Antonio Banderas a papa Leone XIV: come ho scoperto la bellezza di Gesù Cristo

Nell’indimenticabile e storico viaggio apostolico del Santo Padre in Spagna, uno dei momenti più commoventi è racchiuso in soli sette minuti. Tanto è durato l’appassionato e vibrante discorso che il grande attore ha rivolto al pontefice. Parole intense, semplici, cariche di stupore e meraviglia per la fede incontrata da bambino, per l’esempio di sua madre, per la Chiesa che “è stata la più grande produttrice d’arte nella storia dell’umanità”. Una pagina di vita. Di speranza. Di apertura al mondo. 


19 giugno 2026
Semplicità di cuore
di Alessandro Banfi

Fra le tante sorprese di un viaggio in Spagna che si percepisce davvero storico, il discorso dell’attore Antonio Banderas davanti a papa Leone XIV, durante la sua visita a Madrid, resterà una specie di pietra miliare.
Qui trovate il video. Perché sono stati sette minuti intensi dedicati alla bellezza, all’arte, all’incantesimo che esse creano. Banderas è un grande attore che abbiamo amato molto fin dai tempi di Légami! di Pedro Almodóvar ma non sempre gli artisti, e anche i grandi artisti, sanno parlare. Anzi è la loro arte di solito, com’è giusto, il loro principale mezzo espressivo.
In questo caso l’uomo Banderas è emerso con una profondità di esperienza e di riflessione su di essa sorprendente. Ha detto all’inizio prendendo la parola di fronte al Papa e a tutta la Spagna: “Il rapporto tra la Chiesa cattolica e l’arte non è stato solo fruttuoso: è stato decisivo. Non abbiamo timore di affermare che la Chiesa è stata la più grande produttrice d’arte nella storia dell’umanità. Al centro di questo impulso creativo c’è Colui che trascende secoli, stili e culture, e che è stato senza dubbio la figura più rappresentata nella storia dell’arte: Gesù Cristo. Il grande protagonista della storia della vita. In tutte le arti, Cristo è una presenza costante. Non come un’immagine ripetuta, ma come icona di pace, amore e sacrificio, circondato da un mistero inesauribile”.

El Greco – Gesù nell’Orto degli Ulivi

Appassionarsi alla complessità dell’altro

La bellezza è un alleato della fede? E della Chiesa? Banderas lo crede. L’arte, come la Chiesa, è per la pace. Ma non è quella pace per cui stiamo tranquilli. Anzi. Ha detto l’attore: “L’arte deve essere un’alternativa alla violenza. A tutte le forme di violenza. Come fece Cristo stesso, l’artista deve agire con coraggio e non abbandonare il proprio ruolo di voce critica per la società, per l’arte stessa e per la religione stessa. Santo Padre… condividiamo un obbligo comune. Abbiamo l’obbligo di guardare, di vedere e di cercare di comprendere la complessità dell’animo umano”.
Del resto papa Leone XIV aveva detto nel suo primo giorno di viaggio in Spagna: “Apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici: ecco il compito di chi ha una grande storia alle spalle». Grande posizione agostiniana sul tempo e sulla storia: non giudicare i tempi e rimpiangere il passato, non cercare il nemico, appassionarsi invece alla complessità dell’altro.

Dal film I Promessi Sposi di Mario Camerini 1941

Dio dappertutto

Nel suo intervento Banderas ha ricordato l’impatto con la liturgia dei riti popolari della Settimana Santa nella sua amata Malaga. Ecco uno dei passi più commoventi del suo discorso: “Ed è stato lì, Santo Padre, in quella cornice di anonima arte popolare, che, a soli quattro o cinque anni, è nata in me una domanda, una domanda che conteneva una sola parola: Dio. Poco a poco, ho trovato delle risposte, alcune semplici come quella che riconoscevo negli occhi di mia madre mentre fissava lo sguardo e il cuore devoto sulla Vergine della Speranza, che ci passava davanti sul suo trono in quegli anni lontani. O attraverso le voci dei cantori che trafiggevano la limpida aria primaverile. O tra la gente umile e buona della mia città che, ogni anno, scendeva in strada, portando sulle spalle il proprio quartiere, reggendo le immagini che li aiutavano a ritrovarsi, nella ricerca di Dio. E lo fanno abbandonando il sé, per aggrapparsi al collettivo… dal collettivo si muovono verso l’altro, dall’altro verso tutti, da tutti verso il mondo, dal mondo verso l’universo, dall’universo verso Dio, per poi tornare sulla terra, percependo che Dio può essere in ogni particella, in ogni molecola di ogni goccia d’acqua, di ogni mare, di ogni petalo di rosa, di ogni battito cardiaco, di ogni sospiro”.

Lo sguardo rivolto verso Maria

Frasi manzoniane per noi italiani, perché ricordano quella descrizione della gente semplice che va a messa la domenica mattina, scritta nei Promessi Sposi. Che cos’è infatti il mistero dell’Incarnazione, se non la messa in relazione, l’incontro fra la Terra e il Cielo, attraverso la bellezza di Gesù Cristo? Banderas lo ha raccontato attraverso la carne della sua storia personale, attraverso la lente dei suoi ricordi di bambino. Come quando cita la semplicità di sua madre che comunica al figlio la fede non a parole, ma attraverso lo sguardo rivolto verso Maria. Ci vuole l’incanto, ci vuole la poesia, ci vuole la bellezza per capire la verità. Ci vuole la Gloria, direbbe Hans Urs von Balthasar. Ma come Antonio Banderas dimostra, non è necessario lo studio della teologia per amare Gesù Cristo e la Chiesa. Ma solo un cuore onesto, attento a quello che accade. Uno sguardo vero. «L’etica», ha detto una volta il grande filosofo Emanuel Levinas, «è un’ottica».