Madeleine Delbrȇl e il quotidiano. Perché consumarsi in mezzo agli altri

Innamorata di Cristo e della Chiesa. Poetessa, assistente sociale. Una testimone della fede, una missionaria impegnata in un posto alla periferia di Parigi dove è dominante l’ideologia comunista. Il Meeting di Rimini le ha dedicato una preziosa mostra curata da Gerolamo Fazzini. Un suo libro, consegnato per la stampa settant’anni fa, racconta bene il fuoco che l’abita. E la sua passione per l’umano. Titolo del volume: Città marxista terra di missione (Gribaudi). Attualmente è aperta la sua causa di beatificazione


18 settembre 2026
Il senso della missione
di Enzo Manes

Madeleine Delbrêl (1904-1964)

Una mistica della porta accanto. Nel ventesimo secolo poche persone innamorate di Cristo e della Chiesa come lei. Testimone della fede soprattutto tra chi si dichiarava convintamente lontano dal cristianesimo. Madeleine Delbrȇl (1904 – 1964) ha permesso a Gesù di farsi spazio nella sua vita. Avendolo quotidianamente accanto gli ha offerto la propria umanità per costruire la Chiesa. È stata una mistica della speranza e perciò una donna pienamente dentro le cose della vita. Ecco perché, allora, ha fatto del quotidiano l’occasione imperdibile, da non sprecare, di annunciare a tutti ciò che l’aveva sorpresa, Colui che in un bel giorno l’aveva chiamata alla conversione. Madeleine ha ricordato con queste parole quel che in un dato momento, nel fiore della gioventù, le era esploso dentro il cuore: «A vent’anni fui letteralmente ‘abbagliata da Dio’; ciò che avevo trovato in Lui non l’avevo trovato in nient’altro. È l’abate Lorenzo che, per me, ha fatto esplodere il Vangelo… Esso è diventato non soltanto il libro del Signore vivente, ma il libro del Signore da vivere».

A – Il libro catalogo della Mostra ed LEV Madeleine Delbrêl | B – L’inconro al Meeting di Rimini 2026 con Card Matteo Zuppi Girolamo Fazzini don Luciano Luppi suor Kristen Gardner

Un sorprendente incontro

Il Meeting di Rimini di quest’anno ha dedicato una mostra a Madeleine Delbrȇl intitolata: Madeleine Delbrêl. Strade di città, sentieri di Dio a cura di Gerolamo Fazzini. Costruita come un percorso esplorativo per raccontarne la vita, la fede, l’impegno sociale tra la gente comune e nelle periferie urbane. Lei che è stata poetessa, assistente sociale e, per l’appunto mistica. Maestro venerabile, è aperta la sua causa di beatificazione. Lei che può incunearsi nei nostri modi di pensare con espressioni controvento perché accese dal soffio dello Spirito: “Salvare il mondo non è dargli la felicità. È dargli il senso della sua pena e una gioia che nessuno può rapire”.
La sua vicenda attrae, sorprendente incontro. Una provocazione bella e buona per cogliere il significato di un’esperienza missionaria che, è opportuno, far calare in questo presente a di poco accidentato.
Debrȇl ha vissuto la sua missione a Ivry-Sur-Seine, periferia di Parigi dal 1933 fino al termine del su transito terreno. Quel posto potrebbe ricordare qualsiasi periferia del nostro tempo. Anche se, allora, l’ideologia dominante era il comunismo; e lei in quel contesto soprattutto operaio ha testimoniato la verità e la bellezza del Vangelo. Ha detto del Signore sorretta da una delle più efficaci evocazioni del roveto ardente: “Per restituire Dio, per richiamarne la presenza, per riportarlo come un compagno tra gli uomini, non abbiamo bisogno di essere persone di valore, basta un cespuglio di spine. Il cristiano che vivrà così nella sua città toccherà con tutto l’essere la forza dell’amore evangelico. La realtà di questo amore si manifesterà fuori di lui come un’evangelizzazione e dentro di lui come un’illuminazione”.

A – Madeleine Delbrêl | B – Copertina del libro

“Settanta volte sette”

