CARTE IN TAVOLA
Numero 98
30 ottobre 2026
Il tavolo è traballante. Le gambe faticano a sostenerlo in equilibrio per la troppa pressione. Il tavolo vive l’esperienza dell’equilibrio instabile. Così diventa ancor più urgente mettere sul tavolo carte credibili. La differenza sta nell’autorevolezza dei giocatori. Il che significa una cosa sola: carta canta. Questo mondo ferito e un po’ confuso merita finalmente un cambio di passo.
Ad esempio mettere le carte in tavola secondo la prospettiva della ricerca della verità. Perché farle calare perseguendo il metodo delle opinioni vuol dire che si gioca sporco, comunicano un senso di potenza sorretto da falsità, da opinioni erette a sistema. Nell’Editoriale ci si occupa proprio di tale deriva. Il dominio del circolo dell’opinione con la verità ridotte a irrilevanza, un metodo che traluce disprezzo per la conoscenza e sfiducia nell’altro. Metodo interpretativo che ha mostrato il suo volto nelle letture su fatti e misfatti degli ultimi week di violenza e devastazioni.
I contributi in questo numero di Alessandro Banfi e di Nicola Varcasia (che trae spunto dalla pubblicazione della seconda parte della tesi di laurea dello scrittore americano David Foster Wallace dal Titolo: Contro il fatalismo) sono totalmente all’interno della sfida del mettere le carte in tavola per avviare percorsi di ragionevolezza, di costruzione, di presa di distanza dalla rassegnazione.
Un uomo che ha giocato fino in fondo la sua partita a carte scoperte è stato l’ebreo tedesco Fritz Bauer, uomo di legge, riformista ed europeista convinto, personalità che nel secondo dopoguerra ha invitato i connazionali tedeschi a fare i conti per davvero con la propria responsabilità nell’ascesa e nel sostegno convinto al delirio programmatico del totalitarismo nazista. Enzo Manes si sofferma sulla sua autorevole figura da una recentissima biografia appena tradotta in italiano. Un’opera preziosa, provocante, scritta in modo appassionato, utile per non assecondare l’insidia pericolosa di un terribile ritorno all’antisemitismo nel trionfo nichilista dell’opinionismo. E poi due film, incredibilmente attuali. Il critico cinematografico Giancarlo Grossini si sofferma su Il Dottor Stranamore, capolavoro di Stanley Kubrick. È il racconto della presenza inquietante e distruttiva della bomba atomica. E di come il potere nella sua ansia di recare il massimo del danno finisce, per il suo innamoramento irragionevole verso quell’arma micidiale
Il secondo film è in fondo un richiamo alla nostalgia dell’Europa, alla debolezza ormai conclamata dell’Occidente. S’intitola: Fatherland. La trama si concentra sul ritorno nella patria tedesca del grande scrittore Thomas Mann dopo l’esilio forzato delle persecuzioni razziali naziste nei confronti del popolo ebraico. I pensieri, i dialoghi, la visione della realtà prendono vita nel viaggio di Mann con la figlia nei territori tedeschi di una Germania divisa. Ne parla, invitando caldamente alla visione, il critico Beppe Musicco di Sentieri del Cinema. Quando è cinema, concorre a mettere bene le carte in tavola specie in questo presente.
Buona lettura. E buona visione con le efficacissime, e piene d’interesse, illustrazioni di Francesca Beatrice Sedini