Dieci regole per un risparmio intelligente

Gli italiani, ovviamente in generale, perché adesso per diverse fasce della popolazione è assai complicato, sono un popolo che tende a risparmiare. Una pratica in crescita anche fra i giovani (in moltissimi casi i denari li hanno ereditati dai genitori) soprattutto come forma di tutela rispetto agli imprevisti e alle oggettive incertezze. E così questi patrimoni rimangono nei conti correnti bancari. Per una diffusa sfiducia verso l’investimento finanziario. Si tratta di un mondo da avvicinare con la giusta cautela. Eppure non da escludere a priori. Ecco un decalogo magari utile per eventualmente iniziare senza scottarsi… 


2 ottobre 2026
Paese di santi, poeti e risparmiatori
di Gianfranco Fabi

“I risparmi – diceva Winston Churchill – sono una cosa molto buona soprattutto se i tuoi genitori li hanno fatti per te”.
In effetti in Italia un valore di quasi 200 miliardi all’anno passa di mano ogni anno grazie a successioni ed eredità: un patrimonio, soprattutto immobiliare, accumulato nel Secondo dopoguerra dalla generazione che oggi chiamiamo “Silver” e che è stata protagonista della ricostruzione e del miracolo economico e che poi ha saputo difendere ed incrementare la propria ricchezza.
C’è peraltro una tendenza significativa: come sottolineato da “Itinerari previdenziali” una parte sempre più rilevante di questa ricchezza viene lasciata a fondazioni o associazioni benefiche, sia per la mancanza di eredi diretti, complice il calo della natalità, sia per l’esplicita volontà di contribuire al bene comune.
Lasciare un magari piccolo patrimonio agli eredi o destinarlo alle opere sociali è certamente uno dei motivi che, soprattutto a una certa età, spingono a praticare la nobile virtù del risparmio, una virtù ancora diffusa se è vero, come testimonia il recente rapporto 2026 del Centro Einaudi, che “la tenuta del risparmio rappresenta sicuramente una buona notizia. Il 56 per cento degli intervistati dichiara di essere riuscito a risparmiare: oltre un terzo ha accantonato risorse in vista di un obiettivo specifico, mentre la parte restante lo ha fatto con finalità genericamente precauzionali”.
E un’altra nota positiva deriva dal fatto che cresce il risparmio anche tra i giovani. “Per loro – sottolinea il Rapporto – molto più che per altre categorie, l’accumulazione assume una funzione di tutela dagli imprevisti”.
La quota dei risparmiatori risulta comunque ovviamente più elevata tra gli adulti: laureati, imprenditori e artigiani destinano al risparmio più del 12% del proprio reddito.

Perché si risparmia

Anno dopo anno, con la strategia delle formiche, gli italiani hanno così accumulato una ricchezza finanziaria di 6.500 miliardi di euro (il doppio del debito pubblico). E se a questo dato aggiungiamo la ricchezza immobiliare arriviamo a oltre 12mila miliardi pari a circa 8,5 volte il reddito disponibile annuo delle famiglie. In media quindi ogni famiglia ha un patrimonio di 425mila euro, in media, perché le disuguaglianze sono ancora molto forti: il 5% più ricco possiede il 50% della ricchezza complessiva.
Perché si risparmia? Ancora il rapporto del Centro Einaudi sottolinea che il 62 per cento del risparmio è considerato “precauzionale” e solo il 38 per cento è finalizzato a un obiettivo a medio termine. Lo scenario in cui ci troviamo a vivere, con una comunicazione che spesso enfatizza gli elementi negativi e comunque problematici, è profondamente segnato dalle incertezze, dagli echi delle guerre, dalle incognite delle nuove tecnologie, dalla ripresa dell’inflazione.
Il primo desiderio dei risparmiatori è quindi quello della sicurezza con scelte improntate alla difesa del patrimonio piccolo o grande che sia, una difesa tuttavia che in gran parte nasconde una sfiducia verso le opportunità dei mercati finanziari.
Un tempo si diceva che per tenere i risparmi immediatamente disponibili era utile tenere i soldi sotto il materasso. Ora si tengono i soldi fermi sui conti correnti: più di 1.100 miliardi sono affidati alle banche, in depositi con interessi zero o poco più che simbolici. Una prudenza con un doppio svantaggio.
Da una parte i capitali vengono corrosi dall’inflazione che fa perdere potere d’acquisto, dall’altra si rinuncia a potenziali guadagni con investimenti finanziari capaci di inserire il denaro nei circuiti virtuosi della crescita dell’economia.
E non si tratta di piccole cifre. Il Centro di ricerche economiche (Cebr) ha valutato in 526 miliardi di euro il valore che si sarebbe potuto generare investendo negli ultimi dieci anni anche solo metà dei risparmi in un portafoglio globalmente diversificato. Per una famiglia italiana media il rendimento avrebbe potuto superare i 7mila euro.