C’è un libro scritto di suo pugno che la descrive con finezza, precisione e passione. Forse il suo più intenso. Venne consegnato per la stampa sul finire del 1956, settant’anni fa. Il titolo indica esattamente l’intensità della sfida a cui lei mai si è sottratta: Città marxista terra di missione, per i tipi di Gribaudo. (Si recupera su tutte le piattaforme librarie) Si tratta di una pubblicazione dove è centrale il tema dell’apostolato in un ambiente sostanzialmente avverso al cristianesimo.
L’autrice ci fa entrare in quel piccolo mondo che poi simboleggia, in un certo senso, il pericolo della desertificazione dell’accadimento cristiano (oggi diremmo secolarizzazione) allora per il dirompente attacco e attracco portato avanti dal marxismo adesso, per via, di altri insidiosi convincimenti e pratiche idolatriche. Tuttavia, Madeleine Delbrȇl non ha il problema di liquidare il nemico, sa distinguere le idee dalle persone, l’ideologia dal popolo, il Partito comunista dalla classe operaia come la definisce in totale chiarezza. Così può esprimere il suo metodo netto e cordiale al tempo stesso: «Per me i comunisti non sono più i semplicemente dei negatori della verità, degli infedeli, dei persecutori, essi sono il prossimo a me più vicino: forse il “settanta volte sette” venne pronunciato per loro?
È uno dei termini della questione e non il più trascurabile. I marxisti si trovano in una notte così profonda da oscurare la gloria di Dio. Non amarli è o non è oscurare doppiamente questa gloria?». 

Madeleine Delbrêl

 La redenzione dell’uomo mediante l’uomo: un tragico inganno

Ivry, la periferica Ivry, è la terra dove Madeleine si mette all’opera, dove lavora, dove incontra i comunisti, alcuni di loro a lei molto cari. E «furono loro a farmi scoprire progressivamente attraverso loro stessi, qualcosa che li oltrepassava, il marxismo. Mi sforzai di comprendere un po’ alla volta la vita degli uomini accanto a cui vivevo, servendomi dei testi che i loro maestri o i loro compagni scrivevano oppure avevano già scritto». Ivry, a suo modo, è un laboratorio nel quale sta avvenendo con successo un processo di progressiva ateizzazione.
I cattolici ci sono, anche numerosi, ma non si mostrano, non dicono, si vedono ma è come se non ci fossero. In quella periferia urbana con il suo porto commerciale prevale il materialismo storico quale risposta scientifica all’evidenza dei salari troppo bassi e di una disuguaglianza sempre in ascesa.
Si aderisce al Partito comunista perché, nella sua fedeltà all’ideologia marxista, promette la redenzione dell’uomo mediante l’uomo. Dio non c’è e se anche ci fosse non servirebbe alla causa umana. Questa lezione, che contiene il più tragico inganno proprio perché architettato in nome del trionfo della giustizia, dell’annullamento delle classi, del sol dell’avvenire che promette pace e prosperità, non ha superato il giudizio della storia. Madeleine Delbrȇl, cogliendo contraddizioni e disumanità in quell’impianto totalizzante e totalitario, nel libro spiega le cause del contagio, del perché anche non pochi cattolici siano affascinati dall’ideologia marxista. Il problema non risiede principalmente nell’attività e nella propaganda dei comunisti che fanno il loro mestieri, piuttosto su un’arretratezza missionaria dei cattolici.Su una carenza di spirito missionario determinata da un’opaca adesione alla fede, e così al fatto di Cristo nella storia. E tale tiepidezza non può non incidere sul cammino della Chiesa.

Robert Doisneau (1942 – 1943) Bidonville Ivry-sur-Seine

Il cristiano e il lavoro di Cristo da compiere

L’autrice avverte questo stato di approssimazione a Ivry, tuttavia la crisi, come sappiamo, ha rilevanza ben più vasta. Il deserto è dappertutto. E dappertutto può succedere qualcosa… perché «Cristo ci riconosce come degli uomini redenti che fanno propria la loro redenzione diventando redentori con lui.
Dovunque egli ci condurrà ci saranno o il peccato, o l’errore, o minacce di seduzione, oppure le persecuzioni. Gesù Cristo non ci invia nella sua Chiesa e neppure nel mondo ad attuare, a prezzo di lunghe tappe e d’interminabili riflessioni, una testimonianza che avrebbe per oggetto noi stessi. Egli c’invia, per la strada più breve, a compiere il suo lavoro. Questo lavoro è, in tutte le missioni per quanto diverse, quello di far giungere il Vangelo di Gesù in mezzo a uomini ai quali non è stato ancora annunciato».     
Perciò, per Madeleine è fondamentale che l’umanità scopra Gesù che sta dalla parte della vita. Un Dio che non respinge la filosofia, la letteratura, la poesia, il teatro, la musica, la danza. La bellezza, ecco, la bellezza. Un Dio che ama gli uomini. Il cristiano è in missione con dentro questa certezza, questo grande amore. «Si tratta di accettare la fede come un vivente amore di Dio, come la vita di un simile amore dentro alla nostra carne, dentro al nostro cuore e al nostro spirito.

E facciamo attenzione a non ridurre la nostra fede a un contratto intellettuale in cui ci si dichiara d’accordo, ma piuttosto farne alleanza nella vita e per la vita così come venne espressa per prima dalla Vergine Maria: “Sia fatto di me seconda la tua parola».
Quel sì è la vera rivoluzione di popolo.