La sfida latinoamericana in un mondo sempre più “esploso”
A novembre papa Leone XIV sarà per dodici giorni in America Latina. Un viaggio assai atteso e denso di significati. Ma quale Continente troverà il Santo Padre? Aiuta alla comprensione l’ultimo saggio di Guzmán Carriquiry Lecour, diplomatico, già ambasciatore dell’Uruguay presso la Santa Sede, dal titolo: America Latina. Attore globale o periferia marginale? (Marcianum Press). Nella domanda che compare nel sottotitolo vi è il senso profondo del destino che accompagna il cammino di una terra ricca di storia, cultura, appartenenza religiosa. Così come di profonde contraddizioni. Un libro che è un atto d’amore per il Continente e per la Chiesa universale di Roma
18 settembre 2026
L’altro occidente
di Alessandro Banfi
È quasi un manuale per capire la tanto attesa visita di papa Leone XIV (che è stato missionario e poi Vescovo in Perù) in America Latina del prossimo novembre (12 giorni di viaggio apostolico dal 6 al 17 novembre).
Ma è molto di più: contiene una precisa analisi geopolitica globale che entra nel merito di alcune grandi questioni che non riguardano certo solo il continente latino-americano. America Latina. Attore globale o periferia marginale? è il titolo del nuovo libro di Guzmán Carriquiry Lecour, edito da Marcianum Press.
Lettura indispensabile per comprendere meglio anche l’attualità. Carriquiry ha una penna facile e lo sguardo del diplomatico (lo è stato di professione servendo il suo Paese, l’Uruguay) ma ha anche il piglio del saggista di razza, che sa dipingere scenari e situazioni globali con grande chiarezza. Su tutto esprime in ogni appassionato capitolo due grandi amori: quello verso la Chiesa universale di Roma, città che è diventata la sua seconda patria da Paolo VI in poi, e quello verso la sua terra.
I cristiani sono in qualche modo sempre pellegrini, alla ricerca della propria casa, vivendo “in spe Dei”, come dice Agostino per gli abitanti della Città di Dio, ma allo stesso tempo immanenti ad una precisa condizione storica e geografica. Si spiega anche così l’estremo interesse per quello che è il destino del continente latino-americano, così amato e vissuto.
La “formazione del popolo-mondo”
La premessa per così dire filosofica, di interpretazione della storia, che Carriquiry offre è quella attinta dal pensiero di Alberto Methol Ferré. Pensiero profondo e fecondo, che ha influenzato a lungo anche la posizione della Chiesa latinoamericana e che ha il merito di leggere l’attualità e la storia, andando in profondità. Scrive Carriquiry: «Per Methol, la Chiesa cattolica, che amava come cristiano, è già il sacramento di quella fraternità universale che si fa strada nella “formazione del popolo-mondo” verso una “sola e grande nazione universale” che deve produrre “l’autorità o governo universale” in mezzo a tutte le diversità e resistenze, alle ferite della condizione umana e alle contraddizioni sociali e politiche di portata mondiale.
Un pensiero potente e suggestivo che mostra tutta la sua attualità, alla quale aggiungerei anche l’emergere, oggi, di molte potenze intermedie che trovano spazi di protagonismo singolare».
Lo “Stato continentale”
Riecheggia in questo saggio qualcosa di più della semplice analisi storica o politica, c’è una visione del mondo e della storia, in certo senso teleologica. Impressiona che a scriverne sia il primo e per anni l’unico laico che ha lavorato nella Santa Sede con ruoli di responsabilità sempre crescenti.
Scrive ancora Carriquiry riferendosi a Methol Ferré: «La speranza e il combattimento che ci hanno legato sono stati, insieme a molte altre battaglie, il fulcro del nostro impegno per la costituzione di uno Stato continentale industriale come espressione e forza della Nazione latinoamericana: cerchio storico-culturale cristiano, meticcio, barocco, l’ “altro Occidente”, quello del sud, la più grande zona cristiana, cattolica, nell’ambito delle periferie dipendenti, che dispone di “immense risorse materiali e culturali che la pongono come singolare mediazione tra i moderni mondi dominanti e quello che un tempo veniva chiamato il Terzo Mondo”.
Lo “Stato continentale” latinoamericano di struttura confederale, come già lo percepiva Simón Bolívar è la condizione dei cammini della modernizzazione latinoamericana, con le sue tre dimensioni inseparabili di Sviluppo, Integrazione e Democratizzazione, senza le quali l’America Latina rimarrebbe definitivamente esclusa da ogni protagonismo diretto nella storia mondiale del XXI secolo».
La specificità di un Continente
Dunque, ecco il dilemma del sottotitolo: Attore globale o periferia marginale?. L’America Latina è davanti a questo bivio: il suo destino è legato alle dinamiche di un mondo sempre più “esploso” in una specie di “homo homini lupus” delle Nazioni, dove ogni Stato pensa di ritirarsi nel suo recinto e nel suo confine, elevando frontiere e muri. Sotto una specie di diarchia dei fatti economici, con Usa e Cina padroni parziali del mondo, e con una Ue minata dai sovranismi neo-razzisti. E tuttavia la sua specificità, come spiega bene questo saggio, potrebbe andare in un’altra direzione.
L’accordo del Mercosur – parliamo del Mercato comune del Sud America; si tratta di un organismo economico e commerciale in vita dal 1991 – con la Ue e le stesse prospettive di un’evoluzione positiva del Venezuela, di Cuba e dello stesso Brasile indicano segnali di speranza. Speranza perché, il dialogo con l’Unione europea, apre a una collaborazione che, almeno in parte, esce dall’orbita del rapporto assai dipendente con gli Stati Uniti. Uno sprone alla crescita nell’ottica dello sviluppo responsabile. E a un’apertura degli orizzonti. Assai interessante anche per l’Europa alla ricerca di diversificare le proprie partnership commerciali. Per Carriquiry la sfida latinoamericana è apertae «passa da integrazione regionale, innovazione tecnologica e crescita industriale».