Che cosa c’è di più caro? Il carisma negli scritti di San Francesco

8° Centenario di Francesco d’Assisi

Mercoledì 28 ottobre, ore 21
Auditorium CMC – Largo Corsia dei Servi, 4 Milano
MM1 e 4 S. Babila, MM3 Duomo

Incontro con
S. E. Felice Accrocca, Vescovo di Assisi
insieme a Maria Pia Alberzoni
coordina Andrea Caspani

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San Francesco scriveva. Diversi scritti autentici, redatti entro 1226, anno della sua morte, sono straordinariamente arrivati fino a noi.
Si è anche fissato il canone che lo identifica nel santo il primo cantore della lingua e della poesia italiana. Nello scrivere si fissa il pensiero. Il pensiero dice del cuore e in esso prende forma ciò che si ha di più caro.
“La vita dell’uomo consiste nell’affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione» scriveva san Tommaso d’Aquino, nato due anni dopo Francesco (Summa Theologiae). Un pensiero ripreso con frequenza e centralità da don Luigi Giussani nel suo insegnamento perché, scriveva, “il santo è un uomo”.

Al CMC interviene uno dei più grandi e comunicativi studiosi di San Francesco d’Assisi, monsignor Felice Accrocca -nominato Vescovo della città lo scorso gennaio da Leone XIV-  per raccontare le linee di quel cuore e di quel volto umano, per rispondere con efficacia alla domanda: “qual è l’unica cosa per cui l’uomo Francesco è cambiato ed ha cambiato vita”? 

Tutto ciò è nel solco del titolo che il CMC ha scelto per significare il percorso della sua stagione: “Il volto umano è la pienezza verso cui cammina la storia” (tratto dalla Magnifica humanitas) un passaggio decisivo per capire la grandezza dell’uomo Francesco, cioè del santo, per non fermarsi prima, dietro alle considerazioni nostre e altrui su un santo che ha segnato la storia.
Decisivo per lui è stato l’incontro personale col fatto di Cristo, con la sua persona, non con la dottrina o una morale nuova in un tempo già decisamente cristiano; è da lì che nasce un uomo nuovo, una cultura nuova, come sottolinea il magistero papale degli ultimi tre Papi oltreché di papa Leone.