Attualità e inattualità di uno scrittore, di un uomo del novecento.

Spunti dal nostro Archivio per leggere Il Mestiere di vivere di Cesare Pavese.
Quest’anno per la ricorrenza della sua morte (agosto 1950) abbiamo realizzato la bellissima pièces-teatrale-Online I Dialoghi con Leucò, con giovani attori del Corso di Teatro del CMC e Andrea Carabelli.
Qui proponiamo la lettura e il podcast della straordinaria testimonianza del giovane sacerdote che strinse dialoghi con lui dal 1941 e il 1944 (nascosti dai fascisti nel Collegio Trevisio di Casale Monferrato). Gli appunti del diario, le pagine più acute de Il mestiere di vivere si devono a questo incontro.
Padre Giovanni Baravalle, il Padre Felice de La casa in collina, racconta di questa amicizia e dell’esperienza religiosa di Pavese, riprese da tutta la stampa nel 1990 quando parlò al CMC davanti a una commossa Fernanda Pivano.
La cultura rimprovera ancora a Pavese un’esperienza particolare, irripetibile: la solitudine della condizione umana (Davide Layolo diceva che Il Mestiere di vivere non è un libro da leggere).
Come mai? Perché la ricerca di verità di sé implicitamente indicava “il professionismo dell’entusiasmo è la più nauseante delle insincerità”.
Una situazione che ancora ci accompagna. Normalmente nella vita si cerca di superare questa angoscia attraverso le cose più semplici, l’amicizia, l’impegno politico, il lavoro, l’affettività.
Ma Pavese mostrava con la sua “testarda insistenza” la non tenuta dii quegli ideali, per come erano vissuti.
Cercare di uscire da questa solitudine, attraverso l’incontro con l’altro uomo. Così attuale, così umanamente scoperto e vero nel suo grido. Così da leggere.

 

Il pavese sconosciuto. Parla un testimone

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