Il fazzoletto di Véronique. Antologia della prosa
(ed. Cantagalli-EUpress FTL)

martedì 23 febbraio 2021 ore 21,00
Social Media e WebSite del Centro Culturale di Milano

dialogo con

Massimo Borghesi docente di Filosofia Morale, Università di Perugia
Pigi Colognesi curatore del libro
Giaime Rodano storico
Antonio Tombolini traduttore del libro

coordina
Alessandro Banfi giornalista, autore TV

a seguire video intervista ad Alain Finkielkraut a cura di Flora Crescini

“Il fazzoletto di Véronique”, è un Antologia curata da Pigi Colognesi con nuove traduzioni di Antonio Tombolini.

Il lettore italiano potrà trovare la produzione in prosa del grande autore francese, poco conosciuta e non reperibile in modo sistematico in italiano, con pagine storico-critiche che introducono ciascuno dei libri che fanno parte della raccolta.

Un’occasione per fare il punto, per stare di fronte a questo grande uomo che in Italia ha attratto lettori e ambiti culturali di diversa estrazione, rappresentati da Massimo Borgehesi filosofo cattolico e Giaime Rodano che ha tradotto e curato il testo Il Denaro con un ampia introduzione, intitolata: Péguy l’antimoderno, profeta del “postmoderno”.

Cercare soprattutto di cogliere sinteticamente il suo sguardo e metodo di Péguy che ci porta a guardare la storia e al mondo e al suo significato

Di quanti scrittori un Sommo Pontefice ha detto: «Era più cristiano di me»?

Forse nessuno, prima che papa Francesco lo dicesse di Charles Péguy. Chi era costui? Non proprio un Carneade: è stato studiato da centri universitari piccoli ma agguerriti, ripetutamente riproposto all’interno di importanti movimenti ecclesiali (ad esempio CL), rappresentato in circuiti teatrali di base. L’opera poetica di Péguy gode di una stabile presenza editoriale da decenni. Più difficile trovare in Italia la sua produzione saggistica. Il libro “C. Péguy, Lui è qui” BUR Collana dello Spirito Cristiano, ideata da don Giussani, è stata un’importante e sostanziosa primizia.

Acutissima e nient’affatto superata analisi del pensiero «moderno». Questa ampia antologia, composta da traduzioni del tutto nuove, ne rivela il percorso e la vibrante attualità.


Un brano della prefazione di Julián Carrón alla raccolta

“In queste pagine di Péguy possiamo rintracciare due grandi amori, gli stessi che hanno infiammato l’uomo dell’epoca moderna: l’amore alla ragione e l’amore alla libertà. In questo è veramente un moderno, ma un moderno che la fede ha reso capace di usare la ragione e la libertà in un modo tutto diverso. Diversamente dal razionalista, che sempre cerca di imporre i suoi schemi alla realtà e usa la ragione come misura di tutte le cose, Péguy ha coltivato una “ragione aperta”, che impara costantemente dalla realtà (…)

«C’era la cattiveria dei tempi anche sotto i Romani, in quel culmine della dominazione romana. Ma Gesù non si sottrasse affatto. Non si ritirò affatto. […] Doveva fare tre anni. Fece i suoi tre anni. Ma non perse i suoi tre anni, non li usò per piagnucolare e accusare la cattiveria dei tempi. Eppure c’era la cattiveria dei tempi, del suo tempo. […] Lui vi tagliò (corto). Oh, in un modo molto semplice. Facendo il cristianesimo.”

Come è pertinente alla nostra epoca piena di risentimento questo modo di descrivere l’inizio del cristianesimo. L’essere contro non appartiene alla natura della fede; Cristo stesso lo documenta: invece di accusare la cattiveria dei tempi - ci ricorda Péguy -, pone nel mondo l’attrattiva della Sua presenza che non lascia indifferente nessuno.”

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Francesco Napoli e Davide Rondoni
dialogano sulla poesia di un grande maestro
con interventi di
Paola Baioni, Università di Torino
Roberto Galaverni, critico del Corriere della Sera
Francesca Mazzotta, poetessa
Roberto Mussapi, poeta e scrittore

 

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