Il tema-guida degli eventi del Programma della Stagione 2019/2020 del Centro Culturale di Milano ci dice che la realtà, anche per noi donne e uomini della liquid modernity, non è qualcosa di distante o vicino solo a seconda delle opportunità.

La realtà contiene una promessa positiva e di bene; di essa ne facciamo esperienza: èla nostra esperienza. Il CMC pensa che occorra ripartire dall’esperienza per recuperare terra abitabile e bella e ferma.

Si tratta perciò di non escludere questa sollecitazione dal nostro orizzonte personale e sociale; è la ricerca del significato che ci viene dal rapporto originario e immediato con le cose” indica Camillo Fornasieri, Direttore del Centro, a nome della sua Redazione.

Così il mondo, la realtà, non è ultimamente il nulla o la versione migliore che ognuno si fabbrica per sé.

L’invito è a «usare questa “esperienza”, a non escludere questa ricerca dalla quotidianità, dalla cultura, dall’economia. Anche dai propri sogni».

Da dove nasce l’esigenza moderna della democrazia? Da un grande avvenimento come la scrittura della Charta Caritatis a Citeaux nel 1119, quindi 900 anni fa.

Un programma per regolare e mettere insieme le centinaia di abazie che già coprivano la geopolitica dell’attuale Europa, che divenne il modello di tutti i rapporti istituzionali, il primo documento sulla democrazia. La risposta ad un periodo di confusione, impoverimento delle relazioni, una vera crisi di civiltà. L’intellettuale e politica di lunghissimo corso, Luciana Castellina, in una recente intervista ha detto:

È una fase troppo lunga e complessa quella che stiamo vivendo. A volte dico: qui stanno distruggendo tutto e allora penso a quei benedettini che furono la grande risorsa culturale dei secoli bui. Si presero cura di tutto quello che di fondamentale il passato aveva prodotto”. A riflettere sull’attualità di quel prezioso documento sulla democrazia, ecco un appuntamento di riflessione dal titolo Senza Carità una democrazia sterile. Venerdì 18 ottobre 2019, sala di via Sant’ Antonio 5, Milano, ore 20.45. Ne parlano l’abate generale padre Mauro Giuseppe Lepori e l’economista Stefano Zamagni, innovatore del Terzo Settore, oggi Presidente della Pontifica Accademia delle Scienze Sociali.

Per l’occasione riecheggerà uno scritto di don Luigi Giussani sulla democrazia: “Il voler creare una omogeneità ‘lasciando da parte ciò che ci divide’, può avere commovente spunto, ma sempre, di fatto, finisce per schiacciare la persona. Bisogna che il criterio della convivenza umana sia l’affermazione dell’uomo ‘in quanto è’: allora l’ideale concreto della società terrestre sarà l’affermazione di una ‘comunione’ tra le diverse libertà ideologicamente impegnate”.

Ecco il progetto, il Programma, alla ricerca di questa presenza inesorabile; e seguendo l’invito di qualcosa di promettente che l’esperienza, concreta ed esistenziale, ci mostra.

Più di 40 gli eventi offerti alla città: mostre, incontri, letture, teatro con poesia. Per guardare al futuro nel paragone con testimoni dell’esperienza quali, tra gli altri, Giorgio Caproni, Adriano Olivetti, Gio Ponti, Giuseppe Ungaretti.

Con un posto speciale alle donne; da Ada Negri alle grandi fotografe Dorothea Lange e Margaret Bourke White.

Ricevere l’avvenimento – Donne nei tornanti della storia – Dorothea Lange e Margaret Bourke White è la grande Mostra di 70 Fotografie Original print, curata Angela Madesani e ideata da Camillo Fornasieri, dedicata a due grandi della fotografia internazionale. L’originale nostra attività è quella del ricevere, del constatare, del riconoscere. Come i due ritratti a simbolo della Mostra evidenziano ritratte con in mano la macchina fotografica: abbiamo in noi lo strumento, l’esigenza e la necessità di recepire, accogliere il “qualcosa di promettente”.

Inaugurazione: 15/01/2020 fino al 30/03/2020.

Dino Buzzati, nella città contemporanea

Dopo il grande successo della lettura integrale dei Promessi Sposi, nella nuova stagione il protagonista di un importante ciclo di lettura pubblica sarà Dino Buzzati, giornalista, scrittore, vincitore del Premio Strega nel 1958 con l’opera “Sessanta Racconti”. Il ciclo prevede l’incontro con le sue pagine di letterature e gli articoli di cronaca scritti per il Corriere della Sera.

Dunque, un altro vero milanese: Dino Buzzati, nella città contemporanea, curato da Alessandro Zaccuri (scrittore e inviato delle pagine culturali del quotidiano Avvenire) che invita attori e personaggi, tra cui Lorenzo Viganò, Nanni Delbecchi, Gianni Biondillo, Gioele Dix, Luca Doninelli, Lucia Bellaspiga, Ferruccio De Bortoli, Andrea Carabelli, Arianna Scommegna. Lo scopo è quello di leggere e confrontarsi con lo sguardo esperienziale di chi, scrutando la città e il mondo, dal presidio di via Solferino, ha detto e ci dirà di nuovo che la realtà è segno.

Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, le pietre, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d’amore “

Possiamo presentire nella nostra esperienza la presenza di qualcosa di eccezionale, di misterioso, di promettente. E’ “un segno dentro l’esperienza” quello che ci imbarazza, come

la foto di proprietà Wikipedia, esprime con forza: Buzzati in via Solferino, con le braccia ai

fianchi, a fianco del cartello “Strada senza sbocco”, che guarda pensoso e stupito un mazzo di fiori.

