La verità sotto attacco. E non è un’opinione
Oggi la realtà è dominata dal culto delle opinioni. Una vera e propria prova di forza che mira a ridurre a insignificanza la verità. Un problema serio. Perché a colpi di spallate potrebbe davvero finire precipitata. Stare dalla parte dell’umano significa attivare una presa di coscienza sull’origine antropologica di questa crisi
30 ottobre 2026
Editoriale
C’è un dato di fatto, anche se i dati di fatti oggigiorno contano quasi nulla, che produce nel mondo un diffuso stato confusionale: l’attacco alla verità. Oggi sembra proprio che non valga neppure la pena richiamarla in avvio di un tentativo di ragionamento: “Per la verità, …”.
Diciamoci la verità (accidenti, rieccola a indurci in tentazione) il suo è stato un lento e inesorabile declino fino a questo momento, ridotta a insignificanza. Ogni giorno che il buon Dio (Lui sì che ha una certa familiarità con la materia) manda sulla terra ecco puntuale la spallata alla verità. Spallate che le arrivano da tutte le parti. Se ben assestati potrebbe davvero che finisca precipitata.
Domina il proprio punto di vista
Diciamoci la verità (finché è ancora possibile) si sta sottovalutando le conseguenze che deriverebbero dalla sua violenta dipartita. Non è che il progressivo liberarsene stia regalando al mondo chissà quali meraviglie. L’aver coltivato le opinioni a scapito della verità ha generato la normalità del disaccordo. Della stonatura quotidiana. Dello scriteriato eretto a criterio. La guerra alla verità ha dato il là alla guerra in servizio permanente effettivo. E questa non è un’opinione per quanto il culto dell’opinione è responsabile della pratica dell’inimicizia. E quindi del conflitto.
Il mondo sembra proprio nelle mani di un circolo di professionisti dell’opinione (interessante sul tema Informazione Gad Lerner all’incontro al CMC su Magnifica humanitas)
I quali ricercano solo il proprio punto di vista. A ciascuno il suo e così si procede nel più normale corto circuito. E pensare che c’è stato un tempo dove aveva chance la ricerca della verità. Anche se non sono mai state rose e fiori. L’opinionismo diffuso e pervasivo per certi versi affonda (ma non è affondato) nella notte dei tempi.
Ad esempio Protagora, diciamo il sofista della prima ora, arrischiava un’espressione entrata poi nella pelle: «L’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono per ciò che sono, di quelle che non sono, per ciò che non sono». Secondo il filosofo Giovanni Reale, questa affermazione è la magna carta del relativismo occidentale. Ed è stata pronunciata quasi cinquecento anni prima di Cristo.
L’assenza di dialogo
L’impero dell’opinione è il tritacarne dell’umano. Perché chi la pronuncia la spaccia per verità evidentemente non avendo più alcuna frequentazione con la ricchezza che esprime il cammino di esperienza e di ricerca della verità. Ti senti dire, oppure dici: “Questa è la mia opinione”. E così il dialogo muore sulle labbra dell’interlocutore o sulle tue.
L’opinione è come un continuo guardarsi allo specchio per compiacersi.E quindi affermi qualcosa che non tiene minimamente conto della realtà che, evidentemente, ha molto a che fare con la verità. L’opinione oggi trova magnifico terreno fertile nei social network. Lì è un trionfo. Lì all’ennesima potenza si concretizza il dramma di questo tempo: il paradigma amico/nemico. Ecco perché la mentalità guerresca è molto dentro di noi anche se in effetti non andiamo fisicamente in trincea. Però è come se lo fossimo nel momento in cui facciamo della nostra opinione il criterio prevalente del nostro modo di pensare, di conoscere, di misurarci (nel senso di prendere le misure) con gli altri che sono il mondo.
«Possediamo forse qualcosa che non abbiamo ricevuto»
Il filosofo Hans Georg Gadamer, a proposito dell’enormità di questa questione, in Verità e metodo, alzava il livello e penetrava la contraddizione: «Ciò che viene in luce nella sua verità è il logos stesso, che non è né mio né tuo, e che perciò sta al di là di ogni opinare soggettivo degli interlocutori». Così si rimette in gioco la partita. Difficilissima eppure necessaria per stare dalla parte dell’umano e non per partito preso (che poi vale come un’opinione).
Se caldeggi la tua opinione costi quel che costi sei come dentro una bolla speculativa. Una bolla che si alimenta di consenso e avversa la libertà. Gli imperi, soprattutto gli imperi di questo tempo sconnesso pur sempre digitalmente connesso, si fortificano dispensando opinioni che non ammettono repliche. Nel mercato delle opinioni non c’è spazio per mettersi in discussione. L’assenza di verità è il luogo del falso. Un luogo anonimo, falò del disumano.
Sant’Agostino che sulle vicende dell’umano qualcosa ne sapeva ha scritto: «Possediamo forse qualcosa che non abbiamo ricevuto? E se l’abbiamo ricevuto, perché vantarci come se non l’avessimo ricevuto?».
Leggere e rileggere queste parole è già un atto di conoscenza che smonta le nostre intemerate assertive. Per la verità.