San Francesco e la mala pensata del diritto all’odio
Ci avviciniamo all’anno delle celebrazioni per gli otto secoli dalla morte del Santo di Assisi. Mai come ora questa ricorrenza suona come momento illuminante per riflettere sul significato della sua presenza nel mondo, quel che ha detto, scritto, testimoniato. Un volto cristiano di contraddizione rispetto a quest’epoca dove l’odiarsi sta diventando normalità. Ecco perché è urgente fare memoria di San Francesco, non un uomo solo contro tutti ma un uomo con tutti
3 ottobre 2025
Editoriale
Ottocento anni fa, il 3 ottobre 1226, concludeva la sua meravigliosa testimonianza terrena San Francesco d’Assisi. Fra dodici mesi, dunque, l’appuntamento. E per intanto veniamo da un anno che ha ricordato gli otto secoli del suo Cantico delle creature. Un vertice della poesia, una carezza sulla vita di un uomo e un frate di pace, una dichiarazione d’amore al creato nel ringraziamento all’Altissimo che l’’ha donato all’uomo di tutti i tempi. Il poeta Davide Rondoni, che ha il compito di presiedere il Comitato nazionale per le celebrazioni della straordinaria ricorrenza, al “Corriere della Sera” (domenica 28 settembre 2025) ha detto che “la vita di San Francesco è animata da una grande misericordia e fraternità: non poteva dire fratello sole senza dire sorella luna. Non è un uomo solo contro tutti ma un uomo con tutti e questo è contraddittorio rispetto alla nostra epoca, piena di giudizi e di rancore. È vano parlare di tolleranza, inclusione e relazione se il cristianesimo è assente dalla vita di molti ragazzi”.
Il metodo “odioso” che scrive una storia sbagliata
Già. Questo non sembra proprio essere il tempo della misericordia e delle fraternità. La parola odio scorre nella quotidianità quasi fosse un dato di normalità. Niente e nulla pare arrestare tale deriva. È una rincorsa a chi la dice più grossa.
Il punto, però, è che con allarmante frequenza si passa dal dirla al metterla in pratica. Una parolaccia che è più che solo una parolaccia. Il linguaggio adulterato traduce un pericoloso scadimento dell’umano. L’odio per l’altro da me è l’odio per il mondo che non mi corrisponde. E chissà, anche l’odio per me. E così ci si apposta e si spara dai tetti per eliminare un predicatore che la pensa diversamente. Perché si vuole spegnere definitivamente voci che non vogliamo sentire.
Questo è diventato un mondo sordo dove è assordante il rumore della polvere da sparo, delle bombe che martellano ogni minuto il pochissimo che è restato in piedi a Gaza, che dilaniano l’Ucraina; un mondo che produce la paura, il terrore, la morte dei bambini, gli eccidi dei cristiani in Nigeria…
Un mondo scaduto come il latte cagliato. Un mondo così stanco che pare rassegnato al disordine che si spaccia per nuovo ordine. Un nuovo ordine che vorrebbe imporsi sulle macerie di una storia che si sta scrivendo. Sbagliata. La storia sbagliata è il metodo “odioso” che oggi si va facendo regola.
San Francesco pensava, alimentava, comunicava, invitava le sorelle e i fratelli a viverla la Regola. Ma era una regola d’amore, di fedeltà al mistero della vita, di passione per l’umano. Mai ostile al mondo pur se anche in quel mondo lì non mancavano certo le gatte da pelare.
Contraddizione è speranza
Ripartire dall’umiltà di San Francesco, facendone rivivere la memoria nell’anno delle celebrazioni per gli otto secoli della sua morte, sarebbe un segno di piccola grande discontinuità. Significherebbe, perlomeno, un porre il freno alla tentazione di reagire in modo avariato, da odiatori della porta accanto, a quel che di terribile succede tutti i giorni. L’umiltà di San Francesco è per l’appunto una contraddizione, e perciò un pulviscolo di speranza che apre alla riscoperta del mio essere persona.
Vorrebbe dire, allora, che è ancora possibile fare esperienza che quel che di doloroso accade mi fa male. Che non ci può essere assassinio, che non c’è guerra, che non ci sono massacri di civili che mi risucchiano inevitabilmente e definitivamente dentro il gorgo della necessità e dell’odio.
Chi rivendica il diritto all’odio occupa e viaggia oggi sulla strada principale. Ma è una cattiva strada. Qui piace l’on the road trafficato di persone umili e liete. Testimoni che si può percorrere un’altra strada, periferica forse, adesso secondaria, eppure destinata a sorprendere. Creature in cammino, insomma. Come lo è stato San Francesco, il periferico per eccellenza. Ma dov’è ora il Santo di Assisi? Mettiamoci sulla strada per incontrarlo. E la pace sia con noi!
Odio? No, O Dio…