L’Editto di Costantino. Oltre la tolleranza
LIBERTA’ E DIRITTO ALLA VERITA’

A seguito delle festività di Sant’Ambrogio e alle soglie del 1700° anniversario di quella svolta epocale che fu l’Editto di Milano, il Centro Culturale di Milano edita l’insuperabile saggio di Marta Sordi “La svolta costantiniana”, capitolo centrale del suo libro “I cristiani e l’impero romano” (gentilmente concesso dalla casa editrice Jaca Book) che è gratuitamente a disposizione del pubblico, di scuole, studenti e istituzioni presso la sede del CMC (0286455162 – segreteria@cmc.milano.it).

Il saggio di Marta Sordi rende giustizia di molte controversie e riduzioni storiche, ma, soprattutto, coglie la portata e l’attualità di quella “prima volta” in cui si è affermata la libertà della persona, attraverso la libertà religiosa. La pubblicazione rappresenta anche un omaggio alla grande studiosa dell’Università Cattolica di Milano, recentemente scomparsache tanto si era dedicata e appassionata a questo periodo storico. L’edizione presenta anche un’Antologia di pronunciamenti sul principio della libertà religiosa della Chiesa contemporanea. Sono due infatti le dimensioni che si intrecciano: la ricostruzione critica della svolta storica di Costantino e lo sviluppo della storia del principio della libertà, molto più significativa e complessa rispetto al riduttivo concetto di tolleranza. L’Antologia presenta testi relativi al Concilio Vaticano II – di cui ricorre proprio il 50° anniversario e il connesso Anno della Fede – e una raccolta dei più recenti interventi di Benedetto XVI sul tema.

Marta Sordi - La svolta costantiniana

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Dove sta la novità dell’Editto di Milano del 313? Non più semplice tolleranza, ma libertà.
Non è la prima volta che ci sono segni di tolleranza, dopo varie ondate di repressioni e persecuzioni violente. «Totalmente ed esclusivamente di Costantino – è l’acuto giudizio di Marta Sordi – è il concetto di libertà religiosa secondo cui il diritto della divinitas di essere adorata come vuole, fonda nei singoli la potestà di seguire la religione che ciascuno avesse voluto».
Non più semplice tolleranza, ma libertà.
Non è arbitrario dire che qui troviamo il fondamento di quella che in tempi moderni abbiamo imparato ad apprezzare come la laicità dello Stato: lo Stato, riconoscendo un’altra istanza come originaria, stabilisce con essa un rapporto che potrà poi essere di collaborazione o dialettico, ma è un rapporto con altro da sé. Qui c’è in nuce quel riconoscimento della libertà che riconosce che lo Stato non è la fonte assoluta del potere. Nega sia la pretesa etica dello Stato, sia al contempo la laicità intesa come semplice indifferenza rispetto al fenomeno religioso.
L’affermazione del Dio unico ha una forza “demitizzante” enorme, una forza vitale che rappresenta la vittoria sulla superstizione, sul formalismo, sulla doppia verità del culto pubblico e dello scetticismo privato. In un certo senso, il cristianesimo irrompe come riconciliazione tra ragione e religione; è l’alleanza del cristianesimo con la ragione che domina negli scritti dei padri, da Giustino ad Agostino e oltre. L’annuncio del cristianesimo è percepito come liberazione della razionalità dell’uomo contro la superstizione, contro il mito, la deificazione del potere.

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