Dietro l’apparente caos del Trump-pensiero
Dialogo sul nuovo libro di Mattia Ferraresi “Dentro la testa di Trump – Storia delle idee che non sa di avere”

Lunedì 18 Maggio 2026, ore 21.00
Auditorium CMC
Largo Corsia dei Servi, 4 Milano
con
Marco Bardazzi, giornalista e curatore del podcast di Chora Media “Altre Storie Americane” insieme a Mario Calabresi
Marco Dotti, giornalista e docente di Professioni dell’editoria all’Università di Pavia
Mattia Ferraresi, giornalista e Autore del libro
Coordina
Filippo Campiotti, Presidente Associazione Pragma
Donald Trump ha ricostruito a propria immagine il Partito repubblicano lanciando un movimento popolare eterogeneo con il cappellino rosso MAGA in testa, grazie alle sue doti carismatiche e sfruttando risentimenti e complotti.
La razionalità del discorso politico non gli appartiene, anzi, ha fatto dell’anti-intellettualismo una bandiera. Dietro l’apparente caos del Trump-pensiero, però, si è aggregato un movimento molto più strutturato di quanto si creda: una galassia di intellettuali, attivisti e politici che ha elaborato una critica radicale alla democrazia liberale americana.
Questa galassia si divide in tre aree: post-liberali, illiberali e iperliberali.
I primi includono accademici come Patrick Deneen e Adrian Vermeule, che vedono nella democrazia liberale un sistema logorato dalle proprie contraddizioni. Gli illiberali comprendono i nazional-conservatori, l’hub della destra globale installato in Ungheria sotto il patrocinio di Viktor Orbán e i neoreazionari guidati idealmente da Curtis Yarvin, sotto le insegne dell’«illuminismo oscuro».
Infine, gli iperliberali: libertari convinti del valore del sistema liberale ma favorevoli a una sua trasformazione radicale, tra cui l’investitore Peter Thiel, seguito da Elon Musk e da una pattuglia di visionari, transumanisti e colonizzatori dell’altrove. All’incrocio tra questi mondi si colloca il vicepresidente JD Vance, il più intellettuale tra le figure che circondano Trump.
Con rigore giornalistico e ampio sguardo filosofico, Mattia Ferraresi ricostruisce il fermento culturale che precede e sopravvive a Trump, mostrando come la battaglia per la «grandezza» dell’America riguardi innanzitutto il senso stesso della democrazia liberale in questa fase storica. Dalla profezia di Aleksandr Solženicyn sull’Occidente totalitario pronunciata a Harvard nel 1978 alla crisi degli oppioidi, dalla lotta di Seattle contro la globalizzazione al discorso di Vladimir Putin a Monaco nel 2007: i segnali di una trasformazione profonda erano già tutti lì.
