Roseline e Nassera: abbraccio di speranza

Nel luglio di dieci anni fa Jacques Hamel, sacerdote francese, veniva assassinato da un giovane dell’ISIS all’interno di una chiesa, a Rouen. La sorella del prete e la madre del giovane terrorista non si sono arrese alla logica dell’odio. Ed è nato qualcosa che ha il respiro della rinascita. Di questa amicizia parla il libro Sorelle di dolore, scritto dal giornalista Samuel Lieven (prefazione del cardinale Pierbattista Pizzaballa). Le due donne saranno al Meeting dell’Amicizia fra i Popoli 2026. Nella fiera di Rimini la loro preziosa testimonianza di perdono, riconciliazione, pace 


03 luglio 2026
Vince il perdono
di Nicola Varcasia

Nassera KERMICHE e Roseline HAMEL Bruno LEVY

A voler provocare un po’, potremmo dire che la storia di cui parla questo articolo non andava raccontata. In fondo, l’evento da cui prende le mosse è ben noto a tutti. Che altro ci sarà mai da aggiungere? Inoltre, chi leggerà quella storia sarà vittima dell’effetto collaterale indesiderato di doverne trarre delle conclusioni molto personali. E questo non sta bene. Così come non si confà al bon ton conformista, che spesso domina la rete e gli scaffali, quella domanda secca e ineludibile che il testo lancia alla mente e al cuore: come tratterò d’ora in avanti chi mi ha fatto del male? Mettendomi sulla scia di Roseline e Nassera, oppure, come verrebbe molto più istintivo fare, contro-odiare e la finiamo subito qui?

Il rischio da evitare

È lo stesso autore, il giornalista Samuel Lieven, ad avvertire del rischio che si corre scorrendo le pagine della sua opera fresca di stampa per la coedizione Libreria Editrice Vaticana e Edizioni Ares, Sorelle di dolore, con la prefazione del cardinale Pierbattista Pizzaballa: «Resta un angolo morto in questa storia – paradossalmente il più portatore di vita. L’assassinio di padre Hamel, percepito come un’onda d’urto universale, fu nondimeno una doppia tragedia intima e familiare. Ascoltare il racconto che ne fanno a cuore aperto Roseline e Nassera significa rovesciare la prospettiva e restituire a questo evento senza precedenti la sua parte di umanità. Significa anche offrire a un’epoca affetta da fratture e pregiudizi un eccezionale messaggio di speranza».

Entrare nelle loro vite

E allora sì, vale la pena entrare nella vita di Roseline Hamel, classe 1940, sorella di padre Jacques Hamel, assassinato il 26 luglio 2016 durante la recita della senta messa, nella sua chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, vicino Rouen.
Solo dodici giorni prima la Francia e il mondo erano stati sconvolti dalla strage di Nizza, nella quale avevano perso la vita in modo brutale e insensato 86 persone. L’anno precedente era stato segnato dagli attentati alla redazione di Charlie Ebdo e al Bataclan. L’offensiva dell’Isis terrorizzava il mondo. Una donna da conoscere, Roseline, che ha sofferto la per­dita di una sorellina, la separazione dei genitori in tenera e età, quella dal marito e la depressione. Una donna di fede, cattolica, che ha trova­to nella sua professione di parrucchiera, nella solida­rietà e nell’impegno sociale la forza per ricostruire la propria esistenza. Molto legata alla famiglia, alle due figlie e alle nipoti, ha visto la sua vita nuovamente provata dall’assassinio del fratello, padre Jacques.
Vale la pena scoprire la vita di Nassera Kermiche, classe 1963, madre di Adel, il ragazzo che con un complice giovane quanto lui ha alzato il coltello contro il mite e abitudinario sacerdote francese al termine di un devastante percorso di radicalizzazione, con annesso il tentativo di arruolamento in Siria, un successivo soggiorno in carcere in compagnia di cattivi maestri e la scelta di agire come cellula jihadista.  Arrivata in Fran­cia dall’Algeria da ragazzina, Nassera ha costruito la propria quotidianità nei quartieri popolari di Saint-Étienne-du-Rouvray, dove si è impegnata come animatrice, insegnante e madre di cinque figli.
Col marito Rabah, autotraspor­tatore (come il marito di Roseline), ha vissuto le mille sfaccettature dell’integrazione sociale e della disabilità in famiglia, con l’ultimogenito affetto da autismo.  
Vale la pena scoprire queste storie e quelle dei loro figli perché se il martirio di padre Hamel è un fatto tristemente noto, di cui ricorre il decimo anniversario proprio in questo mese di luglio, il percorso compiuto dalle due donne lo è molto meno.
Sarebbe rimasto anzi del tutto sconosciuto se Lieven non avesse vinto il premio giornalistico intitolato al sacerdote ucciso e della cui giuria Roseline fa parte, l’evento da cui è scaturita la loro conoscenza, e non avesse saputo attendere che il desiderio di incontrarsi tra le due principali vittime collaterali dell’eccidio prendesse la forma di una condivisione esplicita. Lo ricorda il cardinal Pizzaballa nella prefazione: «Il cuore di questo libro non è il martirio di padre Jacques Hamel. È ciò che accade dopo. È l’umanità che resiste sotto le macerie».

