Studenti islamici sorprendono il prof. Quando il senso del sacro è ancora vivo. Il racconto

Si spende l’esistenza per il superfluo. Come già profetizzava Pasolini con la sua accusa verso un umano soggiogato dal consumismo in tutte le sue tentacolari forme. Un attacco che ha inferto durissimi colpi alle culture, alle tradizioni, alle religioni. Una penetrazione massiva che sta colpendo, da tempo, le giovani generazioni. Anche i cristiani. Anche il ceto medio musulmano. È un dato di fatto. Poi, ecco quel che non ti aspetteresti. Durante un’interrogazione sulla riforma protestante, allievi di fede islamica comprendono le questioni poste da Lutero dimostrando così una certa familiarità con le tematiche religiose di fondo. In quell’ora di scuola prende consistenza un’esperienza provocante che apre a domande, a un percorso di confronto fecondo


03 luglio 2026
Resistenza all’ideologia edonistica
di Pierluigi Castagneto

Quando Pasolini in un dibattito con Cesare Luperini e Amos Cecchi nel settembre 1975, pochi mesi prima di morire, diceva che “l’omologazione finora si presenta come distruttrice: la sua prima qualità e quella di distruggere dei modi di essere, delle qualità di vita, quelli che io chiamo dei valori, e quindi dei comportamenti”.
Per poeta, scrittore e intellettuale friulano la novità assoluta dell’epoca contemporanea era la grande diponibilità di prodotti che influendo sul vivere comune si trasforma in qualità dell’esistenza, per cui, “la grande quantità, il superfluo e l’ideologia edonistica” sono i criteri per cui gli uomini e le donne di tutte le latitudini vivono e spendono l’esistenza.
Negli anni Cinquanta e Sessanta il fenomeno si manifestò soprattutto nelle società avanzate e poi piano piano, coinvolgendo, dalla globalizzazione in avanti, più ampi strati della popolazione mondiale.  Gli analisti economici vedono questo cambiamento come un momento di progresso e i dati dicono che dagli anni ’90 del secolo scorso circa un miliardo di persone ha superato la soglia della povertà.
Come in un movimento continuo, allo stesso modo del XIX secolo, quando i contadini diventavano operai, così le persone delle comunità nazionali e locali, oggi si trasformano, per usare un’altra celebre espressione di Pasolini, in produttori e consumatori, cancellando culture, tradizioni e visioni del mondo. Il fenomeno è sotto gli occhi di tutti perché la standardizzazione dei comportamenti, delle mentalità e dei modi di vivere è evidente in tutti i continenti, perché la forza di penetrazione dei valori consumistici, individualisti e secolarizzati è mille volte superiore, grazie alle reti internet e alle grandi big tech che le dirigono. Oggi coinvolge anche vasti gruppi del ceto medio islamico che in certi paesi, grazie al forte fenomeno migratorio, sono già alla terza, quarta generazione. Le cronache e i media dedicano alla diaspora musulmana tanto spazio soprattutto quando si parla di reimmigrazione oppure quando l’Europa si è trovata davanti ai devastanti fenomeni jihadisti o alla segregazione femminile, ancora presente negli strati più tradizionalisti, come l’ultimo triste caso di Saman Abbas in Emilia Romagna.  La secolarizzazione edonistica però è pervasiva e influenza tutti, dalla cultura cristiana e oggi inizia a toccare vasti strati di quella musulmana.

I giovani musulmani e la necessità della salvezza

Con alcune differenze. Un’esperienza personale mi sembra significativa. Durante una interrogazione di storia che riguardava la Riforma protestante in più occasioni ho potuto constatare come il grande movimento religioso che nel XVI secolo, che coinvolse ampi stati delle popolazioni dell’Europa centro settentrionale fosse più comprensibile ai ragazzi musulmani che a quelli di religione cattolica.  In Lutero, per riprendere la questione in estrema sintesi, il rifiuto della dottrina delle opere e la rivalutazione della giustificazione per fede deriva dalla sua formazione teologica in cui il peccato è una realtà talmente incombente, che non può essere sconfitto dall’azione dell’uomo, dalle opere buone appunto. Solo la fede come dono di Dio può resistere al peccato. Ebbene mentre affrontavo queste tematiche risultava evidente che alcuni ragazzi musulmani sapevano destreggiarsi in modo più abile rispetto ai loro coetanei nostrani, perché il contesto culturale e religioso in cui crescono riesce ancora comunicare come l’umanità sia segnata dal peccato, della necessità della salvezza, di una vita ultraterrena e addirittura riescono a comprendere con sufficiente chiarezza anche il concetto cristiano di Grazia.

L’immunizzazione spirituale

Molti ragazzi italiani, pur dopo aver frequentato le parrocchie, aver fatto il percorso di formazione catechistica con la somministrazione dei sacramenti della confessione, eucarestia e cresima, sono oramai del tutto estranei all’antropologia cristiana e non riescono a capire se l’uomo è segnato dal peccato e abbia bisogno di un salvatore, per cui ormai “scristiani”, secondo la celeberrima espressione di Peguy, non comprendono più il contenuto essenziale della rivelazione cristiana.
Immersi in una visione totalmente secolarizzata in cui “l’io” è diventato il “dio” a cui sacrificare tutto, i giovani “moderni” (ma anche gli adulti), davanti alle difficoltà e al dolore abbassano disperatamente la testa, maledicono il destino e poi cercano di pensare ad altro il più velocemente possibile. Non sanno più invocare, come il naufrago che urla “salvami!”, perché non c’è più nessuno a cui chiedere
Bisogna anche aggiungere che parte delle comunità musulmane europee, pur riuscendo a mantenere vivi i valori religiosi, almeno per ora, riescono a resistere al secolarismo e i loro capi religiosi sono consapevoli di come i rischi dell’idolatria e il soddisfacimento edonistico di sé penetri le coscienze individuali.
Gli Imam che guidano le comunità religiose per reagire a quella che definiscono l’immoralità occidentale si affidano però alla cosiddetta immunizzazione spirituale, creando spazi sociali chiusi (scuole, moschee e centri culturali), promuovendo una rigida adesione alla pratica religiosa e reinterpretando i testi sacri per conciliare l’osservanza della fede con le leggi e il contesto sociale europeo.
Non è chiaro e forse il fenomeno non è ancora studiato in modo preciso, se la risposta sia all’altezza del compito, perché la fede mostrata tramite l’ostentazione del hijab o del niqab, le pratiche religiose collettive, la tradizione affermata come indiscutibile, la logica della separazione, i matrimoni stabiliti dai capifamiglia, siano adeguati ad arginare la cultura del materialismo pratico che ha già sconfitto il cristianesimo tradizionale. Come abbiamo costatato, grazie anche a una lezione di scuola, il confronto è appena iniziato.