lunedì 6 marzo 2017 ore 20,45
Auditorium CMC Largo Corsia dei Servi, 4 (MM1 S. Babila – MM3 Duomo)

intervengono

Olga Sedakova, poetessa e scrittrice di Mosca
Adriano Dell’Asta, filosofo e giornalista, Fondazione Russia Cristiana, Seriate

coordina

Pigi Colognesi

in collaborazione con Fondazione Russia Cristiana
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Nel 1917 è accaduto qualcosa che non era mai accaduto prima, non solo per proporzioni. Appare sulla scena della storia l’ideologia, una ragione sia personale che collettiva per la quale l’uomo è il solo artefice del suo destino e deve dunque deve realizzare con ogni mezzo la Verità che essa raggiunge. Nascerà il giornale La Pravda, in russo La verità, organo del Partito del popolo). La realtà, come alterità, viene abolita, esisterà solo come mezzo e soluzione per la realizzazione di quella Verità della storia individuata dall’analisi. La storia viene svuotata per essere compiuta dall’idea. E l’uomo sarà solo se stesso.

Come non sentire analogie profonde, al di là delle forme sociali e storiche col nostro tempo, dopo 100 anni? E come è potuto accadere, quali le sue radici?

E’ la chiesa che ha abbandonato l’umanità o l’umanità che ha abbandonato la chiesa? La drammatica domanda che Eliot inserisce nel cuore dei Cori da La Rocca e che rieccheggia di fronte alle possibili ragioni di un fenomeno così rilevante e profondo.

Il grido profetico contenuto in Vechi (La Svolta), un pamphlet del 1905-1909, di brevi saggi di scrittori e filosofi -Struve, Frank, Bulgakov, Berdiaev- preannuncia tutta la portata e il senso dell’abisso degli avvenimenti culminati nel 1917. Ed è perciò lo strumento migliore per capire cogliere la sfida per noi oggi.

Semën Frank ad esempio definiva il rivoluzionario-tipo come “monaco militante della religione nihilista del benessere materiale“. Compare sulla scena del mondo il nichilismo e lo smontaggio dell’educazione come conoscenza e proposta alla libertà.

Bulgakov descrive questa nuova posizione umana del nuovo “eroe laico” pronto a tutto, anche ad immani sacrifici personali, pur di far trionfare la propria “idea” rispetto a chi pone alla base di ogni virtù e di ogni realizzazione umana: l’umiltà. Scrive “Non v’è parola meno popolare, nell’ambiente dell’intelligencija, del termine umiltà”.

Vechi rappresenta il concreto apporto di quel pensiero laico e religioso russo nuovo, abolito e messo fuori legge dalla rivoluzione e non capito dalla chiesa stessa, ma respinto anche dalla cultura occidentale di ieri e in parte di oggi. Proprio quel pensiero vitale e necessario secondo polmone di un Europa vera e altra. Autori e meditazioni riscoperte da Luigi Giussani sulla scia di padre Scalfi fondatore di Russia cristiana che ripropongono la domanda cruciale di Dostoevskij sulla felicità e giustizia nella storia: “Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del Figlio di Dio, Gesù Cristo?”

 
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