Lunedì 1 giungo 2020 h. 21.00
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“L’involontaria rivolta dell’uomo consapevole della propria fragilità”
nei 50 anni dalla morte (1 giugno 1970)

uno straordinario dialogo con alcuni poeti e critici letterari


Nicola Bultrini
, poeta e scrittore, Roma
Giuseppe Conte, poeta e scrittore, Sanremo
Roberto Galaverni, de “La Lettura” del Corriere della Sera, Berlino
Francesco Napoli, Mondadori, Milano
con letture dell’attrice Laura Piazza
e spezzoni del docufilm Rai di Gabrella Sica “Vita di un uomo”

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Come definire, individuare, il senso della poesia per Ungaretti?
La sua parola è tesa a raccogliere l’urto della realtà, percossa anche quando gli istanti sono più sereni, quasi a percepirne in essa il segno dell’eterno. Più noto per i versi brevi dell’inizio che per quelli bellissimi e solenni della lunga stagione della sua vita.

Anticipatore dei tweet dalla trincea? Il suo stile è come la sua vita: la presenza delle vicende del mondo nei versi lo fa moderno e al centro della contemporaneità. Un poeta da amare un uomo da scoprire.
Eppure sembra scomparso dall’orizzonte culturale, rimanendo al livello della scuola ma peraltro “a causa” della guerra, certamente la prima, la grande guerra dal cui fronte ci giungono le sue prime, serrate poesie di n nuovo stile che confluiscono nel Porto sepolto e poi ne “L’Allegria”. Ma il verso disteso e ancor più indagatore della forza della realtà sull’io sono quelle nate durante il secondo conflitto raccolto ne “Il dolore”, come le straordinarie e altissime contenute nella silloge “Roma occupata 1942/’44” tra cui Mio fiume anche tu (parando del Tevere)

Con i critici letterari e i poeti invitati dal Centro Culturale di Milano avremo nelle nostre case un vero incontro con Ungaretti, scandito anche dalla lettura dell’attrice Laura Piazza e la visione di spezzoni del docufilm RAI “Vita di un uomo” di Gabriella Sica, scrittrice e poetessa di Roma. Tracceranno il filo che li lega a Ungaretti e spiegheranno perchè alcuni suoi versi sono così conosciuti e divenuti patrimonio comune.

Forse il più internazionale dei nostri poeti, per nascita e vita, lavoro, in molte città del mondo -Alessandria d’Egitto, Parigi, il Brasile, la Lucchesia, Roma). Un fatto che non procurò sradicamento, anzi ricerca della terra innocente e della terra italiana degli artisti, scrittori e dei padri, facendone forse una figura e una voce per oggi di possibilità tra le alternative del cosmopolitismo borghese e la disambientazione contemporanea (“Si chiamava Moammed Sceab, Discendente di emiri di nomadi, suicida, perchè non aveva più Patria”).

Ungaretti, mancato Nobel come Mario Luzi, ha attraversato il novecento, dagli albori con Mallermè e Apollinaire conosciuti personalmente, incontrando i capostipiti delle Avanguardie sia letterarie che artistiche. Una sua cifra inimitabile lo pone, al pari di Montale, come poeta unico.
Ungaretti in una intervista dice “i miei poeti, oltre Leopardi e Mallarmè? Certo Dante, e poi Petrarca ma forse quello che mi ha segnato di più è Jacopone da Todi”. Forse per il dolore -raccontato anche dal poeta medievale- del figlio morto a 8 anni, la distruzione apocalittica delle guerre, ma anche la possibilità nel mondo dell’Amore che Jacopone esprime, come stile e come vita. Come soggiunge Piero Bigongiari nella pubblicazione de Lo Specchi Mondadori: “Nessun poeta dopo Leopardi aveva avvertito tanto a fondo la possibilità stessa di allegria che è insita naturalmente nell’atto poetico e l’aveva sviluppata, nelle diverse tematiche, con tanta segreta unità”

Uno dei pochi poeti ad essere docente Universitario e di gran valore, il Meridiano raccoglie nel secondo volume a lui dedicato, molte sue lezioni straordinarie di letteratura. Ha insegnato in Brasile e alla Sapienza di Roma, trasmettendo col suo insegnamento un’idea di cultura e di letteratura come vita profonda, come testimoniano i giovani sempre raccolti attorno a lui e i dialoghi con gli studenti del ’68 a venezia e a Roma La Sapienza.
Un poeta da amare un uomo da scoprire.

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