Leone XIV: “In Occidente dilaga un linguaggio nuovo dal sapore orwelliano”

Le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe.
Estratti luminosi dal discorso del Santo Padre al Corpo Diplomatico accreditato in Vaticano. Il fervore bellico sta dilagante, crisi del multilateralismo.
“La libertà di coscienza messa in discussione anche da parte di quegli Stati che si dichiarano fondati sulla democrazia e i diritti umani”. Il rilancio la persona e la sua inviolabile dignità e sacralità al centro, è equilibrio tra l’interesse collettivo e la dignità individuale, perché “una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale”.


16 gennaio 2026
Editoriale

©Yannis Behkaris | An Israeli soldier walks through a field near Kibbutz Nahal Oz, near the Gaza Strip, in February 2008. Award-winning Reuters photojournalist Yannis Behrakis died on March 2 after a long battle with cancer. He was 58

“Uno sguardo sul nostro tempo, così travagliato da un crescente numero di tensioni e di conflitti”. Così papa Leone XIV il 9 dicembre 2026 indicava, al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, la traiettoria del suo discorso. Riprenderne alcuni passaggi in un momento di crisi profonda dell’istituto della diplomazia che sta determinando, giorno dopo giorno, un traumatico avvitamento distruttivo, è un fecondo contributo non solo sul piano della chiarezza analitica ma anche, se non soprattutto, sulle sfide che il suo pensiero – che è il pensiero della Chiesa – lancia a ciascuno di noi nel presente conflittuale che stiamo vivendo.

Il principio dell’inviolabilità della dignità umana

Quello espresso dal Santo Padre è stato un richiamo realistico al senso di responsabilità che oggi sembra proprio essere disatteso in modo particolare da chi ricopre incarichi di governo ai massimi livelli. Gli effetti di tale deficit producono solo un innalzamento dello scontro, della violenza diffusa, di un doloroso arretramento dell’umano. Ha detto il papa che “nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé «nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini», ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile”. Parole nette, inequivocabili, saggiamente preoccupate. E ha proseguito per chiarire ulteriormente: “Vorrei richiamare particolarmente l’importanza del diritto umanitario internazionale, il cui rispetto non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici. Il diritto umanitario, oltre a garantire, nelle piaghe della guerra, un minimo di umanità, è un impegno che gli Stati hanno preso. Esso deve sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti, al fine di mitigare gli effetti devastanti della guerra, anche in un’ottica di ricostruzione. Non si può tacere che la distruzione di ospedali, di infrastrutture energetiche, di abitazioni e di luoghi essenziali alla vita quotidiana costituisce una grave violazione del diritto umanitario internazionale.
La Santa Sede ribadisce con fermezza la propria condanna di ogni forma di coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari e auspica che la Comunità internazionale ricordi che la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita conti sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale”.

Papa Leone XIV in udienza con il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (©Vatican Media Catholic Press Photo)

Il significato autentico delle parole

Diplomazia, diritto internazionale, sacralità della vita, multilateralismo. E ancora sul multilateralismo adesso sempre più messo in disparte quasi fosse un ferrovecchio, il pontefice ha sottolineato come “lo scopo del multilateralismo è, dunque, offrire un luogo perché le persone possano incontrarsi e parlare, sul modello dell’antico foro romano o della piazza medievale”.
Ed ha precisato con un affondo per nulla scontato che “tuttavia, per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Riscoprire il significato delle parole è forse una delle prime sfide del nostro tempo. Quando le parole perdono la loro aderenza alla realtà e la realtà stessa diventa opinabile e in ultima istanza incomunicabile, si diventa come quei due, di cui parla Sant’Agostino, che sono costretti a rimanere insieme senza che nessuno di loro conosca la lingua dell’altro”.
Dunque, qualora lo avessimo dimenticato, riprendere confidenza con il significato autentico delle parole è un elemento sostanziale che stringe rapporti, connota i dialoghi, genera relazioni virtuose. Invece, ha detto il papa, “nei nostri giorni il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare, ma, nelle pieghe dell’ambiguità semantica, diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari.
Abbiamo bisogno che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe. Solo così può riprendere un dialogo autentico e senza fraintendimenti. Ciò deve avvenire nelle nostre case e piazze, nella politica, sui mezzi di comunicazione e sui social media e nel contesto dei rapporti internazionali e del multilateralismo, affinché quest’ultimo possa riacquistare la forza necessaria per svolgere quel ruolo di incontro e di mediazione, necessario a prevenire i conflitti, e nessuno sia tentato di prevaricare l’altro con la logica della forza, sia essa verbale, fisica o militare”.