Papa Francesco riceve da Samuel Lieven una copia di Le Pèlerin di cui è direttore dedicata al decimo anniversario del suo pontificato

Una storia di rifioritura umana

Non intendiamo rubare troppe frasi all’autore per invitarvi a questa lettura appassionante ma scomoda, che mostra in tutta la sua gigantesca semplicità la possibilità della riconciliazione e del perdono tra due donne, una donna cristiana e una musulmana. E, attraverso di loro, tra due culture che in passato, in una Francia sempre più laica, orgogliosa e al contempo sempre più ferita e smarrita, hanno saputo anche coesistere. Almeno fino agli anni Ottanta, come osserva l’autore.
Basterà qui ricordare il perché: «Dovevo chiedere perdono alle vittime e alla famiglia di padre Hamel. Perdono per mio figlio, perché voglio credere che, se fosse sopravvissuto, lui stesso avrebbe chiesto perdono», dice Nassera. «Non sono venuta per sentirmi chiedere perdono, ma perché insieme proviamo ad affrontare il nostro dolore di sorella e di madre», dice Roseline. Solo un dettaglio ancora, per immedesimarci nella profondità del dolore di una madre che vede un figlio cadere nell’abisso e non può evitare di sentirsi in colpa, anche se ha dato a lui lo stesso amore riversato sugli altri quattro figli, ben integrati nella società, due dei quali diventati ingegnere informatico e dottoressa: «La persona a cui Nassera non ha ancora perdonato nulla è sé stessa…. Colpevole, ancora, di avergli fornito inconsapevolmente gli stick di deodorante, lo scotch che lei usava a scuola per le animazioni e l’asciugasmalto – con quella terribile lampada UV – che gli sono serviti a fabbricarsi una finta cintura esplosiva e un detonatore legato con fili da cucito, il tutto così verosimile da sembrare vero».
Ma poi anche questo perdono arriverà, attraverso il volto di Roseline, delle loro telefonate e dei ripetuti incontri. Fino a giungere a quello di Lourdes dove Lieven ha acceso il registratore. Grazie alla disponibilità non scontata dei colleghi che l’hanno accettata. E dei familiari. Ciascuno con la sua libertà di fronte alla stessa possibilità di riconciliazione.
Ma non è tutto. Chi desidera porsi la domanda scomoda sul proprio male, e lasciar perdere il bon ton perbenista, oltre a leggere il libro, potrà ascoltare Nassera e Roseline al prossimo Meeting di Rimini, che ospiterà un dialogo con l’autore e le due protagoniste di questa inaspettata, e per questo ancor più bella, storia di rifioritura umana.