Martedì 27 novembre 2018 ore 20,45
Auditorium CMC
Largo Corsia dei Servi, 4 – Milano

Intervengono
Piero Bassetti, Imprenditore e politico
Mauro Magatti, Docente di Sociologia, Università Cattolica di Milano
Bernard Scholz, Presidente CdO
Coordina
Massimo Rebotti, giornalista, Corriere della Sera

Dopo alcuni mesi è evidente che il risultato del 4 marzo non misura la radice dei problemi che viviamo e soprattutto non rappresenta la chiave facile per un approccio nuovo ai problemi, antichi e recenti che ormai si sono avviluppati.
Una realtà, grande, appassionante, ineludibile, come la vita di una società, di un Paese, chiede altrettanto realtà, corpo, intelligenza, condivisione, vita.

Ecco allora la domanda che sta interessando vari commentatori, persone impegnate in politica, nella società, alcuni imprenditori, semplici lavoratori e tanti giovani, così come i protagonisti del terzo settore: “dove sono i ‘luoghi’, dove rinasce la democrazia che ci sembra morta per sfinimento?
In cosa consiste un punto di percezione vera della realtà, dove si sappiano confrontare sacrifici e idealità, attese e impulsi?

Come può accadere che i corpi intermedi, partiti, sindacati, associazioni, aggregazioni umane di qualunque tipo, continuino a fare incontrare le persone, a farle confrontare, a permettere loro di conoscere, di approfondire, di porsi domande? Come frenare la disintermediazione sociale?

Un corpo intermedio è un fattore fondamentale e non va visto come una mediazione clientelare. È un fattore essenziale di sviluppo della società.
Ma dove sono finiti, perché si sono spenti? Dove sono coloro che li hanno visti con sospetto? E dunque noi, la società –non astratta, ma di gruppi, case, associazioni, persone- cosa siamo, cosa desideriamo in questo lungo frangente?
L’obiezione consueta è: la società esiste, la politica non la sa rappresentare. Ma è poi vero, ne siamo sicuri?

Interroghiamo tre diversi protagonisti e sinceramente impegnati, a diverso modo, nel Paese, come formatori e imprenditori, politici, intellettuali e insegnanti, iniziando un confronto e una strada inclusiva. Una strada che soprattutto non consentirà scorciatoie ma intende costruire un bacino di domanda, come recentemente è stato scritto.

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