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11 marzo 2021 ore 21.00

Mutevole, semplice, complesso.
Il vivente tra semplicità e complessità, tra autonomia e dipendenza

Sandro Azaele, fisico, Università degli Studi di Padova
Giorgio Bavestrello, biologo, Università degli Studi di Genova
Samir Suweis, fisico, Università degli Studi di Padova


Tra le profonde revisioni e ridimensionamenti di prospettive, col presentarsi di nuovi problemi, cui ha costretto via via la situazione mondiale della pandemia, vi sono certamente il crollo della fiducia in una scienza dalle infinite possibilità e nella assoluta/ideale bontà della Natura.
Correzioni di rotta a causa di superficiali riduzioni che un ‘cultural correct’ (dopo il ‘political’) ha introdotto nella mentalità più comune ma anche toccando, in qualche modo, la radice del nostro pensare.
Le due serate di Scienza proposte dal CMC ed Euresis intendono farci ri-entrare nel mondo, con le sue criticità senza però ipotizzare di viverci da “separati in casa”, acquisendo cioè consapevolezze motivate delle nostre potenzialità e delle nostre fragilità.
Gli enormi progressi nelle bioscienze rivelano l’organizzazione di straordinaria complessità e la logica sorprendente che accomuna tutti i viventi e fa di essi qualcosa di assolutamente unico in natura. Dietro l’enorme diversità delle forme e la complessità delle reti di relazioni che formano il tessuto della biosfera, emergono strutture e regolarità di una stupefacente semplicità ed eleganza; emerge anche la totale interdipendenza tra gli individui in un grande scenario del quale l’uomo indagatore si trova ad essere allo stesso tempo soggetto e osservatore.
L’esperienza della pandemia rende più acute e drammatiche le domande sulla vita, sui suoi meravigliosi equilibri e sulla sua radicale fragilità. Il desiderio di custodire la vita porta a ricercare e ad attivare tutti gli strumenti conoscitivi e operativi disponibili; con una ragionevole fiducia nelle possibilità e nelle risorse dell’uomo.

«Ogni cosa viva, essere od opera o azione, è in ultima analisi cosa nuova.
In essa non è stato adattato qualcosa di preesistente, ma generato qualcosa di nuovo.
Essa non realizza schemi dati, ma ci mette davanti ciò che non era mai esistito.
Ogni cosa viva esiste una volta sola.
Vivere significa creare. E tanto più viva è la vita, quanto più è creatrice.
Tanto più originale, quanto più c’è di sorgivo in essa […].
Vita è fecondità. E tanto più è viva la vita, quanto più è grande
la sua forza di presentare ciò che ancora non esiste; […]

quanto più puramente nuovo è ogni attimo; quanto più tutto è inizio.
Nell’essere interamente vivo non ci sarebbe mai nulla puramente “là”, tutto sarebbe appena creato
».
Romano Guardini, L’opposizione polare. Saggio per una filosofia del concreto vivente

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