“Penso alla mia famiglia, lo faccio in ogni momento. Vivo con il ricordo di mio marito e dei miei figlie  chiedo a Dio misericordioso che mi permetta di tornare da loro. Amico o amica a cui scrivo, non so se questa lettera ti giungerà mai. Ma se accadrà, ricordati che ci sono persone nel mondo che sono perseguitate a causa della loro fede e – se puoi – prega il Signore per noi e scrivi al presidente del Pakistan per chiedergli che mi faccia ritornare dai miei familiari”.
Con questa parole Asia Bibi, condannata a morte per il reato di blasfemia e detenuta da oltre 1.270 giorni in attesa della sentenza definitiva, conclude la lettera che “Avvenire” ha pubblicato sabato in prima pagina come editoriale. Numerosi lettori ci hanno scritto chiedendo come dare corso al suo appello. Dato che l’indirizzo dell’ambasciata fornito sabato si rivela inaffidabile, da oggi “Avvenire” si fa intermediario dalla raccolta: è possibile scrivere all’indirizzo e-mail:
asiabibi@avvenire.it
per aderire all’iniziativa, rivolgendosi, nel testo del messaggio, al Presidente del Pakistan, Asif Ali Zardari, sollecitando un intervento a favore di Asia Bibi, inserendo i propri dati anagrafici completi. Il giornale, raccolte lettere e firme, le trasmetterà in blocco secondo i canali diplomatici appropriati.