“Non c’è fine al mio stupore, al mio tacere. Ascolta”
Wisława Szymborska

Martedì 14 aprile 2026, ore 18.15
Auditorium CMC
Largo Corsia dei Servi, 4 Milano
Valeria Rossella
poetessa, traduttrice
Jarosław Mikołajewski
poeta, reporter, traduttore
coordina Gianfranco Lauretano, poeta e scrittore
Maria Wisława Anna Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1 febbraio 2012).
Premiata con il Nobel per la letteratura nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti è considerata la più importante poetessa polacca degli ultimi anni e una delle più amate di tutto il mondo.
In Polonia i suoi libri hanno raggiunto cifre di vendita (500 000 copie vendute, come un bestseller). Aveva ironicamente osservato, nella poesia intitolata Ad alcuni piace la poesia (Niektórzy lubią poezję), che la poesia piace a più di due persone su mille.
I suoi versi e la sua figura vengono citati sulla stampa, alla radio e in televisione, comparendo in canzoni e spettacoli teatrali, in graphic novel e centinaia di siti web, blog e video.
E’ Cracovia la sua cultura, l’Università Jagellonica, l’influenza di Czeslaw Milosz, un periodo giovanile osservante del socialismo che poi rinnega avvicinandosi e collaborando alle riviste del Samizdat dei dissidenti e al movimento di Solidarnosc.
Libera, lucida, disincantata, la sua poesia traversa mode e stili per approdare alla registrazione di crudeltà e paradossi dell’io-nel-mondo, testimone illuminista che prende la parola non per mostrarci le magie del linguaggio ma usandola come strumento di percezione etica.
In terra di una Polonia europea, una ironica consapevolezza si incentra in colloqui interni, intimi ma sovversivi, che la poetessa offre al lettore. Il dramma del mondo non sono vaghe occasioni di protesta ma dettagli visibili che mettono in luce e alla prova l’interezza di sentimenti assoluti della vita, come testimonia la sua esemplare poesia dedicata al crollo delle torri gemelle di New York, nel 2001.
Ne parliamo con una figura di spicco della Polonia, poeta, giornaista e scrittore e con una poetessa e tradutrice delle opere di Szymborska.
Maria Wisława Anna Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1 febbraio 2012). Premiata con il Nobel per la letteratura nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti, è considerata la più importante poetessa polacca degli ultimi anni e una delle poetesse più amate dal pubblico di tutto il mondo.
In Polonia i suoi libri hanno raggiunto cifre di vendita (500 000 copie vendute, come un bestseller). Aveva ironicamente osservato, nella poesia intitolata Ad alcuni piace la poesia (Niektórzy lubią poezję), che la poesia piace a più di due persone su mille.
In terra di una Polonia europea una ironica consapevolezza si incentra in colloqui interni, intimi ma sovversivi, che la poetessa offre al lettore. Il dramma del mondo non sono vaghe occasioni di protesta ma dettagli visibili che mettono in luce l’integrità di sentimenti assoluti, come testimonia la sua esemplare poesia dedicata al crollo delle torri gemelle di New York, nel 2001 “La fotografia li ha fissati vivi, e ora li conserva / sopra la terra verso la terra/ e non aggiungere l’ultima frase”, un voler andare oltre i concetti comuni e le frasi fatte, un cercare sempre una parola nuova che salvi dal disastro della fine, siamo, sì, imperfetti, ma vivi.
Nel 1931 si trasferisce con la famiglia a Cracovia, dove rimarrà fino alla morte. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale nel 1939, continua gli studi liceali sotto l’occupazione tedesca, seguendo corsi clandestini e conseguendo il diploma nel 1941. A partire dal 1943, lavora come dipendente delle ferrovie e riesce a evitare la deportazione in Germania come lavoratrice forzata. In questo periodo comincia la sua carriera di artista con delle illustrazioni per un libro di testo in lingua inglese. Inizia inoltre a scrivere storie e, occasionalmente, poesie.
Negli anni quaranta la pubblicazione di un suo primo volume viene rifiutata per motivi ideologici: il libro, che avrebbe dovuto essere pubblicato nel 1949, non supera la censura in quanto «non possiede i requisiti socialisti». Ciò nonostante, come molti altri intellettuali della Polonia post-bellica, nella prima fase della sua carriera, Szymborska rimane fedele all’ideologia ufficiale della PRL:
In seguito prenderà nettamente le distanze da questo «peccato di gioventù», come da lei stesso definito, Successivamente prende le distanze anche dai suoi primi due volumi di poesie.
Sempre a Cracovia, comincia nel 1945 a seguire nel primo momento i corsi di letteratura polacca, per poi passare a quelli di sociologia, presso l’Università Jagellonica, senza però riuscire a terminare gli studi: nel 1948 è costretta ad abbandonarli a causa delle sue scarse possibilità economiche. Ben presto viene coinvolta nel locale ambiente letterario, dove incontra Czesław Miłosz che la influenzerà profondamente.
Dal 1981 al 1983 lavora come redattrice del mensile di Cracovia «Pismo». Negli anni ottanta intensifica l’attività di opposizione collaborando al periodico samizdat Arka, con lo pseudonimo «Stanczykówna», e al «Kultura». Si impegna inoltre per il sindacato clandestino Solidarność. Dal 1993 pubblica recensioni sul supplemento letterario del «Gazeta Wyborcza», importante quotidiano polacco.
Nel 1996 viene insignita del Premio Nobel per la letteratura «per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d’umana realtà». Ha anche tradotto dal francese al polacco alcune opere del poeta barocco francese Théodore Agrippa d’Aubigné.
Le sue opere sono tradotte in numerose lingue. Pietro Marchesani ha tradotto la maggior parte delle sue raccolte poetiche in italiano; Karl Dedecius le ha diffuse in tedesco; il Premio Nobel Czesław Miłosz le ha tradotte in inglese, seguito poi da Joanna Maria Trzeciak e dalla coppia di traduttori Stanisław Barańczak e Clare Cavanagh. La sua più recente raccolta poetica, Dwukropek (Due punti), apparsa in Polonia il 2 novembre 2005, riscuote uno strepitoso successo, vendendo oltre quarantamila copie in meno di due mesi.
