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Martedì 14 Aprile ore 21.00

Interviene
Alain Finkielkraut, Filosofo
Dialogo con
Pigi Colognesi, Giornalista
Flora Crescini, Insegnante

Sala di via S. Antonio,Via S. Antonio 5 (MM Duomo/Missori)

Un’occasione unica per dialogare con Alain Finkielkraut, filosofo contemporaneo di fama internazionale e di grande intensità. Un ricercatore del vero, da diverso tempo amico del CMC, fin dal 1992 quando scrisse “Péguy le mécontemporain (l’incontemporaneo)”, oggi tradotto da Lindau.

Sarà ancora il cristiano convertito Charles Peguy, riscoperto dall’ebreo Finkielkraut ad indicare la strada ed aprire i temi di questo dialogo sul nostro tempo, sull’uomo contemporaneo, e su quello spazio di libertà che chiamiamo Europa. Come documenta anche il libro appena uscito da Guanda “L’identità infelice”.

“Come lui –dice Finkielkraut- penso che oggi il riconoscimento dell’avvenimento sia la cosa più difficile, ma mi sembra il compito per eccellenza. «Essere in anticipo, essere in ritardo, che inesattezza! È la puntualità la sola esattezza». Péguy ci dà il coraggio di resistere all’ideologia, provando a seguire il suo esempio, abbiamo la responsabilità di pensare, di provare a pensare a questo presente. Vorrei io stesso essere capace di espormi al presente, in ciò che ha di singolare.

Si può dunque vivere e pensare così nel nostro mondo di oggi? Come ripartire da qui per un nuovo inizio? Dove sempre più appare evidente la crisi antropologica ed educativa delle nostre società, come documentano l’educazione, la convivenza tra gli uomini, le giovani generazioni, l’Europa, l’invocazione di nuovi diritti.

L’incontro, aperto al contributo di tutti è parte del ciclo “Riguadagnare i fondamenti”, inaugurato dal Patriarca Caldeo Sako e proseguito con Margarethe von Trotta. Il CMC ha tratto il titolo del ciclo sia da Benedetto XVI -“riguadagnare i fondamenti è l’urgenza più grande che abbiamo” sia da Papa Francesco “solo chi è certo dell’essenziale potrà essere disponibile a cercare forme e modi per comunicare la verità incontrata”.

Con questo incontro Milano e il CMC accolgono il filosofo anche per salutarlo calorosamente per la nomina (con votazione combattuta) avvenuta esattamente un anno fa, all’Accademia di Francia dove si ritrovano gli “immortali di Francia”.

Dall’Intervista di Finkielkraut che ha accompagnato la Mostra su Charles Peguy al Meeting di Rimini 2014

Il nostro mondo non è «prostituzionale» per lussuria, la prostituzione è l’intercambiabilità di tutte le cose, vale a dire tutto diventa malleabile, tutto diventa pertanto disponibile. Il pericolo di tutto ciò è che questa «messa a disposizione» ha qualcosa di molto gratificante, procura molto piacere, è voluttuosa, è eccitante e allo stesso tempo soddisfa in noi il desiderio di uguaglianza; non ci sono più differenze e dunque non c’è più gerarchia. Entriamo nel mondo dell’indifferenziato e l’uguaglianza suprema è il regno del simile. Posso citare, come eco di Péguy, questa frase di un filosofo francese contemporaneo, Jean-Claude Milner: «il nocciolo duro dell’impossibilità a trasformare si sgretola ogni giorno». Ecco la realtà, e ne abbiamo prove quotidiane.
Quella in corso non è una vittoria della differenza ma «sulla» differenza; perché la differenza è quello che io non posso essere, ciò che è irriducibile, ciò di cui non posso impadronirmi. Con il venir meno di tutte le resistenze, invece, io posso impadronirmi di ciò che voglio, posso diventare ciò che voglio. Questo mondo Péguy l’aveva preconizzato: la parte «data» tende a sparire a vantaggio dell’artificio umano. E noi continuiamo a ragionare, in virtù di ciò, in termini di progresso. Oggi ci sforziamo di porre dei limiti, ma è possibile e probabile che non ce la faremo, perché questa «messa a disposizione» generalizzata ha la pretesa di riempire l’attesa e colmare aspirazioni molto forti.
Di fronte al dato, a quello che siamo e che non abbiamo scelto, ci sono due possibilità principali, la gratitudine o il risentimento. La modernità – dice Hannah Arendt – è la vittoria del risentimento contro il dato. Prima della Arendt, Péguy è, di contro, un filosofo della gratitudine.
Preferiamo essere in una posizione di credito, piuttosto che di debito. Se siamo grati c’è una perdita, un debito, e non siamo più in una situazione di credito. […] E sono ovviamente molto sensibile, sono affascinato da questo grande paradosso nel cristianesimo, «scandalo per i Giudei follia per i pagani».
Dice Peguy: «Il più grande avventuriero è il padre di famiglia» dice Péguy. […] Amo questa frase, perché polverizza il cliché del padre di famiglia incarnazione del borghese tranquillo. È invece un’altra cosa, perché il padre di famiglia è impegnato nel mondo, non è più padrone di se stesso, non può nemmeno disinteressarsi delle cose della città, né nel suo futuro. […] Amo questa idea perché fa riflettere. […] Meno padri o maestri vi sono a esercitare l’autorità, meno ci si sente responsabili di questo mondo; e così si rischia di moltiplicare il numero degli pseudo-avventurieri. […] L’Europa non ha solo dei propri demoni da scongiurare, ma anche al suo interno dei nemici che la combattono. […] Diceva Tocqueville: c’è nella democrazia una certa ribellione contro le forme, e questa rivolta l’inquietava molto. La civiltà che ci è data l’abbiamo trovata anche un po’ convenzionale e adesso che ci abbandona ci sembra preziosa e cerchiamo almeno di riabilitarla, senza molta speranza. […]L’Europa sarà capace di mantenere la sua promessa fondamentale.

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I PROMESSI SPOSI.
NELLA CITTA’ CONTEMPORANEA

 

Cap. XXXII
“Il buon senso c’era ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”
La Città in mano alle opinioni: le ragioni della fiducia reciproca
con Ruggero Eugeni, docente di Semiotica dei Media, nell’Università Cattolica di Milano

 

 

ore 18.30

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