Si parte con il mese di gennaio 2020 fino a giugno 2020, il martedì alle ore 18,30

In programma anche una rilettura – o meglio un racconto per molti ex novo – della recente storia sociale e politica dell’Italia, rivolta a i giovani post laurea, con Stefano Folli, Ferruccio De Bortoli, Michele Brambilla con il ciclo I nostri giorni. Una storia d’Italia e riforme possibili. Il legame tra storia e cambiamento del Paese consentirà di dialogare di scenari di riforme possibili che non trovano dovuta attenzione nel dibattito pubblico.

L’intelligenza artificiale e le nuove dinamiche che essa innesterà nel quotidiano sono lo spunto per il tradizionale percorso che il CMC dedica alla Scienza. Il ciclo ha per titolo Dai circuiti cerebrali all’esperienza (riecco un’altra spaccato esperienziale) scandito da grandi studiosi e comunicatori. Tre serate: Dentro e fuori i l cervello con Marcello Massimini; Dove e come si origina la parola, con Andrea Moro; A caccia di neurosegnali con Sergio Martinoia.

La coscienza non è un meccanismo e tendenze culturali non scientifiche aprono a pesanti influenze economiche. Sarà Federico Faggin lo straordinario inventore del microprocessore e del touch-screen, italiano in America, ad aprire questo fronte inaugurando l’affascinante

ciclo con una conferenza il 14 novembre prossimo alle ore 20,45 su La Coscienza, tra intelligenza artificiale e Silicon Valley.

Cultura, significa perciò compiere il percorso che va dal fiotto dell’acqua alla sua sorgente. L’esperienza fa emergere la realtà come qualcosa cui l’uomo è affezionato.

In tal senso, il fiotto è la voce contemporanea della grande poesia europea, quella di Adam Zagajewski, Premio principe Asturie, (il cui pensiero è stato intercettato dal Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron) a delineare questa “Presenza inesorabile nella realtà” come materia dell’uomo europeo in cammino; il questa chiave anche la riscoperta de Il gigante di Oxford, alla ricerca della certezza, il filosofo e teologo inglese John Henry Newman, con Hanna Gerl-Falkowitz studiosa di Romano Guardini e di Edith Stein che leggeva il sacerdote inglese mentre meditava la conversione dall’ebraismo.

La città è la prospettiva mondiale del modello di convivenza.

Ecco una scoperta importante: Il Coro – Cronache immaginarie, poemetto teatrale scritto nel 1944 da Gio Ponti e il CMC lo produce e presenta in prima assoluta, a dicembre, come omaggio nel 40° della morte del grande architetto e designer.

Il sottotitolo Cosa serve per ricostruire una città dà l’idea di quanti personaggi compongano questo Coro che è la nuova città, dove intervengono l’operaio, il medico, l’imprenditore, le madri; e l’artista è richiamato a stare dentro la società anziché celebrarsi. Le musiche originali – composte da Marco Simoni – sono alla ricerca di una musica totale come quella indicata dal genio di Ponti nelle note introduttive. La regia e la guida degli attori è di Andrea Carabelli.

Possiamo dire – proprio per indicare la compiutezza dell’itinerario proposto dal CMC – che Il Coro suggerisce un’idea di fraternità che riprende il tema della Charta caritatis in chiave moderna, con un forte richiamo alla contemporaneità.

Insomma, non si può riconoscere veramente la realtà senza cogliere quell’invito a qualcosa di promettente: promettente per la fame e per la sete di verità.

Abitare la città dunque, ma il centro è la Casa.

E Dalla casa si capisce una città – Milano una città che finisce bene, così il Ciclo per scoprire il recente passato di Milano nella riscoperta della tradizione e dei progetti di Case popolari realizzati da grandi architetti. Progetti che hanno dato forma a Milano. Gli incontri e soprattutto Visite puntano ad essere un attacco estetico ed etico per ragionare in modo appassionato sul futuro delle nuove forme dell’abitare per le periferie.

Case per tutti ma “come” tutti, culture del vivere e dell’abitare che hanno fatto di Milano una Città che finisce bene nei suoi segmenti finali. Ma sarà ancora così? Ne siamo capaci?

Un ciclo firmato con realtà importanti: Casa Testori, Ordine degli Architetti, Aler, Assessorato all’urbanistica e verde, Confcooperative e la sua Carta dell’Habitat, dove si metteranno a confronto i criteri e le capacità usate nel futuro che si sta costruendo: housing

sociale, cooperative, nuovi luoghi. Abbiamo oggi la stessa passione, pensiero, educazione culturale per le nuove generazioni di abitanti?

Fulvio Irace, Giuseppe Frangi, il fotografo Giovanni Chiaramonte, l’autrice e curatrice Alessandra Coppa, Alessandro Maggioni, Guido Bardelli guideranno seminari, dialoghi e visite alle Case popolari.

Città che finisce bene – tema in controtendenza – è composto da conferenze e visite guidate con gli abitanti delle periferie e il pubblico cittadino. È prevista la realizzazione di un video con la grammatica del reportage.

E infine i Corsi della “Scuola FLANNERY Editoria, Scrittura, Teatro” che propongono nuovi Corsi e percorsi, di scrittura creativa, editing pubblicazione, teatro e traduzione, sotto la regia di Benedetta Centovalli, con Andrea Fazioli, Luca Doninelli, Francesco Napoli e Luigi Ballerini, Paola Capriolo.

Al CMC, presso il nuovo spazio in Largo Corsia dei Servi 4, nel palazzo firmato da Caccia Dominioni e in attesa di Andiamo al largo, il grande Festival culturale alla sua terza edizione che contamina la città e la rappresenta in piazza Beccaria con musica, cultura e interviste. Nel mese di giugno, dal 10 al 12 giugno 2020.

Da novembre si apre anche la Biblioteca-Archivio del CMC dove si può studiare consultare e intrattenersi.