavorate per questo, pregate per questo, soffrite per questo! E con tale auspicio, tutti vi benedico, nel nome del Signore”) che con l’enciclica Magnifica Humanitas ha inteso entrare in rapporto con l’umanità ferita di un tempo, come l’attuale, caotico e annebbiato. Non vi è nulla di egemonico nel suo scritto. Un vero atto d’amore. Di amicizia.
La sua presenza al Meeting 2026 è il riconoscimento di un luogo che storicamente attrae l’umano. Dove la cultura è un’esperienza che coinvolge l’intera persona. Dove la fede non si impone, ma si propone. Dove la cultura è vista come un’esperienza che deve essere messa alla prova e quindi verificata nella quotidianità della vita concreta. Anche nelle situazioni più estreme.
Come testimonia in Terra Santa il cardinale Pierbattista Pizzaballa (il patriarca di Gerusalemme dei Latini interverrà e concluderà la kermesse di Rimini).
L’egemonia culturale è, nella sostanza, la negazione di un’esperienza vera, verificata. L’egemonia culturale non tende la mano ai popoli. La mozza.