Carteggio Rilke – Klossowska: Fiori da lontano e “non abbandonarci alla tentazione”

Lettere totali che sono letteratura, dove il grande poeta e romanziere nato a Praga perfeziona il proprio pensiero e la sua poetica. Un epistolario che ha pochi riscontri, bisogna andare alle lettere di Kafka per stare negli stessi territori. In questo scambio ricco di vita, nella sua intensissima umanità emerge la bellezza della forma e della sostanza. Laddove si intende l’amore come quel mistero che tiene insieme esaltando l’unicità, la meraviglia e la gravitazione del cuore. Anche, se non soprattutto, nella lontananza. Che certo non allontana. Un’esperienza inattuale. Forse…


16 ottobre 2026
Lettere d’abbraccio
di Marco Dotti

«Un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci» (Qohelet 3,5). Il più disincantato dei sapienti biblici scandisce l’esistenza in quattordici coppie di contrari. Quell’«astenersi», in ebraico, è lirhoq: «stare lontano». Qohelet non dice quanto costi, astenersi. Lo si impara dalla vita. O da quell’altra vita che non immunizza dalla vita, la letteratura. Lo si capisce leggendo Senza cedere alla tentazione, le lettere-vita del 1922-1926 tra Rainer Maria Rilke e Baladine Klossowska che Marilena Garis ha tradotto per la prima volta in italiano e accompagnato con un saggio introduttivo per l’editore Magog.

Vedere brillare la stella «solo da lontano»

Il carteggio, uscito a Zurigo nel 1954 per le cure di Dieter Bassermann e secondo una scelta della stessa Baladine Klossowska, conta 167 missive di lui e 189 di lei. Dopo l’antologia Archinto del 2015, limitata a 42 lettere di Rilke fino al 1922, l’attenta curatrice di Senza cedere alla tentazione completa il racconto con 56 lettere in cui, edera su edera, si alternano le due voci.
Pittrice, madre di Pierre Klossowski e di Balthus, Baladine era per Rilke «Merline», figura magica femminile la cui natura è inscritta nel nome stesso. Un nome che, ricorda Garis, compariva già nel 1901 in un ritratto del fratello Eugen. Nel novembre 1920 Merline gli scriveva di pregare per il suo lavoro e di volerne vedere brillare la stella «solo da lontano». Quindici mesi dopo, dalla torre vallesana di Muzot che lei stessa aveva trovato, Rilke le annunciava: «Merline, sono salvo!». Era il 9 febbraio 1922, nei giorni della composizione-apparizione delle Elegie duinesi e dei Sonetti a Orfeo.

Per chi non abita la stessa dimora

La lettera, come forma e come sostanza, porta la distanza già nel nome. Il greco epistolé viene da epistéllein, «inviare»: è ciò che parte verso chi non abita la stessa dimora. Garis nota che Rilke teorizzava un amore «intransitivo», libero dal possesso, mentre Merline lo avrebbe voluto «vicino». I due si scrivevano in francese, «lingua prestata», lasciando al tedesco i passaggi più intimi. Ma quel prestito era anche una patria: Renée Lang, nel 1958, ha ricostruito dalle lettere ai Morisse, librai a Zurigo, la fame di libri francesi del poeta. Nel 1921 il suo primo testo francese a stampa presentava i disegni di Mitsou del piccolo Baltusz, figlio di Merline.

Eugene Spito – Tänzerin Baladine Klossowska – Entstanden 1901

Fiori come lettere

La tentazione del titolo sta forse in quella vicinanza, desiderata da lei e temuta da lui; il lettore vi sentirà l’eco della sesta domanda del Padre nostro, che la liturgia italiana oggi rende «non abbandonarci alla tentazione».
Ad altre tentazioni il poeta cedeva volentieri: «Des tentations, des tentations… cela n’en finit pas», scriveva al libraio.
Si inviavano fiori. Fiori come lettere, le più segrete, «Spero che questi pochi fiori vi dicano un po’ che qui abbiamo quasi la primavera con qualche acquazzone. Oh caro, pensare che volevate venire qui! Allora ho sentito bene tutto lo slancio, era indescrivibile, ve lo giuro», scrive Merline. E Rilke: «I vostri fiori, per il 4, sono arrivati perfettamente belli, i dolci gladioli soprattutto parevano essere stati appena raccolti. Essi, tutti, mi hanno tenuto compagnia per una settimana». Tentato, a tratti, era anche lui.
L’ultima lettera è del 15 dicembre 1926, due settimane prima della morte del poeta a Valmont. Un passaggio… Passaggio, come scrive Garis «dalla gravitazione del cuore al coronamento di un sogno». La prima immagine viene da Rilke, la seconda da Merline, che il 17 agosto 1924 gli scriveva: «La vostra amicizia, René, è il coronamento di tutta la mia vita!».
Qohelet conosceva un tempo per astenersi dagli abbracci. Non immaginava che l’astenersi potesse farsi tutt’uno con quel lungo abbraccio che, nel segno dell’amore, inscrive, dolce, anche sulla carne debole degli uomini, il segno dolce dell’eternità.

Rainer Maria Rilke, Baladine Klossowska, Senza cedere alla tentazione. Lettere 1922-1926, cura e traduzione di Marilena Garis, Magog, Roma 2026, pp. 15483.