Leggere i classici? Almeno leggere, per conoscersi

Ma gli scolari leggono? E se sì cosa leggono? Domande quanto mai attuali. Che poste da un prof a una classe di “primini” sono destinate a ricevere una sola risposta: il silenzio. Allora che fare? Procedere secondo canoni consueti oppure avviare una piccola avventura quotidiana come quella di leggere qualche pagina di un classico che poi è da intendersi cosa significhi incontrare un classico della letteratura? Incontrarne i personaggi? Familiarizzare con loro? Ecco allora farsi strada la convenienza e la sorpresa dell’inconsueto


14 novembre 2025
Pagine con vista
di Paolo Covassi

Quest’anno ho una prima. Nessuno nella mia scuola vuole le prime. Invece a me non dispiace; certo, sono faticose, ma in qualche modo è come se ci fosse una sorta di “imprinting”, o almeno mi piace pensare che sia così, e che quindi siano in qualche modo “migliori”.
Un po’ superbo come pensiero, lo ammetto, o quanto meno spocchioso, ma a dirla tutta quando mi sono trovato a prendere classi “alte”, tipo una terza, è stato tutto molto più difficile. In ogni caso, tutto questo per dire che anche quest’anno ho una prima di futuri geometri e, devo dire, non mi posso proprio lamentare. Il mio collega di matematica, pur di fronte a una prova d’ingresso con poche sufficienze, ha parlato addirittura di “un’inversione di tendenza”.
Da dopo lo stop forzoso del Covid (perché di stop didattico si è trattato, poche storie) per la prima volta abbiamo una classe che è (leggermente) migliore della precedente e non peggiore. Certo, una rondine non fa primavera, ma quando si vede la prima rondine c’è sempre un sobbalzo di stupore.

C. S. Lewis Narnia @David Jones – PA Images Getty Images

A chi di voi piace leggere?

Preso dall’entusiasmo e dai risultati piuttosto buoni anche dei miei test di ingresso porgo la fatidica domanda: “a chi di voi piace leggere?” Gli sguardi di questi piccoli primini ancora trattenuti dall’emozione dei primi giorni di scuola mi ricordano la bancarella del pesce del venerdì: a parte il ghiaccio, l’espressività è la stessa. “Ok, chi di voi almeno ogni tanto legge?”
Niente, zero, nothing, niet, nada. “Almeno i fumetti, no?” Silenzio. “Almeno al cinema ci andate?” Si alza una mano timidamente: “io guardo le serie tv…” Gli altri? Neanche quello, o magari sì, ogni tanto. Non è difficile intuire come passino il tempo al di fuori della scuola e una rapida indagine me lo conferma: scrollando. Video veloci, velocissimi, stabiliti da un logaritmo che lo zapping televisivo sembra roba da dinosauri. Meno male che almeno durante le ore di scuola il telefono resta in borsa, ma come per un effetto elastico ecco che il tempo pomeridiano scorre sotto il pollice senza che se ne rendano conto. Non demordo. Cito una serie di libri più o meno imprescindibili, scopro che per fortuna molti di loro hanno letto dei libri a scuola, alle medie.
Così decido e, dal giorno dopo, quasi ogni lezione leggiamo insieme un brano, un racconto, che a volte diventa spunto di discussione e a volte, semplicemente, rimane un’esperienza in più. Mi piacerebbe far capire loro che leggere non è altro che la possibilità di vivere molte più vite: vorrei portarli nel deserto a incontrare un aviatore precipitato e il suo piccolo amico, salire sul monte fato con Sam che trasporta Frodo e il suo anello, passare oltre l’armadio con Peter e Lucy per incontrare il signor Tumnus e poi, chissà, girare con Renzo nel Lazzaretto o incontrare Beatrice in cima al monte del Purgatorio.

Come dice Calvino

“Perché fare tutta questa fatica?” è la frase con cui una collega mi lascia nel corridoio dopo che avevo espresso il mio punto di vista. “Hai ragione – dice invece un altro collega, forse per consolarmi – ma a volte sembra un’impresa ardua. In fondo questi ragazzi hanno scelto un istituto tecnico… poi, come dice Calvino, i classici non vanno letti per dovere”. “Io non parlo necessariamente di classici, anche perché alcuni sono talmente lontani da loro che sarebbe uno sforzo assurdo. Leggere è un modo per vivere esperienze che ci aiutino a porre delle domande e a farci capire chi siamo… per noi non è stato così? E non continua a esserlo?”“Grazie al cielo sì. Infatti, sempre Calvino, non indica i classici come libri lontani nel tempo, secondo lui sono quelle opere che non hanno mai finito di dire ciò che hanno da dire; sono opere che resistono al tempo e che, rilette in età diverse, si trasformano insieme al lettore”.
Resta la domanda della collega: perché fare tutta questa fatica? Potremmo prendere le nostre antologie e insegnare ai ragazzi lo schema narrativo, la differenza tra fabula e intreccio o a riconoscere le sequenze dialogiche da quelle riflessive e nessuno ci potrebbe dire che non abbiamo fatto il nostro dovere.
Se il nostro compito fosse istruire dei ragazzi. Ma se fosse quello di accompagnarli a diventare adulti? Allora la fatica di confrontarsi con i classici (nell’accezione di Calvino) vale la pena. Se “leggere i classici” vuol dire affrontare per “dovere di programma” La coscienza di Zeno o I Malavoglia allora, come direbbero i miei studenti, anche no. Ma se leggere i classici vuol dire proporre ai ragazzi quei testi che a nostra volta ci costringono a svegliarci dal torpore quotidiano e a porci quelle domande scomode (ma vitali) che il narcotizzante scrolling di tik-tok mira a farci dimenticare, beh, allora forse è una fatica che si fa volentieri.
Leggere Dante, Manzoni, Calvino, ma anche Saint-Exuperi, Lewis o Mencarelli diventa un’avventura che si affronta insieme e che è entusiasmante proprio perché non si sa dove ci può portare ma che sappiamo, per esperienza, che non ci deluderà proprio perché non ci ha mai deluso.

Severus Piton – Harry Potter

Il vantaggio di incontrare

Detto questo, però, occorre tenere presente la realtà che abbiamo di fronte e della disabitudine alla lettura dei miei primini. Ci vorrà un cammino di avvicinamento, non si potranno affrontare certi testi senza aver prima “dimostrato” il vantaggio che leggere comporta. Non tutti seguiranno, non tutti diventeranno lettori e il numero di pagine resterà sempre uno dei principali motivi per desistere ancora prima di cominciare, ma credo davvero che incontrare Ulisse, Paolo e Francesca, Don Chisciotte, Robinson Crosue, Jacopo Ortis, Serafino Gubbio o Frodo e Aslam o perfino Harry Potter possa essere un modo per incontrare una parte di sé che, se viviamo solo la nostra vita, rischiamo di non trovare mai.