©Yannis Behkaris

L’ideologico occidente

Una parola svilita, sempre più fragile, sempre più funzionale a progetti ideologici e perciò ambigui, dice un mondo ridotto, banalizzato, vieppiù zoppicante, incerto. Quando la parola è attaccata nella sua verità la realtà prende una piaga disumanizzante, insidiosa, di più, pericolosa.
Il Santo Padre su questo è stato netto, esplicito fin nel dettaglio. Ecco il suo pensiero: “Il paradosso di questo indebolimento della parola è sovente rivendicato in nome della stessa libertà di espressione. Tuttavia, a ben vedere, è vero il contrario: la libertà di parola e di espressione è garantita proprio dalla certezza del linguaggio e dal fatto che ogni termine è ancorato alla verità. Duole, invece, constatare come, specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano. Da questa deriva ne conseguono, purtroppo, altre che finiscono per comprimere i diritti fondamentali della persona, a partire dalla libertà di coscienza. In tale contesto, l’obiezione di coscienza consente all’individuo di rifiutare obblighi di natura legale o professionale che risultino in contrasto con princìpi morali, etici o religiosi profondamente radicati nella sua sfera personale: che si tratti del rifiuto del servizio militare in nome della non violenza o del diniego di pratiche come l’aborto o l’eutanasia per medici e operatori sanitari. L’obiezione di coscienza non è una ribellione, ma un atto di fedeltà a sé stessi. In questo particolare momento storico, la libertà di coscienza sembra essere oggetto di un’accresciuta messa in discussione da parte degli Stati, anche da quelli che si dichiarano fondati sulla democrazia e i diritti umani. Tale libertà stabilisce, invece, un equilibrio tra l’interesse collettivo e la dignità individuale, sottolineando che una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale”.

Papa Leone XIV nella Moschea Blu – Santa Sofia – Viaggio in Turchia e Libano

La discriminazione religiosa verso i cristiani

Ancora un frammento dell’illuminante discorso del papa da porre alla nostra attenzione ci appare doveroso. Tanto è dirimente. “Non va tuttavia trascurata una sottile forma di discriminazione religiosa nei confronti dei cristiani, che si sta diffondendo anche in Paesi dove essi sono numericamente maggioritari, come in Europa o nelle Americhe, dove talvolta si vedono limitare la possibilità di annunciare le verità evangeliche per ragioni politiche o ideologiche, specialmente quando difendono la dignità dei più deboli, dei nascituri o dei rifugiati e dei migranti o promuovono la famiglia. Nell’ambito delle sue relazioni e azioni a livello internazionale, la Santa Sede assume costantemente una posizione in difesa della dignità inalienabile di ogni persona. Non si può dunque tralasciare, ad esempio, che ogni migrante è una persona e che, in quanto tale possiede dei diritti inalienabili, che vanno rispettati in ogni contesto. Non tutti i migranti, poi, si spostano per scelta, ma molti sono costretti a fuggire a causa di violenze, persecuzioni, conflitti e persino per l’effetto dei cambiamenti climatici […]. Rinnovo l’auspicio della Santa Sede che le azioni che gli Stati intraprendono contro l’illegalità e il traffico di esseri umani, non diventino il pretesto per ledere la dignità di migranti e rifugiati”.
Diversi spunti, dunque. Che si tengono benissimo insieme. E che suggeriscono la necessità di una svolta umana e culturale. Di un recupero di quel che invece si ritiene superato. Si è chiuso il Giubileo della Speranza. È fondamentale ripartire dalla novità della speranza.