C’è ancora un nesso tra il destino
delle nostre società e le vicende del cristianesimo?

Giovedì 10 ottobre ore 18,30
Auditorium San Fedele, Via Hoepli 3/B (MM 1 Duomo/S. Babila)

Edizioni Il Mulino
di Chiara Giaccardi e Mauro Magatti

dialogo di
Julián Carrón
Massimo Recalcati
Mario Calabresi
con gli Autori

Mauro Magatti & Chiara Giaccardi lanciano una chiave di lettura controcorrente e profonda del nostro tempo: c’è ancora un legame tra il destino delle nostre società e le vicende del cristianesimo?
I facili annunci di progresso scientifico come di religioni fai-da-te sono sufficienti all’essere uomin i in tutta la sua ampiezza? La Chiesa cattolica appare invecchiata e impacciata, soprattutto in Europa, ma opere, persone, educatori, tra i pochi fatti duraturi e costruttivi raccontano di una presenza inaudita. Che cosa dobbiamo dunque cambiare?

C’è ancora un nesso tra il destino delle nostre società e le vicende del cristianesimo?

Non si tratta di rincorrere qualcosa che starebbe davanti – la piena affermazione della modernità, con tutti i suoi successi – né di inseguire un sogno di restaurazione della Chiesa – cullandosi nella nostalgia di un passato ormai perduto. Si tratta, piuttosto, di recuperare la consapevolezza di avere qualcosa di inaudito da dire a questo tempo.

Duemila anni di storia, un miliardo e 300 milioni di fedeli in continua crescita grazie alla spinta demografica dei paesi del Sud del mondo. Eppure la Chiesa cattolica appare invecchiata e impacciata, soprattutto in Europa dove per la maggior parte dei trentenni la «questione di Dio» non ha alcuna rilevanza, e gli scandali finanziari e sessuali hanno inferto un duro colpo alla sua reputazione. In Occidente il destino della fede deve misurarsi con un passato in cui si sono intrecciati cristianesimo, modernità, secolarizzazione, e con un presente che vede convivere progresso scientifico e religioni fai-da-te. In che modo allora la Chiesa potrà stare al passo con la vicenda moderna di cui è stata una matrice, ma che oggi la mette in difficoltà? C’è ancora posto per domande che non si esauriscano nelle promesse della tecno-scienza? E, d’altro canto, che futuro ha una modernità che recida completamente il dialogo con la religione?

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