La violenza secondo Kubrick: il pericolo dei dottor Stranamore

Riecco, quasi all’improvviso, il ritorno nelle sale cinematografiche di uno dei capisaldi della filmografia del profetico regista newyorkese morto nel 1999. Il Dottor Stranamore è del 1964. Un’opera grottesca che parla di follia (ma non troppo). Di come la violenza può trovare un facile sbocco nella quotidianità. Specie nelle stanze dei bottoni assuefatte dal trionfo nichilista della mentalità atomica.


30 ottobre 2026
Bomba o non bomba
di Giancarlo Grossini

Il dottor Stranamore ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba – 1964 Stanley Kubrick

Piace registrarlo come critici cinematografici, spiace ammetterlo come esseri umani. E permette di dire che Stanley Kubrick aveva capito e previsto tutto, in ogni suo film, pura poesia. Ad esempio vedere Arancia meccanica del 1971 (l’autore del romanzo A Clockwork Orange, Anthony Burgess fu ospite in una memorabile serata al CMC nel 1991 – vedi Archivio CMC) per capire le violenze dei giovani annoiati, attenzione perché son tutti maschi come quelli che devastano le città; vedere 2001 Odissea nello spazio del 1968 per entrare nel campo dello strapotere della tecnologia più sofisticata, leggasi A.I.
Insomma Kubrick, genio e anticipatore, continua ad essere imperdibile, per chi lo vede per la prima volta, o per chi lo recupera. Come è il caso del ritorno nelle sale cinematografiche di Il Dottor Stranamore-Ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba.

Arrivano i nostri. Incubi…

Datato 1964, lanciava un preoccupante messaggio: bomba atomica, imminente sterminio di tutto il genere umano e della terra. Perché? Per la follia di chi comanda, e anche qui son tutti maschi, di chi ha i gradi di generale o di presidente, di chi vive in luoghi militarizzati che hanno cartelloni di ingresso con uno slogan più volte inquadrato, “Peace Is Our Profession”, o di chi prospetta soluzioni post atomiche con 10 donne in bunker al servizio di un solo maschio per fecondazioni di una prossima popolazione.
Il film è magnetico, è giocato principalmente con primi e primissimi piani degli attori, una attenzione alquanto difficile da ottenere se non si è capaci di dare vivacità e ritmo all’inquadratura privandola di una dimensione da annuncio speaker. Il gioco degli oggetti è poi un elemento che si lega alla nostra memoria durante la visione: un film esclusivamente fallico, che mette in ridicolo il ruolo maschile, fin dalla prima inquadratura, dell’aereo in volo che poi trova il suo specchio nel grande sigaro che impegna uno Sterling Hayden da Oscar, generale pazzo che mette in imbarazzo il Mandrake, colonnello che ha il volto e i baffetti in British style di un altrettanto insuperabile Peter Sellers che ha altri due ruoli, il pelato presidente Usa capace di conversare la telefono col suo collega russo Dimitri, e il nostalgico hitleriano, prof scienziato Stranamore, su sedia a rotelle con braccio meccanico sempre voglioso di inneggiare al suo Adolf. E ancora non si dimentica George G. Scott, altro generale che deve lasciar la sua “segretaria”, in bikini e con ovvio elemento fallico ai piedi, ovvero i tacchi a spillo che sarebbero inspiegabili in chi attende un rapporto sessuale, e sta distesa su di un lettino fra vetrate da SPA. Incredibile l’intero equipaggio con comandante che si toglie il casco e indossa, non potrebbe esser altrimenti, il cappello da cow boy, ed è indirizzato poi a “firmare” la fine del mondo, a cavallo dei suoi missili, come fossero cavalli dell’”arrivano i nostri” della tradizione cinematografica western.

L’esercizio bombarolo dei potenti

Fine del mondo che arriva centrando le basi russe contenenti l’atomica, una fine erroneamente causata dalla chiusura di ogni collegamento, e ovviamente di tutte le radio private di cui il pazzo Hayden è stato promotore. Ci si lascia avvincere dalla trama che ha una sua suspense anche se la genialità del regista interviene nel dare una dimensione di ultra grottesco, quasi a impegnarsi in un genere diverso.
Perché Kubrick ha fatto del cinema un terreno col quale misurarsi, l’horror di Shining nel 1980, l’arte e la pittura di Barry Lyndon del 1975, l’eros e il potere di Eyes Wide Shut nel 1999, il noir di Rapina a mano armata nel 1956, o il filone bellico di Full Metal Jacket nel 1987.
E il comico che fa rabbrividire con finale apocalittico di Stranamore, non vederlo è un peccato. Discuterne è un obbligo. Farne un confronto con quanto oggi vediamo nell’esercizio dei potenti, è sconvolgente. Con la speranza che la follia non diventi lasciapassare, e che nessuno possa imitare quei potenti del film del ’64….

Il Dottor Stranamore-Ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba. Regia di Stanley Kubrick. Con Peter Sellers, George C. Scott, Sterling Hayden, Keenan Wynn, Slim Pickens. Gran Bretagna, 1964