Papa Leone XIV: Custodire l’umano per governare l’intelligenza artificiale

La prima e tanto attesa enciclica sociale di papa Leone XIV è arrivata. Si intitola Magnifica Humanitas. Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Pur occupandosi approfonditamente di IA, si tratta di un documento sull’umano. Quanto mai urgente proprio oggi davanti alla sfida, dai non pochi tratti ambigui e pericolosi, che sta portando questa tecnologia. Che il Santo Padre non demonizza ma neppure idolatra. Un invito a leggerla e tornarci sopra. La Chiesa, ancora una volta, entra nel vivo delle questioni spinose. Prime riflessioni


05 giugno 2026
Il progetto dei tech-nocrati
di Enzo Manes

«La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme». Disperdersi in un guazzabuglio con la certezza di essere plasmati da chi persegue la logica del dominio, del diritto della forza, di una euforica volontà di potenza oppure costruire la civiltà dell’amore (secondo la sollecitazione appassionata che ne fece san Paolo VI) questione per nulla utopica.
È la via di Neemia, il coppiere del re che ottiene il permesso di tornare a Gerusalemme per ricostruire le mura distrutte e riorganizzare la vita nella città. È l’esperienza della comunione sulla terra.
Lo stare di fronte a tale scelta decisiva la troviamo in avvio della prima enciclica di papa Leone XIV Magnifica Humanitas. Il Santo Padre, facendo sua la preoccupazione di vivere un mondo in tempesta, la porge a tutti. E la sua preoccupazione che non dispera lascia intendere che il documento è anche, se non soprattutto, altro da una pur urgente riflessione sull’intelligenza artificiale.
Ovviamente di IA se ne parla assai diffusamente (come indica il sottotitolo: Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale). Perché è una “cosa nuova” che ha fatto irruzione nel nostro quotidiano. Come Leone XIII che intervenne per stare dentro e di fronte alal sfida delel “cose nuove”, Rerum novarum. E dunque, non può suonare come intempestivo o addirittura inopportuno il fatto che il papa abbia voluto con la sua prima enciclica offrire un contributo di pensiero e discernimento su un tema di così vasta rilevanza. Come tutte le cose nuove, l’IA provoca l’umano a una riflessione sulla verità della propria natura, del proprio essere persona ora, qui. E di come governarla per non esserne governati.  Anzi, dominati. E perciò sudditi.

Papa Leone XIV pubblica Magnifica Humanitas ANSAUS VATICAN MEDIA

Sradicare il male dai campi

L’enciclica supera brillantemente l’annoso dilemma tradizione/rinnovamento.
È uno sguardo attento al presente, sorretto da un «lasciarsi provocare dalle domande di ogni generazione». Il papa ha a cuore la custodia della persona umana. E a partire da tale preoccupazione vede negli abusi e negli utilizzi illimitati dell’intelligenza artificiale una minaccia concreta alla convivenza. In tutte le sue ramificazioni.
A dire: nel lavoro, nella finanza, nella democrazia. Il culto dell’algoritmo è un problema serio. Come lo sono tutte le idolatrie. L’algoritmo come misura di tutte le cose è la tentazione di questo tempo che ripropone l’insidia che cova nell’uomo da quel dì: l’uomo misura di tutte le cose. Prevost è chirurgico (riprendendo il Tolkien de Il Signore degli anelli) nell’indicare la via virtuosa da frequentare: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare».

Il caos genera incomunicabilità

L’insidia di oggi è la tecnologia che si fa criterio dominante. Transumanesimo e post umanesimo sono l’obiettivo che hanno in testa i nuovi “tech-nocrati”.
Leone XIV, preoccupato di un attacco così frontale all’umano, mette in rilievo le insidie insite in questo progetto dove la dignità umana, la relazione, il senso di appartenere a una comunità sono vicende che ormai appartengono a un passato da mettersi alle spalle definitivamente. La tecnocrazia si rivela allora come l’esaltazione dell’individualismo portato all’ennesima potenza. Che fa rima con forza. In un mondo siffatto l’uomo viene fatto su dalla “corte” sfrenata, totalizzante e totalitaria dei protagonisti della deregulation tecnologica che, neppure chi la propone, può averne conoscenza dell’esito che potrà avere alla fine. Il rischio che possa scappare di mano a quelle mani non è chimerico. 
Si tratta della manifestazione di nuova Babele, come spiega bene Leone XIV. È l’affermazione di uno stato confusionale, di un caos nel quale impera l’incomunicabilità quasi fosse, il non parlarsi, una faccenda di normalità di cui prendere atto. Con l’oggettivo tramonto del soggetto/persona in quanto vetusto rapporto con l’altro. La nuova Babele è un non luogo, è l’edificazione distruttiva del conflitto quale criterio, dell’imposizione come impostazione, dell’assenza di pace perché a prevalere è la logica binaria amico/nemico.
La logica della guerra. L’evidenza delle evidenze è oggi «la normalizzazione della guerra», scrive il papa. Egli respinge «le visioni manichee tipiche delle narrazioni violente, che dividono il mondo in buoni e cattivi». Mette in guardia dal pericolo di «un idealismo che, per salvare la propria visione del mondo, seleziona i fatti, li piega, li rinomina, e finisce per abitare una realtà costruita a misura delle proprie convinzioni». Ma così l’uomo non c’è più. Il mondo tecnocratico ne può fare tranquillamente a meno. Non c’è più l’io inteso come io relazionale, non c’è più la dimensione comunitaria, non c’è più la possibilità stessa del bene comune. È l’elogio sperticato del senza limite che punta a eliminare qualsiasi tentativo di coesione sociale, di presente e futuro condiviso. E sul tema del limite come risorsa, come nostro punto di forza rimandiamo al puntuale intervento del professor Andrea Moro pubblicato sul Sole 24 ore.
La Magnifica humanitas è un caldo invito alla responsabilità di tutti affinché non cali il sipario definitivo sull’umano.  Il Papa pone l’attenzione sull’immagine biblica della ricostruzione di Gerusalemme con Neemia. Gerusalemme è allora la città ferita che rinasce grazie alla responsabilità condivisa di un popolo che lavora insieme, mettendo Dio al centro. Nel tempo dell’IA, la scelta è la stessa: continuare a costruire torri di dominio o impegnarsi a ricostruire relazioni, istituzioni, economie e sostenibili che permettano a tutti di fiorire nel rispetto della dignità. Ritrovare il senso autentico di sé per ritrovare il senso autentico delle cose.