La “liberazione” di un frate francescano

Il mondo della finanza è ancora visto da molti come il regno opaco delle speculazioni e degli intrighi. E almeno in parte è vero. Eppure a metà del XIII secolo è stato un frate francescano, Pietro di Giovanni Olivi, a liberare la società di allora dal divieto “teologico” dei prestiti a interesse, prestiti vietati perché costituivano una vendita del tempo, e il tempo appartiene a Dio.
Frate Olivi distinse tra sterile pecunia e capitale, quest’ultimo capace di generare altro denaro se affidato a uomini capaci e industriosi come i mercati e i banchieri. Proprio ai francescani si deve la nascita delle prime banche, i monti di pietà e i monti frumentari, con iniziative realizzate più per i poveri, per aiutare i contadini a comprare le sementi, che per le esigenze dei ricchi. Il Monte dei Paschi di Siena, nato come Monte Pio per aiutare i bisognosi, è considerato la banca più antica del mondo.
I tempi sono cambiati, ma l’esigenza di far fruttare i soldi resta invariata, anche se si sono moltiplicate le opportunità e insieme alle opportunità anche i rischi come insegnano le crisi che periodicamente fanno tremare i mercati (e i risparmiatori). Anche se la storia insegna che il più delle volte bastano pochi mesi per recuperare il terreno perso nelle giornate negative.

Il fattore rischio

Il rapporto con il rischio è uno dei fattori principali che influenzano le scelte di risparmio. Nel 2026 le persone che pongono in primo piano i rischi nelle scelte finanziarie hanno ha raggiunto, sottolinea ancora il rapporto del Centro Einaudi, quota 33,6, contro il 20,5 del 2025 e l’8,1 del 2017: si tratta del livello più elevato della serie storica. Tra i giovani tra 18 e 24 anni il valore sale addirittura a 84.
La prudenza, tuttavia, ha un costo: mette al riparo il valore nominale dei risparmi, ma rinuncia a possibili guadagni dimenticando peraltro che esistono formule di risparmio che con un rischio minimo possono garantire interessi almeno pari al tasso di inflazione garantendo di conservare quindi il potere d’acquisto reale del capitale.
Detto questo come si può passare da un risparmio difensivo a un risparmio dinamico, da un’avversione al rischio ad un approccio prudente, ma capace di evolversi seguendo le opportunità?

Un decalogo realistico

Ovviamente ogni persona deve avere il suo stile di guida in base all’età, al reddito, alla situazione familiare, alle prospettive di lavoro e di vita. Ma i fondamentali possono essere uguali per tutti. Ecco un breve decalogo.
La parola d’ordine è diversificare: mai mettere tutte le uova nello stesso paniere.
Il rischio è inversamente proporzionale ai rendimenti. A promesse di guadagni più alti corrispondono rischi più elevati.
Non esistono bacchette magiche. I soldi non si moltiplicano, ma passano di mano in mano.
Chi ha scritto il libro “Come diventare ricchi in trenta giorni” c’è riuscito grazie ai grulli che lo hanno comprato.
Non è vero che le Borse sono state create per separare il denaro dagli stupidi, ma è vero che il mercato finanziario è per sua natura complesso e quindi se ci si vuole avventurare nel sesto grado una guida, cioè un consulente, sarebbe più che utile.
Le Banche svolgono un servizio indispensabile, ma fanno anche i propri interessi: ci vuole una prudenza doppia nell’aderire alle offerte dei loro prodotti guardando ai costi espliciti e nascosti.
Il conto in banca è praticamente indispensabile, ma andrebbe limitato alle somme che si movimentano su base mensile. Quello che si risparmia deve prendere altre strade.
Tra i titoli di Stato il più diffuso è il BTp (Buono del Tesoro poliennale). Anche se hanno scadenze da uno a cinquant’anni possono essere facilmente rivenduti ogni giorno a prezzi di mercato.
La novità positiva degli ultimi anni sono gli Etf, titoli che raggruppano un paniere di investimenti, hanno costi di gestione particolarmente bassi e rappresentano un’entrata facile sui mercati finanziari.
Un ruolo importante va riservato alla previdenza complementare. La vita fortunatamente si allunga e per vivere bene la longevità è meglio pensarci prima.
Dieci regole che meriterebbero ognuna almeno un articolo di approfondimento…. ma fermiamoci qui.
Buon risparmio a tutti!