“E’ il tempo di scegliere, che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è” (27 marzo 2020, Papa Francesco)  

giovedì 18 febbraio 2021 ore 21,00
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intervengono
Marco Bentivogli, coordinatore  di Base Italia
Ferruccio De Bortoli, Editorialista del Corriere della Sera, autore di “Le cose che non ci diciamo” (fino in fondo), Garzanti
Lorenza Violini, Costituzionalista
Stefano Zamagni, Presidente Accademia Pontifica Scienze Sociali

coordina per il CMC
Francesco Seghezzi, Presidente Fondazione Adapt

Scrive Ferruccio De Bortoli nel suo bellissimo libro “Le cose che non ci diciamo (fino in fondo)”, Garzanti: “Nei mesi della quarantena gli italiani nel complesso hanno dimostrato di saperla curare la casa comune.. . Ora si tratta di non disperdere quell’immenso capitale sociale ritornando a coltivare i difetti di sempre. Questo è uno dei pericoli che abbiamo davanti. Se vogliamo scongiurarlo non dobbiamo nasconderci molte verità amare..

Per la vulgata giornalistica e istituzionale  –e di conseguenza Social- il Recovery Fund è una grande concessione dell’Europa.

No, è l’indicazione di una possibilità che -sotto la spinta ed anche l’urto di disomogenee ma convergenti spinte, sia di realismo, sociale che istituzionale, sia di protesta- è stata decisa perché si faccia appello alle migliori risorse del presente, per disegnare una nuova partenza, un presente che segnerà il futuro delle società europee.

Siamo pronti? La classe politica (quella che abbiamo eletto ci rispecchia?) è all’altezza? Il breve elenco di campi per investire (non per concedere riparazioni o ‘mance’ diffuse) è stranoto, ma il come, quanto e il perché non è argomento di lavoro e è materia gestita dagli “eletti” senza alcuna governance e ascolto delle parti migliori della società.

La frase tratta dal discorso del Papa sul sagrato della basilisca di S. Pietro indica il cuore e l’importanza della sfida (rileggerla è anch’essa un idea di De Bortoli che invita a tenerla come un Post-it in bella vista sulla nostra scrivania).

Sono in gioco da una parte le potenzialità del Recovery Fund e dall’altra le culture, o le mentalità consolidate che si dichiarano pronte a gestire il momento storico. Ma così facendo lo capiscono?

C’è bisogno dunque di un giudizio culturale e di informazioni reali, perché si preannunciano ‘facili gestioni di opportunità’.

Il dialogo che proponiamo è rivolto a tutti per capire, per prendere responsabilità e indicare una via: per interagire in quella triangolazione virtuosa tra imprese, mondo del terzo settore e P. A. che una società nuova richiede.

Un dialogo per renderci conto che per questa sfida non occorre solo una nuova politica (o nuovi politici) ma che gli interpreti o i protagonisti di una società creativa -dal basso così come da posizioni guida- sappiano condividere dei giudizi diversi sul passato e quello recente, che ci ha portato sin qui, su quanto fino ad oggi non è stato favorito e non ha avuto spazio. E’ questa una condizione per verificare come i “capitoli” di impegno del Recovery Fund  (stra-conosciuti da tutti)  non siano un puro elenco che viene interpretato da culture e visioni vecchie, ideologiche -o di quel neo-qualunquismo statalista che anima i populismi- ma effettivi spazi dove i concreti sacrifici di visioni già operanti e innovazioni che non tralasciano le povertà, i diseguali, l’uomo e la sua famiglia, trovino spazio e possibilità di costruzione.

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