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In occasione della esposizione dell’opera di Marco Petrus Cà brutta nel foyer del Centro Culturale di Milano, riceviamo e pubblichiamo il vivace pezzo che Guglielmo Spotorno ha voluto regalarci.

Spotorno, grande imprenditore dell’automobile, è anche un artista, un pittore, figlio di galleristi –la famosa Galleria Spotorno cenacolo internazionale di grandi artisti nella Milano degli anni ’50 e ’60, che pubblicò, per fare solo un esempio, Scultura lingua morta di Artuto Martini.

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Spotorno, che è anche giornalista, poeta e grande collezionista di arte del novecento, da molti anni è un artista concettuale e figurativo, seguito da insospettabili personaggi della città di Milano e non solo, dove ha esposto le sue opere (http://www.guglielmospotorno.it/mostre.html)


Ca3ro Direttore,
mi fa piacere che ci sia esposta in queste settimane al CMC un’opera che è lettura contemporanea della Ca’ Brutta. Forse non lo sai, ma in quella casa ho vissuto 12 anni. E’ rimasta di mia proprietà fino al ’91, e l’opera suggestiva di Marco Petrus attualizza luce, rumori e silenzi di qualcosa che so.
Abitavo al primo piano dove mio padre e mia madre hanno creato la loro importante collezione. In quell’appartamento c’erano due grandi affreschi. Le “Mondine” di Ampelio Tettamanti e gli “Ulivi” di Raffaele Arecco. Venivano in visita molti artisti.

Tra i tanti ricordo uno dei più grandi scultori italiani del 900, Arturo Martini. E’ stato guida di Messina, Marino Marini e Manzù. Tre donne in tempi diversi hanno accompagnato la vita di questo grande scultore, Enrica Spotorno, Claudia Gian Ferrari e Elena Pontiggia che gli ha dedicato il suo ultimo libro, in uscita per la Joan & Levi.

La casa era chiacchierata per l’esterno, ma anche per gli interni, e perché ci abitavano personaggi importanti. Ne conoscevo pochi perché abitando al primo piano non incontravo mai nessuno in ascensore. 1Di fronte a noi abitava il Conte Zeffirino Pogliani, dal quale abbiamo comprato un tavolo così grande da finire fuori dal soggiorno, e sopra l’avv. Vittorio di Capua, presidente della federazione ippica, ucciso e buttato nel lago d’Iseo. E’ stato un fatto clamoroso, anche se internet non ne parla. Forse fu un eroico gentiluomo che con coraggio si oppose al mondo delle scommesse.

Più tardi, dopo altri funerali, vennero nuovi inquilini importanti come il presidente della filiale Fiat di Milano, dott. Del Pesco. Destinato a un compito di massimo prestigio a Torino, fu tagliato fuori: si era “distratto” sull’entrata delle auto straniere tra i tassisti di Milano. Io ero giovanissimo e fui incaricato da mio padre di cucinare il pesce -che solo io conoscevo- quando ci fu un grande pranzo a casa mia in onore di Del Pesco. Mi ricordo che cucinai senza fantasia tranci di nasello in salsa di pomodoro, piselli e vino bianco. Ebbe grande successo. A Milano nel ’50 nessuno cucinava il pesce. E mio padre mi fece misurati complimenti.

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Il clamore che suscitò la Ca’ Brutta dell’architetto Muzio, considerata rivoluzionaria, è paragonabile al rumore che suscitò anni dopo la Rinascente di Milano. Il particolare di questa casa era il fatto di essere circolare e in un certo senso poteva rispecchiare l’idea metafisica del Colosseo o di altre strutture di De Chirico. Ecco una scia che porta forse a Petrus. Largo Donegani, di fronte alla Ca’ Brutta, era l’incrocio dei ricchi. Ci andavano a dirigere il traffico i vigili raccomandati; anche se si facevano ‘il mazzo’ di notte, era pur sempre una zona prestigiosa. A 50 metri c’era la pasticceria Ricci, dove prendeva il tè Montale. Poco più in là La Permanente, e la scuola svizzera, con gli chaffeur con guanti e berlina per gli svizzerotti in uscita.

L’interno di Ca’ Brutta era di vecchio stampo. Divertente e opprimente. Un’entrata aristocratica, molto complessa, fatta di diversi passaggi decorati a mosaico da sembrare “la tomba di Tutankamen”. Così la chiamava mia madre. La signorilità della casa era che l’entrata dei signori era al 7 e quella dei fornitori separata al 9. I gradini della “scalinata imperiale” erano talmente bassi da essere studiati per chi aveva problemi alle ginocchia, artrosi o protesi.

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In seguito, quando sono andato ad abitare in via Moscova 40, di fronte al Corriere della Sera, l’ho venduta ad un’importante compagnia marittima. Ho fatto questa scelta perché, contadino di città, solo in via Moscova ho potuto trasformare il terrazzo in un orto. Ho messo vasche piene di terra e letame così pesanti da mettere in pericolo il sonno dell’inquilino di sotto.

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Guglielmo Spotorno
http://www.guglielmospotorno.it/