@ilbrambilla

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“Man mano che si progredisce nella vita monastica e nella fede si corre sulla via dei comandamenti di Dio con il cuore dilatato dalla dolcezza inesprimibile dell’amore” (Prologo della regola di san Benedetto). La vita personale e sociale ci racconta di promesse sentite, di inizi inaspettati, ma in questo nostro tempo sembra vincere lo schema, la regola, la necessità. L’uomo contemporaneo è forse il più disilluso, manca di speranza forse perchè crede di conoscere -anche scientificamente- la meccanica della vita e della storica. Lo scetticismo odierno fa il paio con utopie piccole e grandi, come la politica o la nuova morale collettiva.

Ogni inizio, cresce o si consuma? Con questa domanda desideriamo ascoltare l’esperienza contemporanea del carisma di San Benedetto, in occasione dell’Anno della Fede. Cosa ne è dell’esperienza dell’amore, della sete di giustizia, dell’appartenenza tra gli uomini, dell’aspettativa del lavoro? Riguardo a questi punti di memoria e promessa con cui la vita non smette di bussare alla nostra porta, la Fede, il Fatto cristiano, cosa cambia? Che cosa ha da dire alla nostra umanità?

Benedetto XVI ha parlato di “desertificazione”, di essa vediamo già non pochi segni: l’emergenza educativa, la crisi economica, la confusione politica, la mancanza di fiducia, la violenza nei rapporti, l’esasperazione della vita sociale… Il deserto può anche essere il destino dell’esperienza della fede, nella storia personale e in quella universale. La storia dell’Occidente dimostra forse che la nostra fede, per come l’abbiamo vissuta, abbia una scadenza? Eppure ogni inizio ci testimonia che la nostra aspettativa è per un “sempre”. Il tempo non corrompe, ma fa crescere, se ha dentro di sé, in modo permanente, un seme. Come per i tre frati ‘ribelli’ che fondarono l’esperienza di Citeaux rinnovando il monachesimo e disseminando in tutta Europa l’esperienza di una nuova convivenza.

Ecco che cosa trasmettere dell’inizio: la fede cristiana. Nella “Porta Fidei” c’è una frase molto simile a quella citata di san Benedetto: “Solo credendo, quindi, la fede cresce e si rafforza; non c’è altra possibilità per possedere certezza sulla propria vita se non abbandonarsi, in un crescendo continuo, nelle mani di un amore che si sperimenta sempre più grande perché ha la sua origine in Dio”. In parallelo accostiamo una frase di don Giussani: «A nulla fuorché a Gesù il cristiano è attaccato» . Che cosa vuol dire far rivivere oggi “quello che è successo allora” anche se  non “come è successo allora”?

 

Dialogo con Padre Mauro Giuseppe Lepori, Abate Generale dell’ordine Cistercense

Introduce Ubaldo Casotto, già vicedirettore de Il Foglio e de Il Riformista

 

Luogo: Sala di via Sant’Antonio

Ingresso libero
Info e prenotazioni: 02/86455162

Foto

Rassegna Stampa

Matteo Rigamonti – Tempi – 24/01/2013
Padre Lepori (Ordine cistercense): «La domanda sull’origine e quel pastorello davanti alla Cordigliera Reale»

 

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