Prometeo di Salvatore Rezzuti scultore – Opera il legno di olivo

Il limite è ricchezza

Per paragonarsi con la trasformazione in atto, con la novità della “cosa”, il papa colloca la questione aperta dall’intelligenza artificiale nell’alveo della Dottrina sociale della Chiesa. Ne ricorda i suoi fondamenti: la persona umana immagine di Dio, la dignità uguale di tutti, il valore che deve restare indiscutibile dei diritti umani. Ed esplicita quelli che restano gli obiettivi tangibili da preservare: bene comune, destinazione universale dei beni (oggi estesa anche a dati, algoritmi, piattaforme), sussidiarietà, solidarietà, giustizia sociale, sviluppo umano integrale ed ecologia integrale.
Come stiamo vedendo, l’intelligenza artificiale impatta direttamente su tutti questi temi così cruciali. Ecco perché è fondamentale mettere la testa sull’IA per tornare a ripensare e a ripensarsi in quanto umani, in quanto soggetti in comunione.
Il papa è chiaro: si può e si deve stare dentro il cambiamento.
Con il proprio limite che non è impedimento ma ricchezza, consapevolezza, disponibilità cordiale
. Come fece Neemia che di fronte al quadro drammatico della Gerusalemme in rovina non cede alla rassegnazione. Affida a sé e a ciascuno il compito di contribuire alla ricostruzione delle mura crollate. A ognuno il proprio pezzo. A ognuno l’invito concreto all’assunzione di una responsabilità che ha il respiro della condivisione. Una condivisione di pace. Una condivisione disarmata e disarmante.  
Il papa riconosce che l’intelligenza artificiale può essere un aiuto potenzialmente prezioso. Il realismo è tratto evidente che innerva tutto il documento. Tuttavia, l’IA non è “intelligente” come un essere umano. Non ha corpo, non fa esperienza, non ama, non soffre, non ha coscienza morale. Le sue performance dipendono dai dati e dalle scelte di chi la progetta e la controlla. Per questo non basta chiedersi «a che cosa serve», ma anche «come è costruita, chi la governa, a vantaggio di chi».

A Milano al Meet Digital Cultural Center (viale Vittorio Veneto 2) la mostra personale di Rebecca Allen “Synthetic Creatures. Storia, evoluzione e rappresentazine” fino a settembre

Una lettura accessibile a tutti

I 245 paragrafi dell’enciclica sono la traccia di un cammino virtuoso. Una proposta concreta per tornare a fare i conti – e per davvero – con l’umano. Un testo antropologico che nella fase storica invasa e pervasa dall’intelligenza artificiale, costringe ciascuna persona a una seria presa di coscienza di chi è. Di chi siamo. Per comprendere che si deraglia quando pretendiamo di auto-programmarci per stare dietro alla vertigine degli algoritmi. Quando, schiavi di una programmazione perfetta, dimostriamo l’incapacità a rimanere stupiti dalla bellezza. Così non la riconosciamo più. Siamo prede di altro. Di altri.
Magnifica humanitas è un testo che ha una “personalità” scientifica, un linguaggio coerente, semplice e assai incuriosente alla lettura pur cimentandosi con la complessa vicenda dell’intelligenza artificiale.
Giovedì 28 maggio, ad appena tre giorni dall’uscita dell’enciclica, il Centro Culturale di Milano, proponeva un incontro online dal titolo: Magnifica humanitas. Un’enciclica dalla parte dell’umano.
Un dialogo guidato dal giornalista Alessandro Banfi con don Alberto Cozzi, della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e membro della Commissione Teologica Internazionale; il professor Massimo Borghesi, che insegna filosofia morale all’università di Perugia e il professor Stefano Zamagni, economista e membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Per chi non ha potuto assistere a quel prezioso momento o volesse rivederlo, l’incontro è disponibile sul canale Youtube del CMC.
Si tratta di un primo “assaggio” importante per entrare nel vivo di un’enciclica sociale destinata a lasciare il segno. Di cui questo contributo va umilmente in scia. Inizio di altri approfondimenti nei prossimi numeri di .CON.